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I capelli si siedono a tavola con noi: i consigli per nutrirli

19 martedì 2021 visualizzazioni:

I capelli si siedono a tavola con noi: perderli o nutrirli dipende da cosa mettiamo nel piatto

Il diradamento, l’indebolimento e la loro caduta, influenza ogni giorno il benessere di migliaia di persone.

Una buona prevenzione inizia dagli alimenti che consumiamo a colazione, pranzo e cena.

I capelli non sono solo un’appendice del nostro corpo. I capelli sono vivi. Respirano, crescono muoiono e rinascono. Hanno bisogno di nutrimento quotidiano. Mangiano il nostro stesso cibo. Anzi è una parte del corpo dove arriva meno afflusso di sangue, quindi hanno bisogno di avere nutrimenti di grande qualità. Una dieta inadeguata, squilibrata oppure priva di nutrimenti essenziali infatti incide sui nostri capelli e sul loro benessere, rendendoli visibilmente spenti opachi e fragili. In alcuni casi, la mal nutrizione, o un abuso del cosiddetto cibo spazzatura, può contribuire al loro indebolimento e alla conseguente caduta. E anche se ad ogni cambio di stagione si torna a parlare degli hairlook che faranno tendenza, è necessario ricordarsi che il benessere dei capelli non è solo un fatto di estetica. E’ importate seguire una beauty routine quotidiana, ma non basta.


 “ Sia per la pelle sia per i capelli la salute passa attraverso i cibi che mettiamo nel piatto – spiega il dottor Angelo Labrozzi, farmacista, collaboratore con l’Università di Chieti ed esperto nello studio della caduta dei capelli –  esistono 3 alimenti che mantengono in salute i nostri capelli: il salmone, importante fonte di Omega 3, favorisce il benessere del capello e della cute evitando che si disidrati, è ricco di vitamine del gruppo B, in particolare la biotina, che aiuta la ricrescita del capello, e contiene una buona dose di ferro, ingrediente che contribuisce al meccanismo che porta ossigeno ai nostri capelli e ai nostri tessuti; altro alimento da privilegiare sono le uova, consumandole una o due volte a settimana, possono nutrire i capelli e la cute, poiché contengono ferro e molte vitamine del gruppo B; il terzo alimento è la frutta, sia secca che fresca, in questo caso meglio se di stagione, come arance e kiwi, ricchi di vitamina C che rallenta l’invecchiamento del bulbo e la caduta dei capelli”.

Sebbene una corretta alimentazione e una vita sana siano due requisiti essenziali per la salute dei nostri capelli, tuttavia, in presenza di determinate patologie, carenze nutrizionali, periodi di forte stress o semplicemente di fronte al normale processo di invecchiamento, la sola dieta può non bastare.  E’ importante quindi ricorrere all’uso di integratori alimentari, che aiutano a mantenere in salute il cuoio del capelluto, compensano lo squilibrio di sostanze nutritive che altera il ciclo di crescita, supportano l’assorbimento di antiossidanti in grado di contrastare lo stress ossidativo e i radicali liberi che possono danneggiare i capelli. 

In questo ambito la scienza ha individuato che le sostanze che possono contribuire a ridurre la caduta dei capelli, presenti negli integratori, variano dalle 12 alle 14, “Attualmente in commercio sono presenti diversi integratori validi – afferma il dottor Labrozzi, ideatore del Metodo di Nardo – però per la mia esperienza molte volte sono sufficienti solo una parte di queste sostanze. Immaginiamo la capsula, al cui interno ci sono tutte le sostanze benefiche, come se fosse un carrello. Ne esistono di varie grandezze, in uno troppo piccolo non entra tutto ciò che serve, uno troppo grande hai difficoltà a passare tra le corsie, quindi a livello di capienza, l’ideale è il carrello medio. La stessa cosa vale per la capsula, se troppo grande, diventa difficile da ingerire. Ora Immaginiamo di poter decidere cosa inserire nel carrello, però, siamo vincolati dalla grandezza del carrello scelto. Pensiamo alle sostanze degli integratori come a dei palloni da calcio. Nel carrello possiamo metterne tre. Possiamo anche aumentare il numero dei palloni, però andrà diminuita la loro dimensione. Per farlo i palloni vanno trasformati in palline da tennis. Ma la quantità di ogni ingrediente cambia tra il pallone e la pallina. Questo per spiegare cosa accade quando in una sola capsula sono presenti tutte le sostanze, il dosaggio di ciascuna si abbassa e non permette di raggiungere il quantitativo necessario per avere l’effetto desiderato. Ciò nonostante, a causa di pubblicità ingannevoli, molte persone pensano che un integratore con più componenti sia più completo e quindi migliore. Invece è solo meno concentrato, quindi meno efficace.” 

Trattare il problema della caduta dei capelli con un approccio generalista, può essere pericoloso. Sicuramente ci sono fattori quali stress, alterazioni ormonali o del metabolismo, una errata alimentazione oppure lo sviluppo eccessivo di radicali liberi, che possano effettivamente influenzare negativamente la crescita del capello, portando inevitabilmente alla sua perdita. Ma ogni caso è a sé e come tale va considerato. “Partendo da tale presuppostoil Metodo di Nardo, ottenuto da studi, esperimenti ed evidenze scientifiche, prima di qualsiasi intervento prevede l’analisi della struttura e delle diverse fasi di crescita del capello così come delle sue abitudini quotidiane, al fine di capire le cause del deterioramento del cuoio capelluto e quindi provare a porvi rimedio con un integratore naturale specifico, senza ricorrere a interventi chirurgici invasivi e medicinali”, spiega il dott.re Labrozzi.

