Le feste di Natale sono ormai alle spalle, ma la cosiddetta “cuffing season” sta per culminare nella giornata più romantica dell’anno, San Valentino. Per molte coppie, però, questo periodo di transizione tra le ricorrenze può rivelarsi cruciale e in certi casi determinante per la solidità del rapporto. Non a caso, secondo i dati della piattaforma di psicologia online TherapyChat, solo nel mese di gennaio le richieste per sessioni di terapia di coppia sono aumentate del +78%, rispetto allo stesso periodo del 2022. Ma quali sono le ragioni per iniziare un percorso psicologico con il proprio partner? Si tratta di un tentativo estremo per salvare il rapporto oppure può essere un modo per approfondirlo e renderlo più solido? Giulia Griselli, Psicologa del Benessere e dell’Invecchiamento, risponde ai dubbi e ai falsi stereotipi più diffusi su questo tema, spiegando i diversi motivi per i quali la terapia può rivelarsi utile anche per i rapporti di coppia.
Terapia di coppia, un trend in crescita malgrado i pregiudizi
La necessità di affrontare e risolvere problemi legati alle relazioni sta portando a un deciso aumento delle richieste di affidarsi a un professionista per iniziare un percorso psicologico. Dai dati rilasciati da TherapyChat emerge che di queste il 62% riguarda persone che decidono di fare terapia in coppia contro il 38% che invece preferisce farla da solo.
L’aumento del 78% delle richieste per sessioni di terapia di coppia si inserisce all’interno di un più ampio processo di normalizzazione della richiesta di un supporto psicologico e di una maggior attenzione e importanza della salute mentale. Un percorso che vede ancora, però, diversi pregiudizi nei confronti della terapia, soprattutto quando svolta insieme al proprio partner.
Capita spesso, infatti, che il confronto con un professionista venga percepito come l’”ultima spiaggia”, un tentativo estremo per recuperare una situazione di coppia ormai al capolinea.
“Al contrario, può capitare che la scelta di non intraprendere un percorso di terapia con il proprio partner sia dettata dalla paura che questa possa portare a scelte di vita definitive e irreversibili”, spiega la dott.ssa Giulia Griselli. Molte persone hanno difficoltà ad aprirsi e a dare voce ai propri bisogni, così come ad ammettere i propri torti, anche nei confronti del partner.
“La terapia, in questo caso, potrebbe rivelare determinate dinamiche relazionali quali l’abitudine di dare la colpa al partner e a non assumersi la responsabilità dei problemi che affliggono la coppia, oppure la tendenza a crearsi troppe aspettative sul proprio partner” prosegue la psicologa Giulia Griselli. Spesso, infatti, allo stesso modo in cui ci si convince di essere in grado di “farcela da soli”, ci si aspetta, erroneamente, che il partner si renda conto delle problematiche e cambi il proprio comportamento in maniera spontanea. “Questi esempi sono tipici nelle coppie con poco dialogo e che di conseguenza hanno difficoltà ad immaginarsi di fronte ad un estraneo, come il terapeuta, a raccontarsi liberamente”.
Perché iniziare la terapia di coppia? Cinque consigli utili
Come spiega la psicologa Giulia Griselli, iniziare un percorso di terapia con il proprio partner può avere numerosi effetti positivi sia sulla relazione che sul rapporto con sé stessi. La scelta di parlare con un
professionista non deve essere vista come una sconfitta, né interpretata come un fallimento della coppia.
Allo stesso modo, è importante ricordare che la terapia psicologica non ha lo scopo di cambiare il proprio partner o renderlo “migliore” ai nostri occhi, bensì di aiutarci a scoprire e comprendere meglio le dinamiche relazionali di entrambi e lavorare insieme per renderle più funzionali e sane.
Ma quali sono i possibili benefici di questo percorso? TherapyChat ne ha indicati cinque, utili per chiunque si senta ancora incerto se iniziare o meno una terapia di coppia:
Una maggiore comprensione di sé stessi e del partner: imparare a conoscersi o a riconoscersi, anche dopo molti anni di relazione, può fornire gli elementi necessari per scegliere se proseguire insieme la propria vita, oppure, in caso contrario, trovare la giusta distanza.
La riscoperta del significato di “amore”: in un’epoca dove tutto scorre troppo veloce, anche le relazioni interpersonali spesso rimangono vittima di stereotipi, convenzioni e interpretazioni sbagliate dei sentimenti. Attraverso un percorso di terapia è possibile imparare a riconoscere le proprie emozioni e stabilire cosa per noi è importante nella sfera amorosa e cosa invece non siamo intenzionati a tollerare. Il risultato sarà una maggiore consapevolezza di quello che si desidera trovare nelle relazioni e la capacità di comunicare i propri bisogni, così come ascoltare quelli del partner.
