Wanderlust: alla scoperta della malattia del viaggiatore

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La voglia di viaggiare e scoprire nuovi posti non è nuova nell’uomo e al giorno d’oggi sono molti quelli che si concedono una vacanza di tanto in tanto.
Se però da un lato c’è a chi bastano quei pochi giorni di relax per stare bene, dall’altro qualcuno vive la passione per il viaggio come qualcosa di molto più ossessivo e viscerale.
Quella voglia irrefrenabile di partire, di visitare posti ignoti, di scoprire nuove culture, esplorare il mondo ha un nome: sindrome di wanderlust.

Il termine pare derivi dal tedesco, dall’unione della parola Wandern, vagare, e Lust, desiderio.
Ed è proprio il desiderio di vagare alla base di quello che, secondo alcuni, è un vero e proprio gene. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Evolution And Human Behaviour, questa ossessione si ricollega ad una variante del gene D4, recettore della dopamina, ed è presente nel 20% della popolazione.

Che cosa vuol dire quindi soffrire di questa sindrome?
Alla base c’è un senso di irrequietezza, non si riesce a star fermi nello stesso punto. I pensieri continuano a vagare verso mete future, la valigia è sempre a portata di mano, i social pieni di foto di viaggi. Quello che vale di più per un wanderlust è un bene non materiale, ma emotivo, muoversi verso realtà sempre nuove per colmare la voglia di conoscenza.

Da un lato è difficile per chi vuole stabilirsi in un posto, dall’altro questo implica vivere sempre nuove avventure, conoscere persone e culture diverse.
Per essere una sindrome non è poi tanto male!

 

 

di Anna Ferro

5/10/2018