I capelli non hanno solo un valore ornamentale. La storia lo insegna. Celebre è la figura di Sansone che perdendo i suoi capelli, tagliati a tradimento da Dalila, viene privato della sua forza di semi dio. I capelli hanno un potere evocativo ed allegorico, sono simbolo di fertilità, virilità, sensualità. In alcuni popoli del passato, come gli antichi Greci, erano sinonimo di nobiltà, tant’è che agli schiavi e alle adultere veniva imposta la rasatura. I capelli possono incidere sulla nostra autostima, condizionando in maniera significativa il modo di relazionarci con noi stessi e con il prossimo. Infatti, un problema di caduta o un diradamento, possono generare sofferenza e senso di disagio. I capelli possono essere la proiezione del nostro inconscio e rappresentare un preciso stato emotivo, soprattutto nelle donne, che attraverso un nuovo look, taglio o colore, in molti casi esprimono il desiderio di cambiamento, di rottura con il passato, ed il passaggio da una nuova fase della vita. Esiste addirittura un fenomeno chiamato Breakup haircut, che fa coincidere la fine di una storia d’amore con un nuovo taglio di capelli. 


di Sofia D’Altrui

19/10/2021

Love Design® : torna in un’inedita edizione digitale il decimo appuntamento di AIRC e ADI all’insegna della ricerca e del design

18 lunedì 2021 visualizzazioni:

Il Comitato Lombardia di Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro presenta insieme ad ADI, Associazione per il Disegno Industriale, la decima edizione di Love Design®, iniziativa biennale che coinvolge il mondo del design a supporto della ricerca oncologica

L’appuntamento, dall’1 al 7 novembre 2021, riunisce un prestigioso parterre di aziende italiane in una manifestazione che, per il suo decimo anniversario, si rinnova e si trasforma in un evento digitale, divenendo così un’iniziativa di portata nazionale.
 
Il sito lovedesign.airc.it si trasforma in una prestigiosa vetrina con oltre 5.000 oggetti di design e di moda, attraverso cui i donatori potranno concorrere concretamente a finanziare tre borse di studio triennali per giovani ricercatori, ciascuna del valore di 75 mila euroL’iniziativa si conferma sempre di più come un momento di partecipazione sociale autentica e, insieme, occasione unica per ricevere a casa oggetti imperdibili, a condizioni del tutto particolari. 

A supporto dell’iniziativa personalità legate al mondo del design, della moda e dello spettacolo presteranno il loro volto per amplificare ulteriormente la risonanza del progetto: Antonio Aricò, Sarah Balivo, Clara Bona, Marco Castelli, Serena Confalonieri, Chiara Frigerio, Gnambox (Riccardo Casiraghi e Stefano Paleari), Tomas Ghisellini, Marco Guazzone, Paola Marella, Gilles Massè, Lucia Peraldo Matton, Gala Rotelli, Elena Salmistraro, Clara Soccini e Alberto Vanin. La campagna di quest’anno sarà interpretata dal fotografo Angelo Ferrillo, con la collaborazione della stylist Maria Gentile, che ritrarrà i soggetti all’interno della prestigiosa sede di IFOM, Istituto FIRC di Oncologia Molecolare: un centro di ricerca avanzata ad alta tecnologia dedicato allo studio della formazione e dello sviluppo dei tumori a livello molecolare, anche grazie al costante sostegno di AIRC

L’edizione 2021 ripropone inoltre la Lotteria Love Design®, che aveva già avuto uno straordinario successo durante la scorsa edizione, raccogliendo ulteriori fondi per la ricerca. L’estrazione finale avrà luogo domenica 7 novembre e sarà l’occasione per scoprire i vincitori dei 60 meravigliosi premi, tra i quali una Fiat 500, una Vespa 50 Sean Wotherspoon, soggiorni a Sirmione, accessori moda e casa, gioielli e molti altri ancora. Tutti i punti vendita dei biglietti disponibili su lovedesign.airc.it.
 
Molti testimonial, un Comitato Promotore costituito da brand del design e, per la prima volta, del mondo della moda, un’ampia presenza di aziende sostenitrici, tutti assieme riuniti in un nuovo format di Love Design unicamente digitale, con un comune importante obiettivo: finanziare tre borse di studio triennali, per rendere il cancro sempre più curabile.
 

di redazione digital

18/10/2021

Post partum: i cambiamenti che non ti aspetti e le soluzioni per superarli

17 domenica 2021 visualizzazioni:

Le nostre nonne la chiamavano “quarantena”, molto prima dell’arrivo del Covid. Ma era riferito al periodo in cui la neomamma riposava e non pensava ad altro che a riposarsi e ad allattare. Tutto il resto non contava: c’era sempre qualcuno che si occupava della gestione della casa, e magari degli altri figli. Ma sappiamo che non è più così. E per molte è motivo di vanto riprendere in fretta e furia tutte le attività di prima, pensando di essere cariche di forze e ormoni.
Ma non è così per tutte. INTIMINA ha voluto chiedere alla sua esperta alcuni consigli per superare i problemi legati sia all’umore sia a un indebolimento del pavimento pelvico.

