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La ricerca dell’amore: 1 italiano su 2 dice “sì” alle App e crede che la terapia psicologica sia la chiave per relazioni migliori

28 mercoledì 2024 visualizzazioni:

Le nuove tecnologie hanno rivoluzionato in modo significativo le dinamiche relazionali, ridefinendo il panorama degli incontri, offrendo nuove modalità di connessione e contribuendo a plasmare le vite sentimentali di ciascuno di noi.  

Per fare luce su questo scenario in costante evoluzione, il servizio di psicologia online e Società Benefit Unobravo ha recentemente realizzato un’indagine volta a offrire uno spaccato sulle prospettive e le abitudini degli italiani rispetto alle relazioni e al dating, specialmente quello online.

Condotto in sinergia con l’istituto di ricerca YouGov, il sondaggio ha visto il coinvolgimento di oltre 1.000 persone – di ambo i sessi, provenienti da ogni angolo della penisola e di diversa età anagrafica e status relazionale – a cui è stato chiesto di rispondere a un questionario di trenta domande.

Lo studio si iscrive nella campagna “Innamorati prima di te”, lanciata da Unobravo a San Valentino con l’obiettivo di incoraggiare le persone ad amare sé stesse e investire nel proprio benessere psicologico per potersi connettere in modo più autentico, sano e consapevole con gli altri. 


Sì alle App per 4 italiani su 10. A 1 su 4 è già capitato di fare “swipe”.

Il 37%, quasi 4 italiani su 10, è favorevole a conoscere nuove persone attraverso le App di dating. 

A oltre 1 su 4 (27%), è già successo di fare “swipe”, mentre il 10% non ha ancora avuto occasione di provare le App in prima persona, ma è intenzionato a farlo in futuro. 

Italiani e App: più relazioni serie e meno incontri occasionali. 

La principale motivazione che ha spinto gli user di App di incontri a provarle è la curiosità (51%), seguita dalla volontà genuina di conoscere persone nuove, anche senza una finalità romantica (41%).

Il 32%, quasi 1 su 3, è mosso dal desiderio di instaurare una relazione seria, mentre solo il 28% cerca incontri occasionali. Un dato molto interessante questo, che scardina lo stereotipo, un tempo molto diffuso, che le dating App siano strumenti orientati esclusivamente agli incontri superficiali ed evidenzia il ruolo sempre più significativo delle piattaforme digitali nella ricerca di connessioni più profonde.

Infine, il 23% degli utenti dice di rivolgersi alle dating App in cerca di compagnia e interazioni sociali per combattere la solitudine. 

“Swipe” right o left? Gli italiani valutano i potenziali partner oltre le foto. Importanti anche bio e interessi in comune.

Nello scegliere di connettersi con qualcuno sulle App di incontri, solo 1 su 5 (22%) dice di valutare i propri potenziali partner quasi esclusivamente in base alle foto presenti sul profilo. Per il 63%, invece, le immagini sono importanti, ma non un fattore decisivo: nella scelta vengono tenuti in considerazione anche altri aspetti, come la bio o gli interessi in comune. Infine, per 1 su 10 (10%), le foto giocano un ruolo del tutto marginale.

Dal “match” al “date”: più di 1 su 3 preferisce conoscersi meglio prima di organizzare un incontro dal vivo.

Solo l’1% degli utenti organizza sempre incontri dal vivo con i propri match, mentre per il 26% questo accade frequentemente, ma non sistematicamente. La maggioranza degli italiani, pari al 42%, raramente trasforma i “match” online in appuntamenti. Per un quinto degli utenti (20%), i “match” rimangono sempre confinati nell’ambito online e non si traducono mai in incontri di persona.

Tra coloro che utilizzano le App, il 30% ritiene che il passaggio dal “match” all’incontro dal vivo debba avvenire entro i primi sette giorni. Al contrario, il 36% preferisce attendere qualche settimana prima di organizzare un appuntamento, così da avere l’opportunità di chattare più a lungo e conoscere meglio l’altra persona. Questa tendenza è particolarmente evidente tra le donne (46% vs 30% uomini).

C’è, poi, chi si dimostra più impaziente: il 6% desidera incontrare il potenziale partner già il giorno stesso, mentre il 17% entro un paio di giorni. In controtendenza allo scopo di utilizzo delle App stesse, il 2% ritiene, invece, che la relazione debba rimanere esclusivamente online.

1 su 2 pensa sia possibile trovare l’anima gemella sulle App. 2 user su 5 lo hanno sperimentato in prima persona.

Quasi la metà degli italiani (46%) si dichiara aperta alla possibilità di trovare una relazione seria sulle App di incontri. Sono soprattutto i giovani della fascia 20-30 anni (62%) e 31-40 anni (58%) a scommettere sulle App di dating per la ricerca dell’anima gemella. Nonostante questa apertura e fiducia verso le App, il 72% degli italiani, potendo scegliere, preferirebbe comunque conoscere la persona ideale dal vivo piuttosto che online, specialmente gli over 50 (76%).

