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MILANO nelle opere di Marco Crippa. 50 anni di pittura di strada

23 giovedì 2023 visualizzazioni:

Il Museo della Permanente presenta dal 30 novembre 2023 al 7 gennaio 2024 la mostra MILANO nelle opere di Marco Crippa. 50 anni di pittura di strada e rende così omaggio alla città e a uno degli artisti locali che l’hanno celebrata per oltre cinquant’anni di attività. L’esposizione, a cura di Mimmo Di Marzio, comprende una sessantina di opere, appartenenti a quasi sei decenni di attività di Marco Crippa, artista considerato l’ultimo pittore “en plein air” di Milano. Una esposizione attesa, a oltre trent’anni dalla mostra che il Comune di Milano ha dedicato all’artista sulle grandi piazze lombarde (1989), che testimonia la passione di Marco Crippa per la sua città, sua unica modella. Una antologica che svela al pubblico una visione originale e inaspettata di luoghi noti e meno noti della citta meneghina. Nonostante gli esordi dell’artista siano legati a molteplici viaggi (Spagna, Francia, Olanda, Svizzera), Milano, sua città natale, resterà sempre indiscussa protagonista delle sue opere e la sua grande officina. Una città fatta di scorci immortalati nelle sue opere, prosaica e al contempo onirica, nostalgica e struggente nella sua anima popolare piena di vivacità e mistero. Negli anni Sessanta, Milano era un mondo da scoprire, capitale italiana assoluta dell’arte europea. Crippa visse appieno il decennio magico che contraddistinse il panorama culturale e, in generale, della creatività all’ombra

Marco Crippa, 2000 – Ingresso Duomo (50 x 70)
Da un certo punto di vista, quella di Crippa va vissuta come una narrazione pittorica che ha sempre (forse volutamente) viaggiato su un binario parallelo a quello della ricerca avanguardistica, con un linguaggio al guado tra pittura, cronaca e un fraseggio poetico che fotografa l’attimo fuggente, con un velo di nostalgia verso l’anima più intima e nascosta di una città che ha sempre amato, forse troppo – afferma il curatoreMimmo Di Marzio”. L’artista, outsider nel panorama artistico degli anni Sessanta – Settanta, dipinge in strada raffigurando ogni angolo della città, dai vicoli alle piazze più famose. La sera frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera, dove il suo talento naturale trova presto sfogo in una pittura senza regole: istintivaesuberantegestuale. È affascinato dalle opere di impressionisti ed espressionisti, ammira l’arte del Rinascimento e in generale gli antichi maestri. La sua forte e complessa personalità rifugge scuole, gruppi e tendenze. Marco Crippa si pone da subito sulla scena artistica come un pittore solitario, un fenomeno isolato.Quella di Crippa è una tecnica originale che nel tempo maturerà esiti sorprendenti, unita a un temperamento che non conoscerà crisi e incertezze, sempre sorretto da una immutata e meravigliosa ispirazione. Coloro che lo hanno osservato dipingere (di giorno, di notte, sotto la neve, in qualche città d’Italia o d’Europa), ricordano un pittore che spremeva tubi di colore direttamente sulla tela bianca, ricordano il gesto rapido, ampio e generoso della spatola e opere materiche dai forti contrasti cromatici; oli di fronte ai quali non è possibile parlare di impressionismo, poiché le impressioni soccombono sotto il linguaggio più urgente e vibrante delle emozioni.
Marco Crippa, 2002 – Stazione Centrale / Binari (50 x 70).
I suoi soggetti, come è evidente dalle opere in mostra, sono: le vie, le piazze del centro, i luoghi della finanza e della moda, i monumenti, ma anche i vicoli della città vecchia, le aree diroccate, le case di ringhiera con i panni stesi, i bidoni allineati nei cortili; i navigli, BreraPorta Venezia, ma anche quartieri come Greco,GaribaldiBovisa, le stazioni, i parchi cittadini. Tuttavia Marco Crippa non può essere considerato un pittore di architetture ma piuttosto un pittore dell’attimo, o meglio, di attimi di vita. Al visitatore non resta che lasciarsi accogliere, abbracciare, inebriare da questa città. L’artista non si pone davanti alla veduta, egli è piuttosto dentro l’opera, ne è avvolto, completamente immerso. Il suo gesto è sempre presente, visibile, magistrale. E allo stesso tempo lo spettatore ne viene attratto, coinvolto, ne diviene protagonista. Marco Crippa è un artista di grande immediatezza, di impulsi, e la sua ispirazione si riversa unicamente sulla resa, sulla materia pittorica; ne consegue una espressione che non necessita di filtri intellettuali, di istruzioni, che non fa sfoggio di cultura, di citazioni. Il suo segno rapido, essenziale, vitale, chiama l’occhio dello spettatore semplicemente a testimoniare la naturalità del suo processo pittorico. Le vedute di Crippa che eseguiva con il cavalletto, strategicamente piazzato agli angoli delle piazze o nei vicoli pedonali del centro storico, catturavano i passanti per l’istantaneità e il respiro di una pittura abbozzata, senza l’ausilio del disegno, ma appena tratteggiata dal colore poi steso e graffiato con le spatole o con i manici dei pennelli. Ogni opera è realizzata interamente dal vero, sulla strada, a contatto con il pubblico. In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo edito da Prearo Editore con un saggio introduttivo diMimmo Di Marzio.

di redazione digital

23/11/2023

#Today Giornata internazionale degli alberi

21 martedì 2023 visualizzazioni:

Il WWF propone la regola “3-30-300” per gli alberi nelle aree urbane

Associare l’albero esclusivamente al bosco o alla foresta ci fa dimenticare il ruolo chiave che gli alberi svolgono nelle città, dove troppo spesso sono visti come un ostacolo o un pericolo.