Una maggiore fiducia e complicità: potrebbe sembrare banale, ma essere in grado di aprirsi e confidarsi serenamente con il proprio partner non è sempre scontato. Ritrovare l’intimità emotiva e l’intesa perfetta all’interno della relazione è spesso uno degli obiettivi della terapia di coppia.
L’accettazione del proprio passato e di quello del partner: in una coppia è fondamentale essere consapevoli delle proprie esperienze passate, riconoscerle ed elaborarle al meglio affinché non impattino negativamente sul presente o futuro della relazione. Attraverso un percorso di terapia, è possibile imparare ad accettare sia il proprio passato sia quello dell’altra persona con cui si ha intenzione di costruire un progetto di vita.
Il riconoscimento e l’accettazione dei difetti di entrambi: con l’aiuto di un professionista è possibile mettere a fuoco quelle dinamiche e quei meccanismi, positivi e negativi, che caratterizzano il nostro modo di relazionarci. Imparare a riconoscerli e correggerli, se necessario, aiuterà entrambi a costruire un rapporto più consapevole e sincero.
SICUREZZA IN CITTÀ, PER COMBATTERE IL BOOM D’INCIDENTI ARRIVA IL GALATEO DELLA “GENTLE MOBILITY”: SUL PODIO DELLE CITTÀ DOVE LA MOBILITÀ È PIÙ “MALEDUCATA” ROMA, MILANO E NAPOLI, ECCO I COMPORTAMENTI PIÙ DETESTATI DA DONNE E UOMINI
Monopattini a zig zag in contromano, e-bike che attraversano col rosso, shared-car sulle piste ciclabili: ecco alcuni dei comportamenti che, uniti ai più noti pericoli del traffico privato, mettono a rischio vita e benessere dei cittadini. Nelle metropoli cresce, infatti, il numero d’incidenti mortali (+33%) legati ai mezzi “smart” ritenuti sicuri e sostenibili. Per invertire la tendenza, sociologi e psicologi stilano 10 semplici regole da seguire per vivere più serenamente la città in sella o al volante: a Milano, grazie a Dentsu Creative, è nato perfino un contest tra 150 studenti per promuovere la mobilità gentile attraverso una campagna di comunicazione d’impatto ad hoc
È risaputo che muovendosi per le strade delle grandi città ci si possa imbattere in sempre più maggiori pericoli: traffico privato, mezzi pubblici, sharing mobility e migliaia di pedoni si muovono in una “giungla urbana” dove, alle violazioni del codice della strada e allo stato precario delle vie di comunicazione, si aggiunge un fenomeno più subdolo e recente, la “mobilità maleducata”, causata da stress, noncuranza e poco rispetto per sé e per gli altri. Ecco perchéc’è sempre più bisogno di promuovere la “gentle mobility”: un trend globale che, alla luce dei dati emersi all’interno delle principali metropoli mondiali, consenta di potersi spostare in città in sicurezza, garantendo la cosiddetta “mobilità gentile” tra pedoni e guidatori dei diversi mezzi privati e pubblici, con tutti i vantaggi che ne conseguono sia a livello sociale sia dal punto di vistaambientale. Da Parigi a Bogotà, da San Francisco a Londra, sono decine infatti le iniziative che in giro per il mondo stanno promuovendo questo nuovo trend globale, in grado d’impattare positivamente sul tessuto urbano delle più grandi metropoli in tutto il mondo fino alle grandi città in Italia. Così a Milano, grazie all’agenzia creativa internazionale Dentsu Creative, è nato un contest tra oltre 150 studenti per promuovere la mobilità gentile attraverso una campagna di comunicazione d’impatto ad hoc.