BABY BLUES O DEPRESSIONE POST PARTUM?
La gravidanza è un periodo in cui i tuoi livelli ormonali sono alti e il tuo corpo si abitua a quello stato di cose. Quindi, quando partorisci, i livelli di ormoni diminuiscono improvvisamente, portando a cambiamenti di umore (grazie, estrogeni). Spesso la depressione post partum viene interpretata erroneamente come Baby Blues. In realtà il Baby Blues è una forma lieve di depressione post partum che coinvolge il 60-80% delle nuove mamme e la causa è dovuta a un improvviso calo di estrogeni (e altri ormoni, ma principalmente estrogeni). Questo calo degli ormoni è simile a quello che succede nel periodo premestruale, ma questa volta il calo è 100 volte superiore e spiega lo shock per il tuo corpo.
“Potresti sentirti ansiosa, confusa oppure lunatica come quando passi da uno stato di felicità a quello di un improvviso pianto. Può succedere dal 1° al 3° giorno dopo il parto e può durare da pochi giorni ad alcune settimane. Tutto questo è normale – precisa Alessandra BITELLI, woman empowering coach – e di solito scompare da solo e non è necessario alcun trattamento. Ma per il 20%, alcuni casi di baby blues possono progredire fino a una depressione post partum soprattutto quando manca il sostegno dei cari o se la donna non spiega cosa le sta succedendo. Ecco perché è fondamentale rimanere in contatto con i propri sentimenti, comunicarli e sapere quando far intervenire un aiuto esterno da un esperto”.

NE SOFFRE 1 DONNA SU 7: COME TORNARE COME PRIMA
I quaranta giorni dopo il parto rappresentano il momento più critico in cui una donna può sviluppare la depressione post partum e questo periodo è associato a un rischio tre volte maggiore di depressione. Circa 1 donna su 7 sviluppa depressione post partum, ma questo numero potrebbe essere superiore, visto il numero di puerpere che non contattano mai il medico e soffrono in silenzio. Si verifica più comunemente nelle madri adolescenti, madri di bambini prematuri e madri che vivono nelle aree urbane.
“I sintomi della depressione post partum sono gli stessi della depressione “classica”: umore depresso, perdita di interesse, difficoltà a dormire, sensi di colpa e ansia etc. La differenza importante è che si manifestano entro quattro settimane dalla nascita. Non è raro neppure che questi forti sbalzi d’umore facciano perdere l’interesse per il proprio figlio. La cosa più importante è riconoscere che qualcosa ti sta succedendo e cercare aiuto di conseguenza. La cosa più importante – prosegue BITELLI – è parlarne e chiedere aiuto. Condurre una vita sana (mangiare sano, dormire a sufficienza, evitare lo stress) può aiutarti a mantenere un rapporto sano e positivo con te stesso. È perfettamente normale avere dubbi, paure e ansie, ma è necessario parlare di quei sentimenti con le persone che ami e fiducia. Se ritieni che il supporto che ricevi da loro non sia sufficiente, puoi sempre cercare assistenza medica. Ricorda che la depressione post partum può capitare a chiunque e che non devi affrontarla da sola.

COME CAMBIA IL PAVIMENTO PELVICO, PRIMA E DOPO IL PARTO
Durante la gravidanza, le articolazioni e i legamenti si allungano per fare spazio al bambino, quindi i muscoli del pavimento pelvico assumono più carico per supportare questi cambiamenti. Ma gli effetti di queste variazioni temporanee sono estremamente importanti perché supportano la vescica, l’intestino e l’utero e spesso vengono trascurati.
Durante il parto, se vaginale, i muscoli del pavimento pelvico si allungano circa 3,5 volte la loro lunghezza normale. Se invece è cesareo, è il taglio chirurgico ad avere impatto su questi muscoli.
“Questo spiega perché questi muscoli devono essere ben coordinati. I muscoli – prosegue BITELLI – devono sapere come rilassarsi e allungarsi durante il parto e contrarsi per fornire una buona stabilità. Quindi, l’attenzione non dovrebbe essere solo sulla forza, ma anche sulla coordinazione. Questi muscoli devono essere in grado di contrarsi, rilassarsi e allungarsi per funzionare bene”.

COME CAPIRE QUANDO IL PAVIMENTO PELVICO SI È INDEBOLITO
Per capire se è arrivato il momento di rinforzare il pavimento pelvico, è utile monitorare quando insorgono questi segnali:

  • incontinenza urinaria da sforzo (perdite con tosse, starnuti, risate, salti, corse)
  • dolore durante il rapporto sessuale
  • dolore pelvico
  • dolore pelvico rimanendo seduti
  • dolore al coccige
  • stitichezza

ESERCIZI DI KEGEL POST PARTUM: QUANDO E COME

“Non esiste un’indicazione valida per tutte le neomamme su come rinforzare il pavimento pelvico, tenendo conto che gli esercizi di Kegel non sono l’unica risposta. È sempre utile consultare un esperto per decidere il percorso da intraprendere I miglioramenti si vedono già dopo pochi mesi, ed è consigliabile continuare un allenamento costante. È altrettanto importante mantenere anche una buona alimentazione ricca di liquidi e fibre – conclude BITELLI – evitando così di sforzi eccessivi della muscolatura a livello intestinale: una forte pressione sul pavimento pelvico può indebolire la muscolatura ed essere controproducente anche per l’attività sessuale”. 