Tra coloro che frequentano le App di incontri, 2 su 5 (40%) hanno affermato di aver intrapreso una relazione duratura con una persona conosciuta attraverso tali piattaforme. Mentre al 32%, quasi 1 su 3, è capitato di conoscere qualcuno tramite i social media, con cui successivamente è iniziata una relazione romantica. Questi dati confermano l’impatto crescente delle App e del digitale nel favorire la nascita di legami affettivi significativi.

Swipe generation: gli incontri online sono considerati la nuova normalità da oltre la metà degli italiani.

Solo il 27% degli utenti ha riferito di aver subito giudizi negativi legati all’utilizzo delle App di incontri. La maggioranza degli user (63%) afferma, invece, di non essersi mai sentito giudicato negativamente. Di questi, il 32% ritiene che conoscere persone in rete sia una pratica ormai ampiamente sdoganata e accettata, mentre il 31% pensa che, sebbene il dating online sia oggi molto diffuso, alcuni preconcetti a riguardo ancora persistano. 

Oltre la metà degli italiani (55%) sostiene di non aver mai giudicato negativamente chi utilizza le App di incontri, con una percentuale ancora più alta tra i giovani della fascia di età compresa tra i 20 e i 30 anni (64%). Solo 1 su 10 (11%), ammette di aver espresso giudizi sfavorevoli in passato, ma di aver poi riconsiderato la propria posizione. Ancora una volta, è soprattutto la generazione più giovane a manifestare questa apertura, con il 17% tra i 20-30 anni e il 20% tra i 31-40 anni.

Dating online: sempre più sdoganato, ma esiste ancora qualche barriera.

Nonostante il dating online stia prendendo sempre più piede, ci sono, però, degli aspetti che, per alcuni, costituiscono ancora un freno nell’utilizzo delle App. Tra le preoccupazioni più diffuse figurano: la possibilità di incontri pericolosi (46%) e la mancanza di fiducia nella sincerità degli altri utenti (45%). Le donne sono significativamente più intimorite di fare incontri potenzialmente pericolosi rispetto agli uomini (54% vs 37%). C’è, poi, una buona fetta della popolazione che predilige gli incontri tradizionali faccia a faccia (32%), rispetto a quelli nati online. Altri ostacoli, particolarmente percepiti nella fascia di età tra i 20 e i 30 anni, includono: l’imbarazzo nel dover ricorrere alle App per conoscere nuove persone (32% vs 19% del totale), la paura di non essere all’altezza delle aspettative degli altri utenti (21% vs 11%) e la preoccupazione del giudizio da parte di amici e parenti (25% vs 10%). Anche la mancanza di tempo per gestire attivamente il proprio profilo è una problematica sentita da molti (8%).

Come vivono gli italiani il mondo complesso delle “emozioni 2.0”?

L’esperienza con le App di incontri può essere molto coinvolgente e far scaturire, in coloro che la vivono, una vasta gamma di emozioni, che possono spaziare dalla curiosità all’entusiasmo e, talvolta, includere anche sentimenti più complessi. Per quasi 1 su 3 (29%) il principale timore è quello di interfacciarsi con qualcuno che utilizzi un’identità falsa. Mentre, al 26% è capitato di provare delusione a seguito di incontri che non corrispondevano alle aspettative. Per 1 su 5, invece, le emozioni più complesse da gestire sono: la rabbia, che può insorgere quando il potenziale partner improvvisamente scompare (21%), la confusione nel decifrare segnali ritenuti misti o ambigui provenienti dai propri match (20%) e la frustrazione dovuta alla sensazione di perdere tempo (20%). Tra le altre emozioni difficili da gestire indagate, anche: il senso di inadeguatezza e il timore di non essere abbastanza interessante o attraente (19%), il disappunto per non aver ricevuto alcun messaggio dopo un appuntamento (18%) e il dispiacere, che può causare un calo dell’autostima, a seguito di un rifiuto (12%).

I nuovi fenomeni relazionali: ghosting, zombing, orbiting e breadcrumbing.

Sia che si tratti di relazioni nate online o nel mondo reale, è possibile che, a volte, si verifichino fenomeni che possono incidere sull’emotività e il benessere psicologico, come il ghosting, lo zombing, l’orbiting e il breadcrumbing. Questi comportamenti sembrano essere più diffusi tra i giovani, soprattutto nella fascia di età compresa tra i 20 e i 30 anni e i 31 e i 40 anni.

Il 41% degli italiani, più di 4 su 10, ha sperimentato almeno una volta il ghosting, un fenomeno che si verifica quando la persona con cui si sta intrattenendo una relazione interrompe bruscamente ogni forma di comunicazione, senza fornire una spiegazione. 

