Un “frullato di bellezza” per Gucci

24 febbraio 2017 visualizzazioni:

La sfilata autunno/inverno 2017-18 di Gucci, si è svolta per la prima volta nel nuovo Gucci Hub di via Mecenate o se vogliamo essere precisi, nella ex fabbrica di aeroplani Caproni; è la prima sfilata che unisce la collezione donna a quella dell’uomo.

Essere tra gli spettatori, significava assistere ad una sfilata di 119 «look» e di 119 attori, con 119 storie diverse.

Ma chi conosce Alessandro Michele, non dovrebbe stupirsi…Sebbene abbia lavorato a fianco di Frida Giannini, il suo modo di concepire la moda è diametralmente opposto; è vero,  prima ho lavorato per qualcuno che aveva un’estetica diversa dalla mi, ma lo facevo bene, duramente, fino in fondo. Ma il mio privato è sempre stato ricchissimo; fare qualcosa per me nasconde sempre la scusa di fare qualcosa di bello. Sento una profonda urgenza per la bellezza e per le cose che sono impossibili. E penso che questo sia quello che le persone oggi cercano dalla moda :”un frullato di bellezza”.

Questo, è quello che alla fine, sintetizza la sua ultima passerella, o meglio non passerella: un lungo tunnel fatto di vetrate trasparenti, dal sapore minimal-futurista, nel quale è sfilato il dna degli anni passati, mixato con la creatività e l’ironia del presente.

Come ha detto Michele in un’intervista: “utilizzo il passato come fosse una tavolozza per dipingere il contemporaneo”.

Nel tunnel, si passava con abile maestria, dai motivi floreali tipo tappezzeria mixati con il check inglese, dagli ombrellini parasole, propri della cultura giapponese ai pigiamini da neonato con il monogramma del brand, dagli intramontabili cappotti in cammello, fino alla provocazione dei calzettoni bianchi portati sopra le caviglie e messi in bella vista grazie ai jeans arrotolati . Outfit originali, a volte fuori dalle righe, un luogo di libertà dove regna l’immaginazione di sé e non il genere di appartenenza. Pezzi di quadri, lembi di lenzuola, parasoli giapponesi,strappi di tende, leoni e serpenti, amuleti e cianfrusaglie, damine e cacciatori, draghi e fate, soldati e castelli  per finire una tuta femminile di cristalli stroboscopici con canotta tagliata e shorts di jeans..insomma un monito dell’artista ad andare avanti, senza paure o remore. Un  invito ad essere progressisti.

Tra il pubblico c’erano come ambasciatrici del marchio Charlotte Casiraghi e al suo fianco Hari Nef, artista e modella trans, e poi ancora l’attrice Salma Hayek.

«Life is Gucci» come ha scritto Capitan sul retro di un bus milanese noleggiato dalla casa fiorentina, «la vita è Gucci». D’altronde per Michele il principio di non-contraddizione è «mortifero».

Concludiamo facendo in bocca al lupo a questo cavaliere “alchimista” sicure del suo successo.

Di Isabella Colombo

24/2/2017

 

 


 

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