Iniziative motivate da numeri drammatici. Stando a quanto indicato da un recente reportACI, infatti, oltre 7 incidenti su 10 avvengono nei centri abitati. E non è tutto perché, secondo l’ultimo rapporto Istat, le zone più colpite sono proprio le grandi metropoli: solo a Roma se ne segnalano quasi 10mila, seguono Milano, con poco più di 7mila incidenti, e Torino con meno di 3mila casi. Dalle città si passa poi ai mezzi coinvolti nei singoli incidenti, con un occhio di riguardo a quelli che sono risultati mortali: circa un terzo delle morti totali coinvolgono pedoni o biciclette.I monopattini, invece, sono stati coinvolti in 811 incidenti (circa il 3% del totale). Inoltre, nel solo 2021 sono stati 235gli incidenti mortalitra i guidatori di monopattini e biciclette(+33% rispetto all’anno precedente). E a piedi? l’indice di mortalità per i cittadini a passo d’uomo risulta di 4,6 volte superiore addirittura alla mortalità degli occupanti di autovetture (0,7 su 100). Ora una domanda sorge spontanea: qualisono le ragioni scatenanti dietro a questa crescita eccessiva? Un primo spunto arriva dalla rivista statunitenseThe Atlantic, secondo cui icittadini americani risultano in generale più arrabbiati e stressati a causa, in particolar modo, del lavoro e questo si ripercuote inevitabilmente sul comportamento adottato nella vita privata e nella modalità con cui vengono svolte le diverse attività quotidiane, tra cui la guida del proprio veicolo e, banalmente, anche il semplice rispetto delle normative stradali in vigore.
Ma quali sono gli atteggiamenti più detestati e ritenuti pericolosi da chi si muove in città?
Per gli uominiè inaccettabile vedere auto o mezzi condivisi parcheggiati su marciapiedi e strisce pedonali (34%), in particolar modo per i padri in giro con il passeggino o educatori che si devono occupare di pazienti in carrozzina o con disabilità, oppure imbattersi in persone in monopattino che circolano a zig zag in mezzo alla carreggiata (29%), in ciclisti al di fuori delle corsie loro dedicate, magari affiancati (26%); a chiudere la top 5 al maschile ci pensano coloro chenon lasciano il posto ad anziani o signore sui mezzi pubblici (23%) echi abbandona shared-car e shared-scooter sporchi o in condizioni tali da non essere utilizzabili dal fruitore successivo(19%). E cosa fa imbestialire invece le donne? Sul podio il fatto di salire dai mezzi pubblici senza dare la precedenza a chi deve uscire (43%), abbandonare i mezzi smart condivisi al di fuori della città (35%), attraversare la carreggiata dove non è possibile anche in bicicletta o in monopattino (28%). Chiudono la classifica delle cittadine la velocità eccessiva con cui si circola nelle aree pedonali (17%) e la maleducazione dei conducenti, sia di veicoli pubblici sia privati, che raramentelasciano attraversare i pedoni sulle strisce pedonali (12%). Ecco il quadro che emerge da un’indagine condotta da Authoriality per Dentsu Creative, effettuato con metodologia WOA (Web Opinion Analysis) su circa 1200 italiani di età compresa tra i 20 e i 50 anni, attraverso un monitoraggio online sui principali social network, blog, forum e community dedicate. Dalla stessa indagine emergono anche le città italiane dove la mobilità risulta più “maleducata” secondo i cittadini: Roma si piazza al primo posto (61%), davanti a Milano (59%) e Napoli (55%), chiudono la top 5 Torino (52%) e Bari (47%). Ma com’è possibile quindi educare i cittadini al rispetto per gli altri su strade e mezzi pubblici e ridurre notevolmente il numero di incidenti in città? Secondo gli esperti tutto prende forma da iniziative mirate ed efficaci utili a promuovere la cosiddetta “gentle mobility”, vale a dire la possibilità di muoversi all’interno della propria città in una condizione di maggiore sicurezza e serenità.
“In maniera inconsapevole, quando si è in strada si pensa di entrare in una zona di proprietà e si disinnescano tutta una serie di criteri sociali – afferma la psicanalista Vera Slepoj – La macchina, la bicicletta, il monopattino, la moto diventano la casa, una sorta di estraneazione dal mondo esterno: nella macchina si parla, si litiga, si mangia, si dorme. Esiste una visione limitata dei rischi, una sorta di ignoranza legata all’uso dei mezzi. L’aggressività alla guida è l’estensione di un’aggressività soggettiva dell’individuo; la tendenza a non controllare questi stadi è molto alta. Occorre fare una campagna massiccia sulla conoscenza di mezzi come monopattini e biciclette. Conoscenza, consapevolezza e senso di responsabilità verso gli altri sono fondamentali per una mobilità gentile”.