Per eseguire gli esercizi di Kegel, possono essere d’aiuto i dispositivi intelligenti che fungono da allenatori personali” (KegelSmart™) del pavimento pelvico. Sono in grado di registrare il tono del pavimento pelvico e scegliere automaticamente il livello degli esercizi, con un programma semplice e guidato dalle vibrazioni

di Sofia D’Altrui

17/10/2021

#Today Giornata Mondiale dell’Alimentazione. Fame e crisi climatica

16 sabato 2021 visualizzazioni:

Save the Children, una combinazione letale per migliaia di bambini. La metà dei bambini malnutriti vive in paesi minacciati dall’emergenza clima.

Emergenza fame per 5,7 milioni di bambini sotto i 5 anni. Uno su tre al mondo è malnutrito e ogni 15 secondi un bambino muore a causa della mancanza di cibo. La crisi climatica sta contribuendo a peggiorare la più grave emergenza alimentare del 21esimo secolo.

Circa la metà dei bambini malnutriti è anche vittima delle conseguenze della crisi climatica e i decenni di progressi fatti nella lotta contro la fame e la malnutrizione rischiano di essere minati dall’impatto dell’emergenza climatica. Questo è quanto emerge da una nuova analisi di Save the Children – l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro – alla vigilia della Giornata Mondiale dell’Alimentazione.

Nel mondo sono circa 5,7 milioni i bambini sotto i cinque anni che sono sull’orlo della fame, oltre il 50% in più rispetto al 2019. Ogni anno muoiono oltre 5 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni e la malnutrizione continua a contribuire al 45% di questi decessi.  Oltre 2 milioni di bambini muoiono dunque ogni anno anche a causa della malnutrizione, 1 ogni 15 secondi. Le aree del mondo in “emergenza fame” sono sempre più ampie e diffuse e nel mondo oltre 40 milioni di persone sono a livelli di insicurezza alimentare di “crisi” o di “emergenza”.

Ad esacerbare una situazione già drammatica si aggiungono le conseguenze della crisi climatica che rappresentano un’ulteriore minaccia per i bambini già vittime di malnutrizione e fame. Difatti, anche se l’86% delle emissioni globali di CO2 è responsabilità dei paesi più ricchi, i paesi più colpiti dalla crisi climatica sono quelli a basso e medio reddito e i bambini che vivono in queste aree e nelle comunità più svantaggiate saranno colpiti prima e più pesantemente, perché sono i più esposti alle malattie trasmesse dall’acqua, alla fame e alla malnutrizione, e vivono in alcuni casi in abitazioni precarie o più fragili e vulnerabili in caso di inondazioni, cicloni e altri eventi climatici estremi. 

Gli effetti del cambiamento climatico colpiscono spesso e con sempre più violenza le comunità più povere.  Oltre l’80% delle persone che si trovano in una condizione di insicurezza alimentare, povertà o che abitano in aree con conflitti in corso, vivono anche in paesi dove sono estremamente frequenti catastrofi naturali. Quasi 2 miliardi di persone, poco meno di un quarto della popolazione mondiale, vivono in aree che soffrono di carenza idrica e si prevede che questo numero crescerà fino a raggiungere circa la metà della popolazione mondiale entro il 2030.

Si stima che 710 milioni di minori vivano nei 45 paesi a più alto rischio di subire l’impatto del cambiamento climatico. Inondazioni, siccità, uragani e altri eventi meteorologici estremi avranno un impatto particolarmente profondo sui bambini vulnerabili e sulle loro famiglie. I più piccoli, ad esempio, rischiano di soffrire la carenza di cibo, malattie e altre minacce per la salute, come la scarsità o l’innalzamento del livello dell’acqua o una combinazione di questi fattori. Secondo un recente rapporto di Save the Children, ad esempio, i bambini nati nel 2020 sono esposti 7 volte in più rispetto ai loro nonni a ondate di calore, 2,6 volte in più alla siccità, 2,8 alle inondazioni, 3 volte alla perdita dei raccolti e al doppio degli incendi devastanti.

Inoltre, nei paesi colpiti dalla crisi climatica sono molti i casi di rachitismo, che colpiscono nei casi più gravi, un bambino su due, con effetti devastanti e danni irreversibili sullo sviluppo fisico e cognitivo del bambino o rendendoli più vulnerabili a malattie e infezioni. Per molti anni la riduzione dei livelli di rachitismo è stata una priorità per molte ONG ma Save the Children è profondamente preoccupata che decenni di progressi siano vanificati dagli effetti della crisi climatica.

“Dal Burundi all’Afghanistan, dal Mozambico allo Yemen, stiamo assistendo a milioni di bambini che da troppo tempo soffrono di malnutrizione. Molti di questi paesi sono in emergenza alimentare: le persone sono costrette a mangiare insetti per sopravvivere e a riempirsi lo stomaco con fango e argilla pur di non morire di fame. Dobbiamo agire subito per far fronte alla crisi alimentare e alle sue cause più profonde”, ha affermato Yolande Wright, Direttrice Povertà e Clima di Save the Children International. “I bambini denutriti stanno già risentendo degli effetti a lungo termine sulla loro salute e sul loro benessere, senza considerare le future conseguenze devastanti che avrà il cambiamento climatico sulla loro vita. Dobbiamo porre fine a fame e crisi climatica, ma dobbiamo farlo subito. La comunità internazionale deve agire ora per proteggere milioni di bambini dalla malnutrizione e dalla crisi climatica, sia durante la COP26 sia durante la Nutrition for Growth, un’opportunità fondamentale per donatori e governi per intensificare l’urgente impegno necessario per affrontare questa crisi”.