Solo poco più di un terzo degli intervistati (31%) ammette, invece, di aver inflitto questa pratica. La motivazione predominante dietro a questo fenomeno è la perdita di interesse. Il 43% dichiara, infatti, di ritenere il ghosting come il metodo più facile per concludere un rapporto. 

Anche il timore di un coinvolgimento eccessivo da parte dell’altra persona rispetto al proprio interesse rientra tra le ragioni principali che spingono a sparire all’improvviso (34%).

1 italiano su 3 (33%) dichiara, invece, di aver sperimentato lo zombing, che si verifica quando il partner, dopo aver attuato il ghosting ed essere sparito, riappare improvvisamente, sempre senza dare alcuna spiegazione.

L’orbiting – che si manifesta quando una persona mantiene una connessione online senza, però, impegnarsi in incontri dal vivo – è stato invece vissuto dal 28% degli italiani, con una prevalenza tra la popolazione maschile (33%).

Infine, per quanto riguarda il breadcrumbing, il 36% degli italiani dichiara di essersi trovato coinvolto in questa dinamica relazionale in cui il partner, attraverso l’invio sporadico di messaggi o attenzioni minime, mantiene alto l’interesse dell’altro senza, però, arrivare mai a impegnarsi appieno.

Relazioni migliori grazie alla terapia psicologica: ne è convinto 1 italiano su 2.

In un mondo in cui le tecnologie facilitano gli incontri e le connessioni, ma, al contempo, introducono nuove dinamiche e sfide, la consapevolezza emotiva, l’empatia e il rispetto reciproco emergono come strumenti fondamentali per navigare la complessità delle relazioni moderne e creare legami sani e autentici. 

In questo contesto, la terapia psicologica può costituire un valido alleato per la costruzione di rapporti più sani, funzionali e appaganti. L’indagine di Unobravo ha, infatti, rivelato che il 50% degli italiani ritiene che la terapia psicologica possa essere un valido supporto per stare meglio con sé stessi e, di riflesso, con gli altri. A pensarlo sono soprattutto le donne (56%) e i giovani della fascia 20-30 anni (63%) e 31-40 anni (60%).

Questa consapevolezza indica un crescente riconoscimento dell’importanza della salute mentale tra gli italiani e sottolinea una volontà diffusa di investire maggiormente nel benessere psicologico ed emotivo per favorire connessioni più profonde e significative.

Infine, delle 1045 persone intervistate da Unobravo, il 32% si è avvalso, almeno una volta nella vita, del supporto di uno psicologo. Dall’indagine è, inoltre, emerso che gli user di terapia usano maggiormente le App rispetto al resto della popolazione: il 40% di coloro che seguono o hanno seguito un percorso psicologico ha dichiarato, infatti, di utilizzare le App, contro il 27% della popolazione totale analizzata. Di questi, circa il 70% ha affermato che ricevere un sostegno psicologico li abbia aiutati ad affrontare in modo più positivo il dating online. In particolare, molti hanno segnalato di riuscire a gestire meglio situazioni emotive complesse, come delusioni, ghosting e orbiting (29%), di vivere il dating con più serenità e meno pressione (28%) e di provare meno ansia durante gli appuntamenti (22%).

Le relazioni rappresentano un aspetto imprescindibile della vita e possono contribuire in modo determinante alla crescita personale, al benessere e alla soddisfazione emotiva. Tuttavia, come qualsiasi altra dimensione della vita possono, talvolta, presentare delle complessità. In un’era in cui le tecnologie, quali le App di messaggistica, i social media e le piattaforme di dating, hanno ampliato in modo esponenziale le possibilità di connessione, le dinamiche relazionali si sono evolute e sono emerse nuove sfide. Affrontare questo scenario complesso può essere sfidante da un punto di vista emotivo. Coltivare la consapevolezza, l’empatia e il rispetto verso sé stessi e gli altri è fondamentale per poter dare vita a legami più gratificanti, che rispecchino la nostra autenticità, contribuendo al benessere emotivo di ognuno di noi. In questo contesto, la terapia psicologica offre un ambiente sicuro in cui addentrarsi alla scoperta di sé stessi e sviluppare una maggiore consapevolezza emotiva, ma anche riuscire ad entrare in relazione con gli altri in modo più funzionale e genuino. Con Unobravo, ad esempio, è possibile intraprendere percorsi di terapia online con professionisti specializzati in crescita personale e in ambito relazionale. Affiancati da uno psicologo, possiamo iniziare un percorso di auto-scoperta per approfondire la conoscenza di noi stessi, entrare in maggiore contatto con la nostra sfera emotiva. Ciò avrà un impatto significativo sulla relazione che abbiamo con noi stessi e, di riflesso, con gli altri”, ha dichiarato la Dottoressa Valeria Fiorenza Perris, Psicoterapeuta e Clinical Director del servizio di psicologia online Unobravo. 

di redazione digital

28/02/2024