Considerato che entro il 2050 oltre l’80% dei cittadini europei vivrà in aree urbane, è fondamentale capire perché gli alberi sono vitali. Per produrre ossigeno, gli alberi assorbono la CO2 e fino ad un quarto del particolato atmosferico emesso dalle attività antropiche (traffico veicolare, riscaldamento, emissioni industriali), rendendo così più pura l’aria che respiriamo quotidianamente in città. Gli alberi filtrano anche l’acqua, riducendo la diffusione degli inquinanti urbani in suolo e nei corsi d’acqua. Inoltre, le chiome degli alberi assorbono quasi la metà dell’acqua piovana, mentre le radici aumentano la permeabilità del suolo rispetto ad una superficie cementificata o asfaltata, facilitando così la penetrazione dell’acqua e riducendo il rischio di allagamenti o inondazioni. Le chiome degli alberi sono in grado di assorbire anche le onde acustiche, fungendo da barriere fonoassorbenti e riducendo il rumore delle città che sempre più spesso raggiunge livelli ritenuti nocivi. L’ombra degli alberi, inoltre, abbassa localmente la temperatura di diversi gradi: questo consente di ridurre sia i consumi di aria condizionata che la mortalità estiva dovuta al fenomeno delle isole di calore. 

Ecco perché il WWF sostiene la regola del “3-30-300”: 3 alberi visibili da ogni abitazione, 30% di copertura arborea in ogni quartiere e uno spazio verde a non più di 300 metri da casa.  SERVIZI ECOSISTEMICI. Secondo diversi studi, le persone che vivono in città con più spazi alberati hanno uno stile di vita più sano, svolgono più camminate e in generale più attività fisica, con conseguente calo della probabilità di essere in sovrappeso fino del 40%. Gli alberi stimolano anche la creatività e riducono lo stress, migliorano l’umore e trasmettono sensazione di pace e benessere. Infine, ma non meno importante, forniscono habitat e sostanze nutritive a molteplici specie di animali, quali gli insetti e gli uccelli. Se per noi tutti questi preziosi servizi sono gratuiti, in realtà hanno un valore anche economico: ad esempio, il valore di mercato delle abitazioni presso un’area alberata è superiore anche del 5%.

Oltre ad una adeguata gestione degli alberi funzionale ad evitare l’abbattimento dovuto a cattiva manutenzione come troppo spesso ancora accade, è importante aggiungerne di nuovi: anche le Strategie UE “forestale” e “per la biodiversità” al 2030 ora obbligano a rendere le città più verdi.La scelta delle specie arborea da impiegare è importante perché non tutte si adattano bene a contesti inquinati e con scarsa disponibilità idrica e di volume di suolo quali quelli urbani. Le specie da utilizzare – meglio se molteplici piuttosto che una sola – vanno selezionate in base al sito di impianto, alle condizioni climatiche, ad alcune caratteristiche anatomiche (stabilità dei rami, invasività delle radici) e al ruolo che dovranno svolgere: alcune sono più adatte contro l’inquinamento, altre per fare ombra, altre a scopo ornamentale e così via. 

EVENTI WWF PER LA GIORNATA NAZIONALE DEGLI ALBERIIl WWF celebra la Giornata nazionale dedicata agli alberi del 21 novembre con diversi eventi sul territorio: ad esempio a San Lazzaro di Savena (Bologna), Borgo Val di Taro (Parma), Corigliano-Rossano (Cosenza) e Lago Sfondato (Caltanissetta), dove, assieme ad altre associazioni locali saranno organizzate attività di messa a dimora e di sensibilizzazione sull’essenziale valore ecologico degli alberi e sulla loro fondamentale importanza nelle città e per la nostra vita. Ma non solo: è di oggi la denuncia alle autorità del WWF Silentum di potature massiccie e capitozzature ingustificate nel comune di Capaccio Paestum  (Salerno), dove centinaia di grandi esemplari di eucalipto in buono stato vegetativo sono stati brutalmente amputati. Interventi per nulla guistificati e che anzi rischiano di creare, questi sì’, situazoni di pericolo per la sicurezza delle persone. Il WWF chiede a Comune di Capaccio Paestum,Consorzio di Bonifica e Carabnieri di intervenire e alla ditta di sospendere immediatememnte le operazioni. 

di redazione digital

20/11/2023

Ponte dell’Immacolata nella magia dell’Avvento: le idee per partire

20 lunedì 2023 visualizzazioni:

La festa dell’Immacolata, il prossimo 8 dicembre, è vicina (per i milanesi ancora di più, con la festa anticipata da Sant’Ambrogio il 7 dicembre): un ottimo pretesto per concedersi un assaggio di vacanza invernale, un long week end in Italia alla scoperta di borghi storici e aree narutali, resi unici dall’incanto dei mercatini di Natale (per fare man bassa – perché no – di regali!). 

Per pianificare il soggiorno, Agriturismo.it e CaseVacanza.it – i portali di Feries, leader italiano nella ospitalità extra-alberghiera online – propongono una selezione di cinque destinazioni addobbate a festa.

Il fascino dei borghi

Tre borghi storici nella magia dell’Avvento per una vacanza dai ritmi lenti, immersi nelle bellezze naturali del territorio: sono le idee di viaggio ideali per un soggiorno in agriturismo.

Chiusa (Bolzano) – Già il pittore Albrecht Dürer s’innamorò nel 1494 , durante il suo viaggio in Italia, del borgo medievale di Chiusa sulle sponde del fiume Isarco – e ancora oggi questa amena località non ha perso niente del suo fascino, tanto da essere entrata a fare parte della cerchia di borghi più belli dell’Italia. Durante il „borgo natalizio di Chiusa“ – l’evento dedicato all’Avvento che si svolge tutti i fine settimana tra il 24 novembre e il 24 dicembre – migliaia di luci di candele scintillano di sera sulle facciate del centro storico e avvolgono la cittadina in un’incantevole atmosfera natalizia.