Per una mobilità più sicura e consapevole, si è svolta a Milano un’iniziativa virtuosa: il contest “Dentsu Creative Comes to Town” aperto agli studenti delle scuole di comunicazione e dei master nelle discipline dell’advertising di tutta Italia e promosso in collaborazione con Accademia di Comunicazione, IED Milano, NABA – Nuova Accademia di Belle Arti, POLI.design, ALMED – Università Cattolica del Sacro Cuore, Università degli Studi di Milano e il magazine online Perimetro. Per l’occasione oltre 150 studenti sono scesi in campo con l’obiettivo d’ideare e realizzare una campagna di comunicazione dedicata alla promozione della mobilità gentile e dello spazio urbano in quanto luogo d’inclusione e rispetto. A “firmare” le creatività delle campagne premiate Dario Casazza, Madalina Tone, Fabiana Canamero e Vlad Sliusarenco (Accademia di Comunicazione di Milano), Elisa Casè, Lorenzo Vastola, Luca Montanari e Virginia Della Giorgia(Accademia di Comunicazione di Milano)e Marina Reitano(ISIA – Istituto Superiore Industrie Artistiche di Urbino).
“Per il nostro debutto ufficiale abbiamo deciso di collaborare e coinvolgere quelle realtà che tutti i giorni si impegnano a formare i giovani comunicatori del futuro: le università e le scuole di comunicazione. E abbiamo scelto un tema, quello della mobilità gentile, ancora poco esplorato e comunicato, che è coerente con la nostra idea di creatività non fine a sé stessa, ma capace dicreare cultura, portare beneficio alla società e laddove possibile, inventare il futuro – ha dichiarato Emanuele Nenna, CEO & Chairman di Dentsu Creative – Perché ciò avvenga si devonomettere in moto le idee e le energie dei giovani. Ed è proprio per questo che abbiamo deciso dicoinvolgere le nuove generazioni, con l’obiettivo di fare di Dentsu Creative il luogo in cui ogni creativo potrà trovare spazio e opportunità per realizzare il miglior lavoro della sua carriera”.
Dall’Italia all’Europa, il viaggio alla scoperta delle iniziative utili a promuovere la mobilità gentile è una tendenza che è arrivata anche oltralpe. Parigi, secondo quanto riportato dalla BBC, ha strutturato il progetto “15-minute city”: si tratta nello specifico di una riqualificazione urbanaa 360° che offre la possibilità ai cittadini di effettuare tutte le attività quotidiane a distanza di 15 minuti a piedi o in bicicletta. La stessa iniziativa prevede anche la realizzazione di 180 km aggiuntivi di piste ciclabili e di 180mila parcheggi per bicilette entro il 2026. Dall’Europa si vola persino in Colombia, a Bogotà, dove la domenica e nei giorni festivi viene applicato un programma denominato “Ciclovia” che vieta alle auto di circolare in alcune zone la domenica e nei giorni festivi: ciò “libera” parte della metropoli e attira inevitabilmente più di un milione e mezzo di persone tra ciclisti, pedoni e appassionati di jogging lungo i percorsi car free. E ancora, San Francisco, durante la pandemia, ha lanciato l’iniziativa “Slow Streets” che utilizzavasegnaletica e barriere utili a limitare il traffico automobilistico lungo 30 percorsi nel tentativo di renderli più adatti a pedoni e ciclisti. Stando a quanto raccolto dalla città, si è registrata unariduzione del traffico veicolare pari al 50% e, allo stesso tempo, un aumento sia di pedoni(+17%) sia di ciclisti (+65%) nei giorni feriali.
La “gentle mobility” è promossa anche da un panel di esperti che hanno stilato il galateo della mobilità gentile con 10 semplici regole da seguire per vivere più serenamente la città in sella o al volante:
1) Mettersi alla guida in condizioni psicofisiche ottimali: serenità e tranquillità sono indispensabili per salire alla guida di un mezzo.
2) Avere conoscenza e senso di responsabilità: quando si guida qualsiasi mezzo, occorre essere consapevoli di ciò che si fa, agendo nel pieno rispetto degli altri guidatori o pedoni.
3) Guidare il proprio mezzo con attenzione e prudenza: conoscere e rispettare le regole del codice stradale è fondamentale per muoversi per strada in sicurezza.
4) Preferire mezzi sostenibili: quando si viaggia, è possibile fare scelte rispettose dell’ambiente, come preferire viaggiare sui mezzi pubblici o scegliere di muoversi a piedi o in bicicletta, contribuendo così ad abbassare le emissioni nocive nell’aria.
5) Parcheggiare solo negli spazi consentiti: Non lasciare mai il proprio mezzo nelle aree non consentite; oltre a violare il codice della strada, è possibile che si intralci il cammino anche degli altri.