Nei paesi più a rischio a causa della crisi climatica, secondo l’analisi dell’Organizzazione, il più alto tasso di bambini che soffrono di rachitismo si registra in Burundi (54%), dove negli ultimi anni più di 100.000 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case a causa dei disastri naturali dovuti soprattutto all’innalzamento del Lago Tanganica. Seguono ilNiger con il 47% dei bambini, Yemen (46%), Papua Nuova Guinea (43%), Mozambico (42%) e il Madagascar (42%) che sta affrontando la peggiore siccità degli ultimi 40 anni, causata da anni di scarse piogge e intensificata da tempeste di sabbia e invasioni di locuste. Nel Paese un bambino su sei al di sotto dei 5 anni soffre di malnutrizione acuta e nei sei distretti più colpiti la percentuale sale a un bambino su quattro. In Afghanistan, che già prima dell’avanzata dei talebani era il secondo paese a livello globale per numero di persone colpite dall’emergenza fame e malnutrizione, si stima che entro quest’anno la metà dei bambini al di sotto dei 5 anni nel Paese è a rischio di malnutrizione acuta e avrà bisogno di trattamenti specifici per poter sopravvivere. 

Save the Children, che sta finanziando e implementando programmi a lungo termine in tutto il mondo per combattere la malnutrizione e l’emergenza climatica e sta rispondendo alla crisi alimentare globale, chiede ai governi donatori di finanziare urgentemente il Piano di Risposta Umanitaria Globale e i numerosi altri piani di risposta umanitaria ancora sottofinanziati, e di sostenere l’aumento dei programmi di protezione sociale e dei servizi per l’infanzia. L’Organizzazione esorta i donatori a dare priorità agli aiuti e all’assistenza umanitaria tramite denaro e voucher, all’assistenza alla salute e ad altri aiuti essenziali per le famiglie.

Infine, per limitare l’impatto del cambiamento climatico sulla vita di milioni di bambini, l’Organizzazione chiede di rispettare il limite dell’aumento della temperatura a 1,5 gradi, anche attraverso la rapida eliminazione dei combustibili fossili; aumentare i finanziamenti per il clima per supportare l’adattamento di bambini e comunità alla crisi climatica; ascoltare la voce e le richieste dei bambini e garantire i loro diritti in merito alla questione climatica; investire in strumenti di supporto per i bambini e le famiglie minacciati dalla crisi climatica. 

di redazione digital

16/10/2021

Sette giorni da Màt: dal 16 al 23 ottobre la Settimana della Salute Mentale

15 venerdì 2021 visualizzazioni:

Oltre 100 eventi per raccontare il disagio psichico ai tempi della pandemia

al 16 al 23 ottobre 100 incontri, approfondimenti, spettacoli ed eventi a Modena e nei Comuni della provincia per affrontare il tema della salute mentale: Màt è la più grande manifestazione corale in Italia dedicata a un aspetto spesso dimenticato. Focus dell’undicesima edizione sono gli effetti psicologici e sociali legati alla pandemia. Secondo Fabrizio Starace, psichiatra direttore del Festival e del Dipartimento di salute mentale e dipendenze patologiche dell’Azienda Ausl di Modena, nonché Componente del Consiglio Superiore di Sanità: “E’ un momento importante per rilanciare nel nostro Paese il sistema sanitario pubblico e, al suo interno, il sistema di cura per la salute mentale. Obiettivo di Màt è superare lo stigma e il pregiudizio legati alla malattia mentale”

I dati sulla salute mentale degli Italiani mostrano un aumento di almeno il 30% delle persone con disturbi psichici e psichiatrici rispetto all’epoca pre-covid: è l’effetto della pandemia che, oltre a pesare sulle strutture sanitarie, ha avuto un impatto sulle persone, dai più giovani ai più anziani, facendo crescere di conseguenza anche la pressione sui centri di salute mentale. Per accendere i riflettori sull’importanza di garantire il diritto alla salute mentale, per tutti e ovunque – a maggior ragione in un momento come quello attuale – torna Màt, la settimana dedicata alla salute mentale, a Modena dal 16 al 23 ottobre (http://www.matmodena.it/). 