A questo link si può scegliere l’agriturismo per soggiornare a Bolzano e provincia.

Montepulciano (Siena) – Il magnifico borgo di Montepulciano, in provincia di Siena, ospita fino all’8 gennaio il mercatino di Natale più grande del centro Italia. Le facciate dei palazzi storici fanno da cornice alla manifestazione, rendendo il piccolo comune toscano ancora più speciale. Nella fortezza di Montepulciano torna, anche quest’anno, il “Castello di Babbo Natale”: un evento pieno di sorprese per i più piccoli, in grado di conquistare ma anche i grandi!

Per trovare l’agriturismo a Montepulciano, cliccare qui

L’incanto della natura

Dalla tranquillità del Parco Nazionale del Gran Paradiso al fascino delle Dolomiti, il Ponte dell’Immacolata offre un’opportunità unica per immergersi nella bellezza della natura e dell’atmosfera natalizia, scegliendo di vivere un’esperienza di soggiorno autentica ospiti di una casa vacanza.

Abruzzo – Tra le terre d’Italia più ricche di paesaggi, l’Abruzzo offre un mix affascinante di bellezze naturali, borghi storici e tradizioni locali. Un invito ad andare oltre i percorsi turistici più conosciuticon un ritmo lento, per entrare in sintonia con i paesaggi e le genti. Un luogo magico, che diventa ancora più incantato durante l’Avvento, quando l’aria di festa, le luci, gli addobbi, le casette, il profumo dei prodotti tipici invadono i borghi e le cittadine della regione: da Caramanico Terme aCampo di Giove, da Avezzano fino a L’Aquila alle pendici del Gran Sasso, ovunque è uno scintillare di luci tra presepi viventi, eventi culturali e mercatini natalizi.

Per trovare la casa vacanze ideale in Abruzzo, basta cliccare qui.

Trentino-Alto Adige – Per chi è alla ricerca di un rifugio invernale che combini la bellezza delle Alpi con la magia del Natale, il Trentino-Alto Adige è la scelta perfetta. Se i suoi meravigliosi paesaggi si lasciano scoprire optando per tranquille passeggiate nella neve o attività più adrenaliniche, scegliendo tra sport invernali di ogni genere, c’è una cosa che mette tutti d’accordo: i mercatini di Natale. Le città di BolzanoMerano Bressanone si trasformano in luoghi incantati, con bancarelle piene di prodotti artigianali, luci scintillanti e profumo di cannella nell’aria.

Per trovare la casa vacanze ideale in Trentino-Alto Adige, basta cliccare qui.

di redazione digital

20/11/2023

La Dieta per gambe perfette: cosa mangiare per averle sempre in forma

17 venerdì 2023 visualizzazioni:

Le gambe sono da sempre fondamentali quando si parla di bellezza. Nel momento in cui ci si chiede come prendersene cura, è importante citare l’attività fisica, ma non solo.

Per sfoggiare gambe perfette, è cruciale, oltre ad avere sempre in borsa i migliori farmaci per la circolazione venosa – quelli che non richiedono prescrizione medica e che sono caratterizzati da attivi naturali si possono comprare online presso le numerose farmacie accreditate attive nel nostro Paese – dedicare un occhio di riguardo pure all’alimentazione.

Nelle prossime righe, vediamo assieme qualche dritta sua cosa portare in tavola.

Cosa mangiare per avere delle belle gambe

Quando si parla di criticità estetiche che riguardano le gambe, è necessario puntare il dito su diversi fattori, il principale dei quali è la stasi circolatoria. Peggiorata dalla sedentarietà – l’esercizio fisico deve essere un compagno costante dell’attenzione alla dieta – impatta sulle valvole che favoriscono la risalita del sangue.

Come prevenire il quadro appena descritto? Prima di tutto, come già accennato, è opportuno dedicare del tempo all’esercizio fisico (una camminata di tre quarti d’ora a passo sostenuto può bastare).

Per quanto riguarda, invece, gli alimenti da portare in tavola, un doveroso cenno va dedicato alla frutta e alla verdura di colori come il rosso e il viola.

Queste cromie, che affascinano anche solo a livello visivo e portano nel piatto quel tocco di vivacità che ha sempre il suo perché, sono un indicatore della presenza di antociani.

Antiossidanti della medesima famiglia dei polifenoli, aiutano a ottimizzare il tono delle pareti dei vasi sanguigni. Il risultato? La struttura dei capillari rimane integra e si ha a che fare con una maggior spinta del flusso sanguigno verso l’alto.

Per portare fonti di antociani sulla tavola, è importante fare riferimento ai mirtilli, all’uva nera, di stagione in questo periodo indi ottima alternativa per mangiare senza dimenticare la sostenibilità, il ribes.

Quest’ultimo frutto è interessante quando si parla di cosa mangiare per sfoggiare gambe belle anche per un altro motivo. Quale di preciso? Il suo essere caratterizzato dalla presenza di cumarina, un principio attivo prezioso ai fini della prevenzione dei coaguli di sangue.

I minerali da includere nella dieta

Un altro consiglio importante quando si parla di cosa mangiare per sfoggiare gambe mozzafiato riguarda l’importanza di dare spazio, nella dieta quotidiana, a un adeguato apporto di minerali come il selenio, il sodio e il magnesio.

Si tratta di micronutrienti che, agendo sul metabolismo basale, aiutano, ovviamente non da soli, a tenere sotto controllo il peso corporeo che, quando è eccessivo, rappresenta un importante fattore di rischio per l’efficienza della circolazione e per l’estetica delle gambe.

L’importanza delle fibre

Le fibre sono nodali in una dieta per la bellezza delle gambe. Come mai? Perché permettono di prevenire e combattere i quadri di stitichezza, una situazione non certo favorevole alla salute delle vene e dei capillari. Lo sforzo necessario all’evacuazione, infatti, mette a dura prova le pareti di questi vasi.