6) Evitare di transitare con il proprio mezzo dove non è consentito: evitare di pedalare in bicicletta sul marciapiede o passare con la macchina nelle aree pedonali; oltre a rischiare sanzioni si può incorrere in incidenti con altri pedoni o guidatori.
7) Segnalare spostamenti/cambio di corsia: la strada non è di nostra proprietà; occorre sempre segnalare agli altri quando si decide di cambiare corsia o di entrare/uscire da un posto.
8) Dare la precedenza sui mezzi pubblici: se si viaggia sui mezzi, garantire sempre la seduta alle fasce d’età più deboli come anziani, donne incinta e bambini.
9) Lasciare il mezzo in condivisione in un’area che non ostacoli la viabilità: quando si abbandona un mezzo di sharing, occorre lasciarlo in un luogo che non intralci la viabilità e che sia facilmente reperibile da un altro utente.
10) Non sporcare e non fumare se si viaggia in compagnia: sui mezzi pubblici come in auto, quando si viaggia con altri occorre fare attenzione agli spazi condivisi e non recare fastidio agli altri con le proprie azioni
Mancano poche ore alla prima serata del Festival di Sanremo, non potevamo farci trovare impreparati; ecco per voi dei cocktail dedicati da provare durante i vostri gruppi ddi ascolto.
Questa volta non sarà solamente tutta “colpa del whisky” ma anche del gin, del rum e del vermouth. L’accostamento cocktail musica italiana è sempre stato presente nei testi delle canzoni dei più importanti artisti rappresentando una modalità di narrare storie di vita, d’amore e di divertimento. Da Enzo Jannacci e Giorgio Gaber, che nella loro “Birra” chiedevano alla barista “uno shot freddo, con o senza schiuma”, al “Whisky soda e Rock ‘n’ Roll” di Renato Carosone, passando per lo storico “Champagne” di Peppino di Capri per “brindare ad un incontro”, fino all’improbabile accoppiata “Tequila e Guaranà”, hit estiva a firma di Elodie. L’abbinamento cocktail-musica è da sempre un’esperienza che unisce i sensi del gusto e dell’udito per creare un’atmosfera unica e piacevole che trova il suo apice nella settimana del Festival di Sanremo dove un buon cocktail può essere reso ancora più speciale se accompagnato dalla giusta colonna sonora e dalla giusta compagnia.
Proprio per l’occasione del Festival un panel di esperti bartender ha creato “Sanremology”, la prima drinklist creata per celebrare attraverso 10 gustosi e variegati cocktail le più iconiche canzoni che hanno fatto la storia vincendo la kermesse ligure.
“Il Festival di Sanremo è stato ed è tuttora uno degli eventi più importanti per la socialità in Italia. Ogni anno, infatti, questo evento riunisce milioni di persone, famiglie e gruppi d’ascolto per seguire le esibizioni dei cantanti e divertirsi e per celebrare la cultura e la tradizione musicale italiana – afferma Riccardo Campagna, Spirit Advocate di Mavolo Beverages(Mavolo.it), azienda che importa e distribuisce distillati, spirits e champagne – Cosa c’è di meglio di farlo abbinandoci un cocktail e creando così un’esperienza ancora più coinvolgente e conviviale: la musica, infatti, ha il potere di influire sulle emozioni e sulla percezione del gusto, rendendo l’esperienza di sorseggiare un drink ancora più intensa e piacevole”.
Ed è proprio in occasione del festival di Sanremo che, il volto tv e campione del mondo di bartending Bruno Vanzan, per celebrare l’ultima hit trionfatrice del Festival “Brividi” di Mahmood & Blanco, ha “portato sul palco” dell’Ariston, all’interno del format #CitofonarePassoni con il famoso speaker radiofonico Diego Passoni il suo Spicy Thrill: una rivisitazione piccante del Tommy’s Margarita, con tequila Don Ramón infusa nel peperoncino, succo di lime e sciroppo d’agave, una combinazione perfetta per creare quella sensazione di piacere che parte dal palato e corre lungo la schiena, proprio come è successo a molti ascoltando la traccia vincitrice nel 2022.