Questa edizione vede la presenza di tutti i Dipartimenti di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche dell’Emiia-Romagna, in collaborazione con oltre 100 associazioni di volontariato e realtà del territorio, Màt racconta l’universo della malattia mentale e di chi se ne prende cura quotidianamente con un programma ricco ed eterogeneo di dibattiti, conferenze, eventi artistici e culturali che si svilupperà su tutti i distretti della provincia di Modena, a pochi giorni di distanza dalla Giornata Mondiale della Salute Mentale del 10 ottobre.Promossa dall’Azienda USL di Modena e organizzata da Arci Modena, la manifestazione è realizzata grazie al contributo – per il sesto anno consecutivo – di Fondazione di Modena, che promuove progetti innovativi capaci di garantire un sostegno più efficace alle persone in condizione di vulnerabilità, e di BPER Banca, che da questa edizione ha scelto di abbracciare il progetto. Màt è sostenuta anche da Coop Alleanza 3.0.La Settimana della Salute Mentale coinvolge a fianco delle istituzioni pubbliche, le associazioni di volontariato, la cooperazione sociale e i gruppi informali di cittadini attivi: la manifestazione è gratuita e aperta a tutti. L’Italia – considerata dall’OMS punto di riferimento per la deistituzionalizzazione, la chiusura dei manicomi e l’attivazione di una rete di servizi territoriali – presenta ancora numerose criticità rispetto all’assistenza alle persone con disturbi mentali: sono circa 830 mila le persone seguite dai DSM, ma l’Istat stima in oltre 3 milioni gli adulti, con diversi gradi di disagio, che necessitano di presa in carico. “Il mondo della salute mentale vive già da anni una sorta di paradosso: a fronte di una domanda crescente di intervento si ha una riduzione lenta ma progressiva delle capacità di risposta” – sottolinea Fabrizio Starace, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche dell’AUSL di Modena e Componente del Consiglio Superiore di Sanità. L’analisi di quello che è accaduto in questi ultimi mesi offre un’opportunità decisiva, forse irripetibile, per rilanciare nel nostro Paese il sistema sanitario pubblico e, al suo interno, il sistema di cura per la salute mentale. “Come avvenne alla fine degli anni ’70 con la legge 833 e con la legge 180 che l’aveva preceduta, anche in questo caso l’obiettivo è la progettazione e costruzione di un nuovo welfare di inclusione, riprendendo e attualizzando i princìpi di quella grande stagione di riforme – prosegue Starace – L’undicesima edizione di Màt vuole dare concretezza a un dibattito che troppo spesso rimane solo teorico e dà ampio spazio alle esperienze che valorizzano i temi della comunità, del territorio, della domiciliarità: queste sono le parole chiave per un significativo rinnovamento della cultura e dell’offerta assistenziale, a beneficio delle persone con esperienza di sofferenza mentale e degli operatori dei servizi. La persona, con un nome e un volto unico e irripetibile, portatrice di esigenze e diritti, diviene soggetto protagonista del proprio percorso di cura e non passivo oggetto di interventi”.Il programma: alcune anticipazioni