La dieta può aiutare molto a contrastare queste evenienze (non bisogna ovviamente dimenticare di consultare il proprio medico di fiducia).Per renderla una vera alleata, è opportuno dare spazio a cereali integrali, verdura, frutta, legumi.

Entrando nel vivo dei cereali migliori da scegliere, ricordiamo i benefici dell’orzo e quelli dell’avena. Le fibre hanno anche un altro vantaggio: ottimizzano i livelli di sazietà e contribuiscono al già ricordato controllo del peso.

Decotti portentosi

Esistono diversi ingredienti che possono essere chiamati in causa per preparare portentosi decotti amici della bellezza delle gambe. Nell’elenco è possibile includere i peduncoli di ciliegio, la centella asiatica, le foglie di betulla, caratterizzate dalla presenza di attivi naturali che contrastano la ritenzione idrica.

Per dare una svolta positiva al tono delle pareti dei vasi sanguigni, è invece opportuno puntare sui decotti al rusco.

di redazione digital

17/11/2023

Il circo in università. Storie di meraviglia e solidarietà

16 giovedì 2023 visualizzazioni:

Dal 20 al 24 novembre l’Università degli Studi di Milano torna ad ospitare le Giornate di Studio sull’Arte Circense, un laboratorio aperto a tutti gli studenti e alla cittadinanza che propone numerosi incontri con artisti e compagnie italiane e internazionali e con prestigiosi professionisti dello spettacolo dal vivo. Performer provenienti dal circo classico ed esponenti del circo contemporaneo, ma anche direttori di teatro, giornalisti e operatori del settore. Un evento unico nel suo genere, che unisce circo e mondo accademico, coordinato dalla Professoressa Mariagabriella Cambiaghi e curato dall’Associazione Circo e Dintorni nell’ambito di Open Circus, progetto finanziato dal Ministero della Cultura.

Il circo è una delle più antiche forme d’arte, che accompagna l’uomo da sempre e che ancora oggi emoziona milioni di donne e uomini in ogni nazione” spiega Nicola Campostori, responsabile del progetto Open Circus Questa edizione delle Giornate di Studio, la quindicesima, vuole celebrare la capacità immortale del circo di creare storie che uniscono le persone abbattendo ogni barriera, e per farlo abbiamo scelto di ospitare due iniziative riconosciute dal MiC, che guardano alla storia dello spettacolo popolare, al suo ricco presente e al futuro dell’intrattenimento dal vivo”.

Tra i protagonisti del laboratorio, gli acrobati cubani de El Alma de Cuba, cresciuti nell’alveo della Scuola di Circo de L’Avana, uno degli istituti più apprezzati al mondo, che si esibiranno in una performance capace di tenere assieme virtuosismo fisico e temperamento latino.

Nelle aule del Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali verranno presentati due progetti speciali finanziati dal Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal VivoLa storia (del circo) siamo noi e Capitali di pace.

La storia (del circo) siamo noi è un originale modello di studio del panorama contemporaneo del circo che unisce la ricerca sul campo e la riflessione sui codici del live entertainment di oggi. Gli esiti di questo approfondimento collettivo saranno inclusi in un volume dedicato alla storia dello spettacolo popolare, che per la prima volta approfondirà anche il presente dello spettacolo dal vivo, oltre a fornire dati indispensabili per pensare alle politiche culturali del nostro paese.

Capitali di pace è un progetto di Mosaico Errante, una delle principali compagnie italiane di teatro-circo, realizzato in collaborazione con Circuito CLAPS e Teatro tascabile di Bergamo, che prevede un percorso di incontri e laboratori tenuto dai pluripremiati mimi ucraini Dekru (arrivati in Italia grazie ad un permesso speciale del Ministero della Cultura del loro paese) in occasione di Brescia e Bergamo Capitale della Cultura 2023. Il progetto promuove il dialogo tra identità e culture differenti, costruendo ponti in nome della solidarietà e dell’inclusione. Un messaggio reso ancora più urgente dalle contingenze dell’attualità. L’iniziativa coinvolge tutta la cittadinanza (con particolare attenzione ai più giovani e alle comunità ucraine del territorio) e prevede laboratori a Brescia e a Bergamo al termine dei quali i partecipanti avranno l’opportunità di salire sul palco assieme ai Dekru esibendosi nelle performance preparate durante i workshop.

Come ogni anno, le Giornate di Studio sull’Arte Circense daranno ampio spazio alle realtà milanesi: dalCollettivo Clown, che porterà nelle aule universitarie un assaggio delle sue esilaranti esibizioni, allaPiccola Scuola di Circo, punto di riferimento della pedagogia circense, passando per Quattrox4 (tra i soggetti più attivi nel proporre rassegne e corsi di circo nel capoluogo lombardo), per Circo Teatro Gerolamo, iniziativa del giornalista Roberto Bianchin e di Paride Orfei, i quali annunceranno anche la nascita del Festival Nando Orfei, per la Biblioteca degli Alberi (la cui direttrice generale culturaleFrancesca Colombo presenterà la manifestazione BAM Circus) e infine per i Pronto Intervento Clowndi Maurizio Accattato, simbolo del circo sociale e organizzatori del Milano Clown Festival.

Tra gli operatori del settore che interverranno in questa settimana di tavole rotonde, Antonio Giaroladirettore artistico del Salieri Circus Award, Flavio Michi vicepresidente del Club Amici del Circo, il direttore di Cirko Vertigo Paolo Stratta, la saggista e ricercatrice Alessandra Litta Modignani, il giornalista Dario Duranti, il regista Raffaele De RitisAdolfo Rossomando direttore editoriale di Juggling Magazine e Larry Rossante, direttore artistico di Gravity Circus.