Cocktail innovativi ma anche grandi classici: dal mitologico Angelo Azzurro che è stato scelto per celebrare Francesco Renga che trionfò al Festival del 2005 con la sua “Angelo”. Tornando ancora più indietro nel tempo, l’Old Fashioned viene dedicato all’immortale “Non ho l’età” di Gigliola Cinquetti (1964), mentre il Blue Lagoon non può che essere associato all’iconica “Blu dipinto di blu” di Domenico Modugno del 1958. Ma cosa c’è di meglio di unRed Sunset per brindare ai tramonti rosso fuoco di Nord-Est? Questo cocktail analcolico è stato scelto in abbinamento alla canzone “Luce” di Elisa che sbancò la Riviera dei Fiori nel 2001. Riferimenti alle canzoni ma non solo: il Monkey Gland dedicato a “Occidentali’s Karma” di Francesco Gabbani è una chiara citazione della “scimmia nuda” che il cantautore ha portato sul palco dell’Ariston nel 2017. L’aroma dolce e il profumo delicato del Rose Cocktail non potevano non essere associati alla canzone di Simone Cristicchi “Ti regalerò una rosa” (2007), mentre a coloro che vogliono stare solo per un momento “Zitti e buoni” viene consigliato il drink A Moment of Silence, dove il whisky presente nella composizione potrà regalare un breve istante di degustazione in pace con il mondo prima di riprendere a scatenarsi proprio come i Maneskin nel 2021 sul palco dell’Ariston. Chiudono la drinklist della “Sanremology” il Moneymaker, che con il verde alla base della sua miscelazione rievoca la celebre “Soldi” di Mahmood del 2019, e Hellfire, cocktail in grado di far tornare alla mente “Non è l’inferno”, grazie alla quale Emma trionfo nel 2012.
Ecco infine le 10 ricette per preparare a casa i cocktail protagonisti del trend “Sanremology” e godersi al meglio il Festival cantando con amici e parenti:
· SPICY THRILL: “Brividi” – Mahmood & Blanco
· BLUE LAGOON: “Nel blu dipinto di blu” – Domenico Modugno
· ANGELO AZZURRO: “Angelo” – Francesco Renga
· A MOMENT OF SILENCE: “Zitti e Buoni” – Maneskin
· MONEYMAKER: “Soldi” – Mahmood
· OLD FASHIONED: “Non ho l’età” – Gigliola Cinquetti
· MONKEY GLAND: “Occidentali’s Karma” – Francesco Gabbani
· ROSE COCKTAIL: “Ti regalerò una rosa” – Simone Cristicchi
· HELLFIRE: “Non è l’inferno” – Emma
· RED SUNSET: “Luce (Tramonti a Nord-Est)” – Elisa
Soggiorno all’insegna della curiosità e dell’originalità. Un viaggio per le vie della Capitale in cerca dei luoghi e dei palazzi meno conosciuti ma altrettanto affascinanti
Sono tanti gli angoli della città eterna che vale la pena esplorare: piccole curiosità originali in grado di sorprendere chiunque abbia voglia di avventurarsi tra le vie di Roma. Palazzi bizzarri, cripte nascoste, antichi unguenti e opere d’arte incompiute: incamminarsi lungo le vie della capitale può portare i visitatori a conoscere ed approfondire la storia di una città unica la mondo che è stata crocevia di popoli e culture diverse tra loro. Fascino e curiosità sono gli ingredienti perfetti per un viaggio alla scoperta di una Roma insolita che non può che iniziare dalle stanze di uno dei luoghi più raffinati ed esclusivi di Piazza Navona: l’Eitch Borromini, una dimora storica realizzata dal Borromini, ricca di sorprese.
Roma è una città unica al mondo, ricca di storia e cultura, famosa per i suoi monumenti simbolo e per il suo fascino innato che conquista chiunque la attraversi. C’è sempre qualcosa di nuovo da vedere e luoghi magici da esplorare, talvolta meno noti, ma non per questo meno accattivanti. Passeggiando, ad esempio, nelle vicinanze di Trinità dei Monti, può capitare di imbattersi in un palazzo atipico, caratterizzato da porte e finestre bizzarre. L’edificio noto anche come “la casa dei mostri” deve il suo nome a Federico Zuccari, noto pittore italiano che lo progettò e ne fece il suo studio alla fine del XVI secolo. Le cornici esterne di questa dimora sembrano enormi bocche aperte, pronte a spaventare i visitatori, ma una volta varcata la soglia, al suo interno si trova la Biblioteca Hertziana: uno dei più rinomati istituti di ricerca al mondo per la storia dell’arte italiana. A proposito di luoghi che non passano inosservati, vale la pena entrare almeno una volta nell’antica Farmacia di Santa Maria della Scala: qui furono sperimentati i primi rimedi contro la peste ed altre malattie diffuse nel 1500. Ancora oggi sono presenti gli strumenti di pesatura, i vasi, i mortai, i libri di ricette e le ampolle che i frati utilizzavano per contenere prodotti a