Rabbits: la trasposizione Lynchiana

01 venerdì 2018 visualizzazioni:

Quando si parla di David Lynch bisogna sempre decidere da che parte stare: il genio o il pazzo visionario, o per quel che mi riguarda entrambe.

E’ innegabile il fatto che ogni suo lavoro (che sia arte o cinema) trasmetta un forte senso di disagio, di desolazione e angoscia, ma è proprio questo il suo punto forte, una sorta di “presa di coscienza” su tutto ciò che ci circonda, per far meditare su quello che succede intorno a noi, sulla società in cui viviamo e sulle azioni che compiamo, volenti o nolenti.

Nel 2002 esce “Rabbits“, una serie di 8 cortometraggi della durata di 6min ciascuno: 3 personaggi in carne e ossa con la testa da coniglio, una sit-com a telecamera fissa, una stanza con un divano, 2 luci e la pioggia incessante di sottofondo.
Visibile solo su www.davidlynch.com e poi tolto, passato forse un po’ in sordina e ora riproposto in una versione rimasterizzata, una critica acuta alla televisione americana dove i suddetti conigli sono esseri liberi e pensanti, contro un media che tende ad addomesticare il pubblico, fanno battute che non fanno ridere e i classici applausi e risate da sit-com sono in differita rispetto al copione e quasi fastidiosi.

In una città senza nome, bagnata da una pioggia incessante, tre conigli convivono con un terribile mistero“, un mistero che non verrà mai rivelato, in perfetto stampo lynchiano l’arrovellarsi per trovare un senso, ma è proprio lì che vuole condurre: al pensare, al ragionare.

 

di Claudia Cuccu