Accanto a questi incontri, il laboratorio propone ogni giorno un workshop pratico di giocoleria e un approfondimento storico sulle discipline e sulle declinazioni che il circo ha assunto nel corso dei secoli a cura di Alessandro Serena, tra i principali studiosi dello spettacolo popolare in Italia, regista e produttore di show dal successo internazionale.

Il programma completo delle Giornate di Studio è disponibile su www.opencircus.it

Per informazioni – info@circoedintorni.it – 334 6503872 – www.opencircus.it

di redazione digital

16/11/2023

VULVODINIA, QUELLA PATOLOGIA INVISIBILE CHE AFFLIGGE LE DONNE

15 mercoledì 2023 visualizzazioni:

In occasione della Giornata Internazionale della Vulvodinia (International Vulvodynia Day), la Dott.ssa Valeria Fiorenza Perris, Psicoterapeuta e Clinical Director di Unobravo, ha dedicato un approfondimento a questa patologia invalidante che, nonostante colpisca il 15% delle donne, è ancora spesso misconosciuta e sottostimata.

Si chiama vulvodinia ed è una patologia dolorosa che colpisce l’organo genitale femminile, compromettendo seriamente la qualità della vita di chi ne soffre. In Italia interessa circa il 15% delle donne, ma solo il 60% di coloro che ne sono affette riesce a ricevere una diagnosi e cure adeguate. Infatti, nonostante si tratti di un disturbo largamente diffuso, la vulvodinia è ancora spesso misconosciuta e sottostimata. 


Vulvodinia: cos’è e come si manifesta.

La vulvodinia è una condizione dolorosa cronica che interessa i genitali esterni femminili e rientra tra i disturbi del dolore sessuale. Bruciore, prurito, irritazione, secchezza, gonfiore, disepitelizzazione e dispareunia, ossia dolore durante il rapporto sessuale, sono alcuni dei principali sintomi con cui può manifestarsi questa patologia. 

Spesso tutto comincia con piccoli fastidi intimi, che somigliano a quelli causati da infezioni o infiammazioni generiche, quali candida, cistite e vaginismo. Col tempo, questi primi sintomi possono aggravarsi e cronicizzare, rendendo via via sempre più difficile, talvolta persino impossibile, svolgere anche le più semplici attività quotidiane, come sedersi, camminare, accavallare le gambe, indossare dei pantaloni, andare in bicicletta, fare sport e avere rapporti sessuali.

Oltre a condizionare le abitudini e la quotidianità, questa patologia può avere un impatto importante sulla psiche, le emozioni, l’autostima, le relazioni e la vita sessuale di coloro che ne soffrono.

La vulvodinia si caratterizza per la presenza di allodinia, ovvero di un dolore generato da uno stimolo che, in condizioni normali, sarebbe innocuo e incapace di provocare alcun tipo di sensazione dolorosa.

Tale percezione di fastidio o dolore può essere spontanea oppure provocata. Nel primo caso bruciori e fastidi sono perennemente presenti, mentre nel secondo insorgono in seguito a una sollecitazione: durante un rapporto sessuale, ma anche con l’applicazione di creme o col solo contatto con la biancheria intima. 

Può manifestarsi sia in forma generalizzata, coinvolgendo tutta la vulva, che localizzata, quando il dolore riguarda una parte specifica. Ad esempio, si può parlare di vestibolodinia quando a essere interessato è il vestibolo vulvare, mentre la clitoralgia si verifica se il dolore è concentrato nella regione del clitoride. Esistono anche varianti miste di vulvodinia, caratterizzate dalla coesistenza di più sintomi.

Questa patologia si presenta soprattutto in età fertile, ma può comparire anche in altri periodi della vita di una donna, dalla pubertà alla menopausa. Ad esempio, la vulvodinia disestetica o essenziale è la forma più comune nel periodo post-menopausa e si manifesta con un dolore che si estende fino al retto e alla zona uretrale, oltre che vulvare.

Così come i sintomi, anche il decorso e la durata della vulvodinia possono essere variabili: può protrarsi per mesi o per anni, ma anche sparire spontaneamente e ripresentarsi in maniera del tutto casuale oppure, come nel caso della vulvodinia episodica, insorgere nuovamente a seguito di un evento traumatico. 

Nella foto: la Dott.ssa Valeria Fiorenza Perris, 

Psicoterapeuta e Clinical Director di Unobravo

“È importante chiarire che il dolore vulvare non è sempre indicativo di vulvodinia. Spesso, può essere causato da una serie di altre condizioni, tra cui eventi traumatici, infezioni oppure problemi dermatologici, neurologici, oncologici o ormonali. Tuttavia, se il fastidio e il dolore persistono per un periodo superiore ai tre mesi senza che sia possibile identificare una causa specifica, in tal caso potrebbe trattarsi di vulvodinia”, ha commentato la Dottoressa Valeria Fiorenza Perris, Psicoterapeuta e Clinical Director del servizio di psicologia online e società BenefitUnobravo. “Nonostante l’oblio e lo stigma che ancora troppo spesso la circondano, la vulvodinia non è né una condizione rara, né, tantomeno, un disturbo da sottovalutare. Nella maggior parte dei casi, questa condizione incide in modo significativo sulla qualità di vita delle donne che ne soffrono, influenzandone profondamente la quotidianità, le abitudini e le relazioni interpersonali, con particolari implicazioni sulla sfera sessuale, che spesso risente in modo considerevole di questa condizione. Nelle sue manifestazioni più acute, la vulvodinia può divenire invalidante, impedendo lo svolgimento di semplici azioni quotidiane e implicando la rinuncia al lavoro, alla vita sociale e alla sessualità”, ha aggiunto la Dott.ssa Fiorenza Perris.

Da cosa può originare la vulvodinia? 