Mat 2021 prende il via sabato 16 ottobre e prosegue per una settimana con oltre cento appuntamenti, la maggior parte pensati in presenza e trasmessi anche in diretta streaming. A breve l’intero programma sarà disponibile online su http://www.matmodena.it/.I seminari, incontri e convegni approfondiscono la salute mentale nei diversi ambiti: il 18 ottobre, in dialogo con due protagonisti della salute mentale italiana ed internazionale, Benedetto Saraceno e Franco Rotelli, che presenteranno i libri “Un virus classista” e “Quale Psichiatria?”; il corpo, con il body-shaming e il disagio psichico che ne deriva (“Liberi dall’apparire: body shaming, pratica quotidiana di esclusione inconsapevole”; 19 ottobre in collegamento da Finale Emilia, a cura del Centro di Salute Mentale di Mirandola, Cooperativa sociale Gulliver, Liceo Morando Morandi); gli adolescenti e la scuola, chiusa a marzo 2020 e mai davvero riaperta, con allarmanti ricadute sullo stato di salute psicofisico delle giovani generazioni (“Emergenza psicologica e pedagogica: le conseguenze della gestione della pandemia nei minori”, 22 ottobre a Modena, a cura di Priorità alla Scuola Modena, Associazione Idee in Circolo); il lavoro e la promozione di un dialogo multidisciplinare (“Lavoro e salute mentale ai tempi della pandemia: integrazione, sfide, strumenti, criticità”, 20 ottobre convegno online, a cura di Consorzio Solidarietà Sociale, Associazione per la Ricerca in Psichiatria); l’importanza del supporto tra pari grazie agli ESP, detti anche facilitatori sociali o peer supporter, ovvero persone che hanno attraversato un disagio psichico e successivamente hanno iniziato un percorso di consapevolezza, di ben-essere e di empowerment con le proprie problematiche e sono ora disponibili ad affiancare altre persone in difficoltà, ossia a offrire il proprio “sapere esperienziale” nell’assistenza e nel contatto con altri utenti (“Il ruolo dell’Esperto in Supporto tra Pari (ESP) nella salute mentale: l’importanza della costruzione della rete tra servizi per lo sviluppo e il riconoscimento di questa nuova figura professionale”, 20 ottobre a Modena, a cura di Centro Servizi del Volontariato Terre Estensi, Associazione Idee in Circolo, Social Point Progetto di Inclusione Sociale del DSMDP di Modena, Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche Ausl Bologna, Reggio Emilia e Modena). Il teatro può essere uno strumento terapeutico di grande efficacia, come dimostrano i diversi spettacoli – realizzati grazie al contributo di BPER Banca, da sempre impegnata a sostenere iniziative culturali che favoriscono l’inclusione e la riduzione delle disuguaglianze sociali – dove gli attori sono proprio i pazienti (“Personale, sabbiosa, imminente”, 17 ottobre a Nonantola, a cura di Comunità Terapeutica Casa San Matteo Ceis A.R.T.E; “Teatro, amore e fantasia”, 19 ottobre a Modena, a cura di Compagnia Teatrale “Diurni&Notturni”: protagonisti sono dodici pazienti-attori, con le loro riflessioni sul teatro, sui pensieri e le emozioni durante il lockdown; “Svegliarsi in un sogno”, 18 e 20 ottobre Bomporto: per desiderio degli stessi interpreti dello spettacolo – a cura di Teatro delle Benz, Centro Salute Mentale Castelfranco Emilia, Associazione Teatrale Piccole Luci Onlus – il tema centrale è l’effimero universo onirico e i diversi significati attribuibili al concetto di “sogno”). Le compagnie regionali che operano con i Dipartimenti di Salute Mentale della Regione Emilia-Romagna hanno interrotto la propria attività causa pandemia solo per poco: hanno poi reinventato luoghi e forme per continuare e fare cultura. Fare teatro ha consentito di affrontare le nuove paure ed incertezze, in certi casi anche perdite dolorose e di ripensare il presente con l’arte (gli stati generali su teatro e salute mentale in Emilia-Romagna sono al centro dell’incontro “Teatri della salute mentale: un’opportunità di recovery e di cambiamento culturale”, 23 ottobre ore 14.30 a Modena, A cura di Progetto Coordinamento Teatro e Salute Mentale con la partecipazione dei promotori del Protocollo Regionale Teatro e Salute mentale).Numerosi gli appuntamenti musicali, tra cui un reading musicale che affronta il tema della libertà e dei diritti individuali partendo da narrazioni di donne che corrispondono a tre fasi della storia della psichiatria: dall’internamento in manicomio, alla “libertà” intesa come uscita dalla istituzione totale e infine ai percorsi di recovery (“5000 Rose”, 17 ottobre, Modena, a cura di Associazione Amici della Musica); a Màt approda anche la performance artistica di Nicolas Cunial, dove poesia e musica elettronica si fondono per ricreare un contrasto: tra chi soffre di un disturbo mentale e vorrebbe comunicarlo e chi gli sta attorno rivelandosi però umanamente sordo (“Black in/Black out: spettacolo di poesia con musica di Nicolas Cunial ed esibizione dei ragazzi del Laboratorio Hip-hop di Insieme a Noi”, 22 ottobre, Modena, a cura di Associazione Insieme a Noi ODV).Gli eventi letterari spaziano da un ciclo di incontri per capire come in ambito letterario venga trattato il tema della salute mentale (a cura di Associazione Culturale L’asino che vola), a reading teatrali come quello del romanzo di Stefano Redaelli “Beati gli inquieti” (23 ottobre, Modena, a cura di Associazione Culturale “Il Leggio”), a presentazioni di libri (come quelle a cura della Collana 180, il 18 ottobre a Modena).Sei le mostre proposte, da quelle fotografiche (come la mostra “Oltre. Guardare altriMenti”, a cura di Neuropsichiatria Infantile Area Sud Vignola-Sassuolo, la cui finalità è far conoscere il mondo della disabilità infantile attraverso la bellezza e l’empatia svelata dalle foto) a quelle artistiche (come “Coraggiosamente” a Vignola, un’esposizione di sagome a grandezza naturale realizzate presso il CSM e il Centro Diurno Il Gelso ed esposte nelle vetrine dei centri storici). Anche il cinema promuove una cultura di inclusione, di sensibilizzazione e di lotta al pregiudizio: il concorso di cortometraggi “Meglio Matti che Corti”, alla settima edizione, indaga il mondo della salute mentale e le storie di chi lo vive: il bando ha ricevuto quest’anno film provenienti da tutto il mondo, tra i quali sono stati selezionati gli 8 finalisti che saranno visibili in una serata “post Màt” (12 novembre a Modena). Questa undicesima edizione si svolge nel rispetto delle norme anti covid: la partecipazione alle varie iniziative sarà possibile previa prenotazione e fino ad esaurimento posti disponibili.  Alcuni incontri in presenza saranno contemporaneamente trasmessi in diretta streaming su Facebook e YouTube per allargare la comunità della settimana della Salute Mentale oltre i confini della provincia di Modena e consentire a tutti di condividerne i contenuti. Il programma completo di tutti gli incontri sarà presto disponibile online su http://www.matmodena.it/  I dati a livello nazionaleSecondo il Rapporto sulla Salute Mentale* del Ministero della Salute gli utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici sono 826.465 (mancano i dati della P.A. di Bolzano), con il 54,3% dei casi di sesso femminile, mentre l’età media riflette l’invecchiamento della popolazione generale con il 68,7% di pazienti al di sopra dei 45 anni. In entrambi i sessi risultano meno numerosi i pazienti al di sotto dei 25 anni mentre la più alta concentrazione si ha nelle classi 45-54 anni e 55-64 anni (45,8% in entrambi i sessi). Per quanto riguarda le patologie, i tassi relativi ai disturbi schizofrenici, ai disturbi di personalità, ai disturbi da abuso di sostanze e al ritardo mentale sono maggiori nel sesso maschile rispetto a quello femminile, mentre l’opposto avviene per i disturbi affettivi, nevrotici e depressivi. In particolare per la depressione il tasso degli utenti di sesso femminile è quasi doppio rispetto a quello del sesso maschile (28,7 per 10.000 abitanti nei maschi e 48,6 per 10.000 abitanti nelle femmine). Le prestazioni erogate nel 2019 dai servizi territoriali ammontano a 10.944.849 con una media di 14,2 prestazioni per utente. Complessivamente il 75,8% degli interventi è effettuato in sede, l’8,6% a domicilio e il resto in una sede esterna. Gli operatori prevalenti sono medici (34,1%) e infermieri (42,6%).  Màt è un progetto dell’Azienda Usl di Modena con l’organizzazione di Arci Modena e il patrocinio di Regione Emilia-Romagna, Provincia di Modena, Comune di Modena, Unimore; la manifestazione è realizzata grazie al sostegno di Fondazione di Modena, BPER Banca, Coop Alleanza 3.0, CSM dei Comuni della Provincia di Modena, Regione Emilia – Romagna, oltre 100 associazioni di volontariato, di promozione sociale e dei famigliari degli utenti. 