base di erbe e unguenti miracolosi. Tra i medicamenti più celebri è ancora conservata in un’urna “la Teriaca”, un preparato in grado di far passare qualsiasi malanno, così antico da risalire all’epoca dei Romani. E a proposito di frati e luoghi antichissimi, vale la pena visitare anche la chiesa di Santa Maria della Concezione dei Cappuccini dove si trova una cripta decorata con le ossa di 4000 frati cappuccini raccolte tra il 1528 ed il 1870. Un luogo spettrale e architettonicamente insolito, capace di impressionare molti visitatori che talvolta preferiscono un rapporto meno diretto con l’aldilà, andando a rendere omaggio ai propri idoli al Cimitero Acattolico. Qui si trovano le tombe di moltissimi celebri scrittori, poeti, politici e artisti: da John Keats, a Shelley, fino a Carlo Emilio Gadda, Antonio Gramsci e infine Andrea Camilleri, scrittore siciliano che ha dato vita al famosissimo Commissario Montalbano. Tra le curiosità che vale la pena citare ci sono anche due chiese molto particolari: Santo Stefano Rotondo, risalente al V secolo, è una delle pochissime chiese a pianta rotonda di Roma, decorata con colonne di marmo; ma anche quello che viene definito il “piccolo duomo di Milano”, la chiesa del Sacro cuore del Suffragio, caratterizzata da guglie aguzze in stile gotico. Infine, un’altra tappa imperdibile è laCasa Museo Hendrik Christian Andersen, situata nel quartiere Flaminio. L’edificio, costruito su idea dell’artista nel 900, è stato lasciato in eredità allo stato italiano che ne ha fatto un luogo unico dove sono esposte le monumentali statue, i busti-ritratto e i disegni-progetto che Andersen fece per il World Center of Communication che però non venne mai realizzato. All’interno sono visitabili anche lo Studio, l’atelier e l’appartamento dell’artista.
E’uscita la terza e nuova edizione di “Ricette per l’oceano”, il ricettario di MSC Marine Stewardship Council, organizzazione non profit che promuove la salute degli oceani tramite un programma per la pesca sostenibile. Il ricettario ha l’obiettivo di ricordare a tutti che la salvaguardia dell’oceano inizia dalla nostra cucina, o meglio: dal nostro carrello della spesa. Scegliere prodotti ittici certificati sostenibili, infatti, è un’azione semplice e a disposizione di tutti per promuovere una pesca che mantenga in salute le risorse ittiche e riduca il proprio impatto sulla flora e la fauna marina. Il marchio blu di pesca sostenibile e certificataMSC aiuta i consumatori a identificare i prodotti ittici provenienti da una pesca rispettosa di mari e oceani. “Ricette per l’oceano 2023” è composto da 10 ricette al sapore dell’oriente create da Chef e esperti di cucina per MSC, che ci faranno scoprire la bontà del portare in tavola prodotti ittici sostenibili e ci trasporteranno in un viaggio del gusto grazie a ingredienti esotici e poco conosciuti, ma facilmente reperibili nei negozi etnici di tutte le città italiane. Tra le ricette spicca quella del Boribap di merluzzo certificato MSC: un piatto sud-coreano a base di orzo, merluzzo e Gochuang (una pasta di peperocino piccante che si trova facilmente nei principali negozi etnici di ogni città) creato per MSC da Fabrizio Ferrari, Chef lecchese stellato Michelin, appassionato di cucina coreana e proprio per questo trasferitosi con la famiglia in Corea del sud, dove è diventato una vera e propria celebrità. “In Italia come in Corea, i prodotti del mare sono il mio ingrediente preferito” afferma lo chef Ferrari. “Sono estremamente affascinato dalla grande varietà esistente di pesci, crostacei e molluschi; il pensiero che possano scomparire mi sprona a impegnarmi per proteggerli: è una battaglia che voglio intraprendere insieme a MSC e a quante più persone possibile, perché sono convinto che tutti insieme possiamo proteggere la salute dei nostri mari”. Il ricettario è gratuito e disponibile per chiunque voglia sperimentare una cucina speziata, semplice e sostenibile all’indirizzo www.msc.org/it/i-nostri-ricettari, dove è possibile reperire anche le precedenti edizioni, realizzate con la collaborazione rispettivamente dello Chef Max Mariola e degli Chef in Camicia. Prodotti ittici sostenibili certificati MSC: buoni per te, buoni per l’oceano.
Ricette per l’oceano 2023
Boribap di merluzzo certificato MSC dello Chef Fabrizio Ferrari Una rivisitazione moderna e salutare del Boribap, un piatto della tradizione coreana a base di riso d’orzo.