La vulvodinia è una condizione complessa con un’origine multifattoriale, ancora non del tutto compresa dal punto di vista della sua progressione fisiopatologica. Ciò significa che spesso non può essere attribuita a una singola causa, ma è piuttosto il risultato dell’interazione di diversi fattori. Questi possono agire in sinergia, soprattutto quando il disturbo persiste nel tempo e non viene affrontato in modo adeguato.

Le donne che soffrono di vulvodinia presentano alterazioni della risposta infiammatoria e dell’attività muscolare vulvo-perineale. 

Ad oggi non è stata identificata una causa univoca ma ci sono diversii fattori che possono concorrere all’insorgere della vulvodinia, come l’ipercontrattilità della muscolatura vulvare e perianale, l’iperattività dei mastociti, l’iperstimolazione delle terminazioni nervose coinvolte nella percezione del dolore, infezioni vaginali e vescicali croniche o recidivanti e lesioni dei nervi pudendi derivanti dal parto o da traumi.

Anche l’ipertono del pavimento pelvico rientra tra le cause della vulvodinia. Il dolore alla zona vulvo-perineale può, infatti, innescare uno spasmo della muscolatura pelvica e amplificare la sensazione di fastidio e sofferenza.

La vulvodinia può anche essere influenzata da fattori predisponenti e aggravanti, come disturbi urinari e ginecologici infiammatori, rapporti sessuali in condizioni di scarsa o assente lubrificazione, secchezza vaginale, abuso di antibiotici, uso di prodotti per l’igiene non appropriati, disordini immunitari, neuropatie, traumi e fattori psicosessuali o relazionali. Tutti questi elementi possono contribuire al complesso quadro della vulvodinia.

Vulvodinia: le cause psicologiche.

A causa dell’assenza di evidenti lesioni cliniche, la vulvodinia è stata per lungo tempo classificata come una malattia psicosomatica o, addirittura, psicogena. Tuttavia, negli ultimi anni, con l’avanzare della conoscenza e l’evoluzione dei modelli neuropatici, la comprensione e il trattamento di questo disturbo sono notevolmente migliorati.

“Nel corso degli anni, la vulvodinia è stata erroneamente etichettata come una condizione di origine psicologica. Questa misconcezione è in parte dovuta al fatto che spesso non sono evidenti lesioni cliniche o anomalie fisiche rilevanti nelle aree genitali delle donne che ne soffrono. La mancanza di segni visibili ha, quindi, portato a ipotizzare che il dolore fosse puramente frutto dell’immaginazione o di difficoltà psicologiche. È, invece, fondamentale guardare alla vulvodinia come a un disturbo complesso, che coinvolge una serie di fattori, tra cui elementi fisici, biologici ed emotivi. I fattori psicologici possono sicuramente influire sulla percezione del dolore e sulla sua persistenza nel tempo, ma non ne sono la sola causa. Il fatto che l’insorgere di problemi fisici possa essere, almeno in parte, riconducibile alla psiche, non significa che non sia una condizione reale, con una base biologica e neuropatica.

Come tutte le patologie con sintomatologia dolorosa, anche la vulvodinia è influenzata da pensieri, emozioni e comportamenti. La percezione del dolore, se prolungata, può influenzare il sistema nervoso a tal punto da far sì che il dolore assuma un ruolo centrale e che si manifesti indipendentemente dalla presenza o meno di uno stimolo doloroso esterno. Il dolore non è, quindi, generato dalla mente, ma piuttosto è la mente ad essere influenzata e plasmata dall’esperienza di dolore cronico.  

Convivere col dolore causato dalla vulvodinia può, inoltre, costituire una fonte aggiuntiva di stress e contribuire all’’iper-reattività muscolare, creando un ciclo complesso e difficile da interrompere. Infatti, se, da un lato, lo stress può contribuire all’insorgenza e all’aggravamento dei sintomi della vulvodinia, dall’altro lato, la vulvodinia, con i suoi sintomi dolorosi e la loro persistenza nel tempo, può generare un notevole stress personale.

Infine, i traumi, gli abusi sessuali, la familiarità con i disturbi psicologici e della sfera sessuale e la ruminazione che può verificarsi a seguito di eventi traumatici, sono alcuni tra gli altri fattori psicologici che potrebbero causare una maggiore predisposizione alla vulvodinia”, ha dichiarato la Dottoressa Valeria Fiorenza Perris.

L’impatto della vulvodinia sulla psiche: dal dolore fisico a quello emotivo.

“La vulvodinia ha un impatto significativo anche sul piano psicologico, influenzando profondamente il benessere e la qualità di vita delle donne che ne soffrono. Trattandosi di una patologia per lungo tempo ignorata e, ancora oggi, spesso sottovalutata, minimizzata o erroneamente considerata come di origine psicosomatica, spesso coloro a cui viene diagnosticata si sentono incomprese, emarginate e giudicate. Molte donne affette da vulvodinia pensano di essere  ‘difettose’ o ‘rotte’, con importanti implicazioni sull’emotività, la percezione di sé e l’autostima. Nei casi più gravi, queste ripercussioni psicologiche potrebbero scatenare la depressione reattiva. La vulvodinia ha di frequente un impatto negativo anche sulle dinamiche relazionali. È, infatti, piuttosto comune che coloro che ne sono affette provino disagio e senso di colpa nei confronti del partner, evitino alcune situazioni sociali, si sentano  incomprese dagli altri e sperimentino un senso di isolamento e chiusura in sé stesse.

La vulvodinia ha forti ripercussioni anche sulla sessualità e sulla vita di coppia. I forti dolori che questa patologia comporta durante i rapporti sessuali inibiscono il piacere e il desiderio legati all’attività sessuale. Sovente la donna arriva a rifuggire completamente le occasioni di intimità, generando a sua volta disagio nel partner, che si sente rifiutato e spesso non comprende cosa provi la compagna. In altri casi, invece, la donna sceglie di proseguire con l’attività sessuale, nonostante il dolore, provocandosi delle microlesioni, che peggiorano ulteriormente la situazione. In entrambi i casi, la vulvodinia impone un peso notevole sulla sessualità e sulla relazione di coppia”, ha commentato la Dottoressa Valeria Fiorenza Perris, Psicoterapeuta e Clinical Director di Unobravo.