di Sofia D’Altrui

15/10/2021

Saul Steinberg Milano New York

14 giovedì 2021 visualizzazioni:

Presentata oggi alla stampa, insieme alla mostra Raymond Depardon, La vita moderna, l’attesissima  mostra dedicata a Saul Steinberg (1914-1999), un progetto Triennale Milano e Electa, a cura di Italo Lupi e Marco Belpoliti con Francesca Pellicciari. Il pubblico potrà visitarla da domani venerdì 15 ottobre 2021 fino al 13 marzo 2022. Un omaggio che Milano doveva al grande artista, che ha dedicato molte delle sue opere di tagliente intelligenza alla città in cui ha soggiornato negli anni di formazione.

L’allestimento al primo piano di Triennale nella Curva, punto privilegiato del Palazzo delle Arti, è disegnato da Italo Lupi, Ico Migliore, Mara Servetto in dialogo sensibile con l’architettura. Un’esposizione ricca di disegni a matita, a penna, a pastello; opere realizzate con timbri e ad acquerello, maschere di carta, oggetti/sculture, stoffe, collages, a documentare la intensa e multiforme attività artistica di Steinberg. Ad accompagnare le opere, un’ampia selezione di apparati documentali e fotografici, utili per una più attenta comprensione della vita dell’artista, nonché una scelta accurata di riviste e libri originali, che – a partire dalle famose copertine del “The New Yorker” – hanno accolto alcuni dei contributi più significativi di Steinberg. 


350 prestiti circa, provenienti da importanti istituzioni, quali la Saul Steinberg Foundation, il Jewish Museum e la Hedda Sterne Foundationdi New York, il Museum of Fine Arts di Boston, nonché da collezionisti e amici di Steinberg, in Italia e all’estero.In questa occasione, verrà inoltre mostrata in anteprima parte dell’importante donazione di opere dell’artista che la Biblioteca Nazionale Braidense ha recentemente ricevuto dalla Saul Steinberg Foundation. La mostra si inserisce nel percorso che Triennale sta portando avanti su alcuni protagonisti della cultura del Novecento che da Milano hanno sintetizzato un’estetica e una visione del progetto che ha poi avuto influenze in tutto il mondo.

Una serie di esposizioni monografiche che restituiscono la grandezza di figure complesse, facendo emergere nuove chiavi interpretative e superando facili etichette e inquadramenti. Saul Steinberg Milano New York in Triennale prende spunto proprio dagli anni di formazione dell’artista a Milano (1933-1941)  per fornire una prima testimonianza del suo rapporto con l’Italia in generale oltre che con Milano in particolare. Senza però tralasciare anche altre città – reali, come Venezia o Carpi, oppure immaginarie, frutto di straordinari pastiches di paesaggi urbani composti da cupole romane e fantasie architettoniche, non riconducibili ad una città specifica ma dal sapore tutto italiano. Nucleo centrale della mostra saranno i 4 leporelli creati dall’artista per Milano, per il Labirinto dei ragazzi, realizzato dallo studio di Architettura BBPR nel Parco Sempione nel 1954 in occasione della 10ª Triennale. Queste strisce di disegni, parte della donazione alla Biblioteca Braidense, contengono molti dei temi e dei segni artistici che Steinberg svilupperà lungo tutto l’arco della sua carriera. 

Negli anni SettantaSteinberg dedica a Milano altri disegni di straordinaria intelligenza, raffigurando la città come il suo ricordo gli suggerisce. Ecco quindi le architetture solennemente novecentesche del Regime, ancora immerse in scenari di grottesca quotidianità fascista, i luoghi della sua vita milanese nei dintorni del Politecnico, e altre cartoline dalla sua vita passata: “L’aria di Milano era ottima, allora, e la luce bellissima, e vedevo una cosa che non avevo mai visto, lo svegliarsi tranquillo e silenzioso di una città: gente a piedi, gente in bicicletta, tram, operai.”
Ad accompagnare la mostra  un libro organizzato come una ‘enciclopedia’ contemporanea in circa 100 lemmi firmati da studiosi, storici dell’artecriticigiornalisti

Un volume a cura di Marco Belpoliti che analizzerà l’opera di Saul Steinberg nei suoi molteplici aspetti, dall’architettura al disegno, dal rapporto con Milano a quello con New York, alle mappe, all’epistolario con Aldo Buzzi, agli artisti che gli furono amici e compagni come Costantino Nivola e Alexander Calder, ma anche Alberto Giacometti e Le Corbusier.

di Sofia D’Altrui

14/10/2021