Hotpot di pesce certificato MSC dello Chef Wood Una zuppa cinese piccante e da condividere, un piatto sempre più popolare tra gli amanti della cucina asiatica in Italia.
Curry di tonno certificato MSCdello Chef Ari Galih Direttamente dalla tradizione culinaria indonesiana, un curry caldo e speziato per riscaldare le fredde serate invernali.
Somen noodles in brodo con cappellano certificato MSCdellaChefKaoru Ariga Un ramen caldo, leggero e salutare che unisce la morbidezza dei noodles di frumento alla croccantezza del cappellano rosolato.
Salmone certificato MSC su crema di verdure e misodelloChef Derek Cheong Il sapore del salmone selvaggio viene esaltato da una morbida crema di verdure e miso.
Zuppa di curcuma e gamberetti certificati MSC della Chef Charlotte Langley Una zuppa sana e gustosa che esalta i sapori delicati dei gamberi e della curcuma.
Pesce bianco certificato MSC su noodles di zucchine coloratedelloChef Ralf Harms Una leggera crema di cocco al curry insaporisce gli spaghetti di verdura che fanno da contorno al pesce bianco.
Vongole certificate MSC stufate con aglio e tofu dello Chef David Liu La sapidità delle vongole si unisce alla morbidezza del tofu in una zuppa calda e avvolgente.
Capesante certificate MSC e funghi Shiitake al sake della Chef ChioriCapesante e funghi shiitake cotti a fuoco lento in una salsa agrodolce e saporita.
Nasello certificato MSC con crema di cocco e verdure grigliate della Chef Naledi Toona La cremosa salsa di cocco e le verdure grigliate croccanti esaltano la tenerezza del nasello.
È già Sanremo mania. A pochi giorni dall’inizio del Festival più atteso dagli italiani (7-11 febbraio), in rete impazzano mille quesiti su partecipanti, conduttori e ospiti. AvantGrade.com – agenzia SEO, SEA e Web Analytics – ha analizzato i Trend di Google dall’1 dicembre 2022 al 30 gennaio 2023 scoprendo per quali cantanti in gara c’è maggior interesse online e stilando il podio. Chi ha fatto registrare un’impennata maggiore di ricerche su Google è Marco Mengoni, che si aggiudica il primo posto. A seguire Elodie: per lei +300% di ricerche. Terzo classificato è invece Ultimo, con +140% di ricerche. Sabato 11 febbraio capiremo se il motore di ricerca sarà stato profetico.
Intanto però, su Google il dibattito riguardo al Festival di Sanremo va oltre i partecipanti in gara. Tanto interesse intorno ai conduttori, tra cachet e vita privata. Ecco che “compenso Chiara Ferragni Sanremo”fa registrare una forte impennata di ricerche. Lo stesso vale per la giornalista Francesca Fagnani, per la quale però, il tema correlato dominante riguarda la vita sentimentale: “Francesca Fagnani fidanzato” fa registrare un poderoso +200% di ricerche. C’è poi Paola Egonu: Google Trends rivela una forte correlazione fra la pallavolista e l’argomento “razzismo”. La futura co-conduttrice ha infatti raccontato di essere stata vittima di discriminazioni anche in relazione alla sua vita privata.
Sul motore di ricerca si discute molto anche della possibile partecipazione a Sanremo di Volodymyr Zelensky, presidente dell’Ucraina: “Sanremo Zelensky” mostra un +2.850% di ricerche e si discute moltodi ByoBlu – associazione culturale che promuove il suo punto di vista su questioni di carattere politico – che ha lanciato una petizione contro la partecipazione del leader ucraino al Festival. “ByoBlu petizione Sanremo” ha infatti registrato una forte impennata di ricerche.
Spicca poi l’interesse per altri due personaggi: il primo è Gaetano Castelli, fautore della più grande scenografia di sempre (+650% nei trend di ricerca). Il secondo è Beppe Vessicchio, il maestro d’orchestra più amato dagli italiani, che quest’anno non coordinerà i musicisti al Festival. Per lui +130% di ricerche.
Grandissima attesa per il FantaSanremo, sempre più partecipato soprattutto tra i giovani: a confermarlo la forte impennata di ricerche su “FantaSanremo 2023”. E poi le Cover, che sembrano infiammare il web, argomento assolutamente in trend: “duetto Sanremo 2023” fa registrare un +4.050% di ricerche. Tra i più googlati: “Duetto Marco Mengoni Sanremo 2023”.