Vulvodinia: l’importanza di ricevere una diagnosi precoce e accurata.

Sebbene si tratti di una condizione tutt’altro che rara, la comunità scientifica ha iniziato ad approcciarvisi solo negli ultimi vent’anni. Nel 2003 la vulvodinia è stata catalogata come patologia, ma è stata riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità soltanto nel 2020. in Italia ciò non è ancora avvenuto. Questa patologia, così come la neuropatia del pudendo e altre forme ancora meno note che colpiscono la zona pelvica, non è considerata ufficialmente un disturbo medico ed è per questo ancora marginalizzata, per non dire esclusa, dal Sistema Sanitario Nazionale. Nell’aprile del 2022 è stata presentata in Senato una proposta di legge per far sì che la vulvodinia venga riconosciuta ufficialmente e inclusa nei livelli essenziali di assistenza del SSN. La richiesta di maggiori tutele è arrivata proprio dalle pazienti con vulvodinia, che soffrono i cosiddetti “dolori senza voce”, come loro stesse li hanno definiti. La vulvodinia è stata, infatti, per anni vissuta da coloro che ne sono affette come un “segreto”, una patologia invisibile, un disagio psicofisico silenzioso, privo di evidenza scientifica e, quindi, di soluzione.

Ancora oggi, nonostante questa patologia stia avendo un’eco mediatica importante e maggiori attenzioni dalle istituzioni, sono ancora moltissime coloro che ricevono una diagnosi di vulvodinia in ritardo o non la ricevono affatto e che, di conseguenza, non hanno accesso a cure adeguate.

La diagnosi è spesso ostacolata da diversi fattori, tra cui la limitata conoscenza di questa patologia, anche da parte degli operatori sanitari, ma anche dalla difficoltà sperimentata da molte donne nell’affrontare un argomento tanto intimo e delicato con il proprio medico. Questa incapacità di esprimersi e confrontarsi apertamente può essere causata dal pudore, dall’imbarazzo o dal timore di sentirsi “diverse”, “strane” o “anormali”, ma anche dalla possibile reticenza del personale sanitario a trattare argomenti legati alla sessualità. Tutto ciò contribuisce a far sì che la vulvodinia sia tutt’oggi una condizione sottostimata, poco indagata e che di frequente giunga all’attenzione di specialisti adeguatamente preparati con notevole ritardo rispetto alla sua insorgenza.

La diagnosi della vulvodinia si basa su un processo di esclusione di altre patologie vulvari. La condizione è considerata probabile quando i sintomi persistono da almeno 3-6 mesi, non vi sono lesioni evidenti associabili ad altri disturbi o infezioni, e il semplice tocco dell’area genitale induce un dolore acuto.

La diagnosi è effettuata mediante lo SWAB TEST o “test del cotton fioc”. Con il bastoncino di cotone viene esercitata una lieve pressione su tutta l’area del vestibolo e della vulva. Il test risulta positivo quando, invece di una normale reazione, la paziente sperimenta un intenso bruciore, dolore e alterazione della sensibilità. Una volta ottenuta la diagnosi, è fondamentale che il medico o il ginecologo abbia una conoscenza adeguata di questa patologia e interpreti accuratamente i sintomi della paziente, così da poterla indirizzare verso il trattamento più adatto alle sue esigenze.

Oggi, grazie a questa metodologia diagnostica, è finalmente possibile identificare la vulvodinia e prospettare una terapia mirata alle pazienti. Poter offrire una diagnosi tempestiva e accurata è un grande traguardo. Fino a poco tempo fa, questa condizione veniva diagnosticata con un ritardo medio di oltre quattro anni e mezzo, e ciò faceva sì che le donne affette da questo disturbo, oltre che sofferenti da un punto di vista fisico, fossero anche profondamente demotivate e provate a livello psicologico, a causa di anni di incomprensioni, diagnosi errate da parte dei diversi specialisti consultati e tentativi di cura falliti. Infatti, nonostante ogni storia clinica sia a sé, sono purtroppo molti i punti che accomunano le storie delle donne con vulvodinia: l’eccessivo ritardo diagnostico, le cure costose e spesso inefficaci, l’impossibilità di trovare specialisti competenti nella propria città o regione e la quasi totale assenza di professionisti convenzionati con il SSN.

“La diagnosi precoce e accurata della vulvodinia è il primo, ma fondamentale, passo per poter sconfiggere questa patologia e ridare una vita normale e dignitosa alle donne che ne sono affette. Per molte ricevere una diagnosi rappresenta una vera liberazione: finalmente è possibile dare un nome al proprio malessere, uscire da quello stato di incomprensione che spesso accompagna chi è affetta da vulvodinia e sentirsi validate, capite e supportate. La diagnosi consente, inoltre, di avviare tempestivamente un trattamento specifico per la malattia e limitare, così, le conseguenze che questa condizione può avere sul benessere psicofisico e sulla qualità di vita di coloro che ne soffrono. Identificare il disturbo quando è ancora a uno stadio iniziale permette di iniziare terapie mirate, che possono ridurre il dolore e migliorare la gestione dei sintomi, fornendo un sollievo significativo”, ha commentato la Dottoressa Valeria Fiorenza Perris.

Vulvodinia: guarire si può!

“Nonostante i tanti progressi compiuti negli ultimi anni, delle malattie di genere si parla ancora troppo poco, lo stigma è molto radicato e ci sono ancora troppi pochi professionisti sanitari competenti in materia. I centri per le malattie vulvari che impiegano specialisti in vulvodinia si contano sulle dita della mano e sono principalmente concentrati nel nord Italia. Sia nel pubblico che nel privato le liste d’attesa sono spesso lunghissime e le cure molto costose. È, però, urgente continuare ad ampliare la divulgazione e creare sempre più occasioni di sensibilizzazione, affinché patologie come la vulvodinia e coloro che ne sono affette smettano di essere invisibili agli occhi della società e delle istituzioni. Le donne che soffrono di questa patologia non devono rassegnarsi, ma, anzi, essere consapevoli che la vulvodinia è una condizione trattabile e superabile. Con una diagnosi tempestiva e un approccio terapeutico multidisciplinare e personalizzato è possibile lenire i sintomi della vulvodinia e, in moltissimi casi, guarirne”, ha commentato la Dottoressa Valeria Fiorenza Perris. 

Dopo la diagnosi, diviene, infatti, più semplice individuare la terapia corretta che, però, non è univoca e dipende dalle varie concause che hanno determinato l’insorgenza della patologia. Infatti, così come non esiste una sola origine alla vulvodinia, allo stesso modo non esiste un’unica terapia valida per tutte. Un approccio personalizzato e multidisciplinare è risultato essere vincente nel trattamento di questa patologia. L’approccio multidisciplinare comporta che più specialisti – come ginecologo, ostetrica, osteopata, sessuologo, fisioterapista, posturologo, neurologo e psicologo, a seconda dei casi e del quadro clinico della paziente – collaborino al fine di affrontare la malattia da diversi punti di vista, agendo simultaneamente su più fronti. Non è raro dover intraprendere diversi percorsi terapeutici prima di trovare il più adatto o la combinazione più efficace per il proprio caso. Ogni donna risponde soggettivamente e con i propri tempi, per questo è importante affidarsi a professionisti competenti, capaci di osservare e adattare la terapia sulla base delle reazioni della paziente.

“Per curare la vulvodinia è fondamentale intervenire sulla malattia a diversi livelli: farmacologico, fisioterapico, alimentare e psicologico. Innanzitutto è necessario spegnere l’interruttore del dolore. Qui entrano in gioco gli antidepressivi o antiepilettici, le creme anestetiche e i miorilassanti: tutti farmaci da assumere rigorosamente sotto controllo medico e che, a bassi dosaggi, agiscono sul dolore neuropatico. Una parte fondamentale del trattamento è, poi, la fisioterapia, che va a concentrarsi sulla riabilitazione del pavimento pelvico. Con l’apprendimento di esercizi specifici mirati è possibile rafforzare i muscoli pelvici, contribuendo al sollievo dai sintomi. Anche l’alimentazione gioca un ruolo importante: una dieta equilibrata, che regoli la flora intestinale e impedisca il passaggio dei batteri in vagina, può aiutare a ridurre l’infiammazione ed evitare le infezioni ricorrenti. Si consiglia di favorire alimenti ricchi di fibre per prevenire la stipsi e di evitare cibi che possono causare infiammazioni, come lieviti, zuccheri, glutine e latticini. La componente psicologica è anch’essa cruciale: la terapia psicologica offre, infatti, un supporto essenziale per gestire il disagio emotivo legato alla malattia. Questa terapia può anche essere condotta online, per garantire un accesso più agevole alle pazienti”, ha dichiarato la Dottoressa Valeria Fiorenza Perris di Unobravo.

Psicoterapia: un sostegno prezioso al trattamento della vulvodinia.

“La terapia psicologica rappresenta un sostegno prezioso alle pazienti affette da vulvodinia, sia in fase di diagnosi che durante tutto il percorso terapeutico. Con l’aiuto dello psicologo o dello psicoterapeuta è, infatti, possibile affrontare le diverse sfaccettature della condizione, investigando anche gli aspetti psicologici e relazionali. La storia personale della donna, il suo vissuto emotivo, l’impatto della sintomatologia sulla qualità della sua vita, sull’autostima, sulla sfera relazionale e sessuale sono tutti aspetti su cui si concentrerà il terapeuta per poter definire uno spazio specifico di ascolto, condivisione, accoglienza ed espressione.

Per prima cosa, intraprendere un percorso psicologico, in parallelo al trattamento organico, può aiutare le pazienti a comprendere meglio la vulvodinia, favorire l’accettazione della malattia e la sua cronicità, riducendo il carico emotivo legato a questa condizione. Inoltre, anni di dolori nevralgici acuti possono mettere il sistema nervoso simpatico e parasimpatico a dura prova, attivando uno stato di continua allerta. La terapia può aiutare le donne affette da vulvodinia ad affrontare meglio questi traumi quotidiani e a gestirne le continue le sfide. Infine, la vulvodinia spesso influenza profondamente la relazione con il partner e la sfera sessuale, creando incomprensioni, tensioni e frustrazioni. La terapia di coppia può aiutare entrambi i partner a comprendere meglio la situazione e a trovare nuove strategie per mantenere una connessione intima e appagante. Con Unobravo, ad esempio, è possibile intraprendere percorsi di terapia online con psicologi e psicoterapeuti specializzati in sessuologia o terapia di coppia. La psicoterapia online garantisce una maggiore accessibilità a coloro che sono affetti da patologie invalidanti o che limitano la mobilità, come la vulvodinia. 

Con il giusto supporto, qualsiasi condizione può essere affrontata. Ciò che conta è avere pazienza, essere gentili con sé stesse e affidarsi a professionisti competenti. Con il tempo e l’attenzione appropriata, sono moltissime le donne che riescono a liberarsi dalla vulvodinia e a ricominciare a vivere appieno”, ha concluso la Dottoressa Valeria Fiorenza Perris, Psicoterapeuta e Clinical Director del servizio di psicologia online e società Benefit Unobravo. 

di redazione digital

15/11/2023