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LA PRIMA MATITA DA TRUCCO AL MONDO CHE SI PIANTA E FA NASCERE FIORI

12 lunedì 2021 visualizzazioni:

La prima matita da make up al mondo che si pianta dopo l’uso è arrivata. Lanciata in anteprima mondiale e in limited edition in Italia dalla danese Sprout, già nota per aver creato le uniche matite da disegno piantabili. L’azienda fa un nuovo passo in avanti per dare una seconda vita a prodotti di uso quotidiano che si prendono cura dell’ambiente con innovazioni 100% sostenibili, questa volta rivolte  all’industria della cosmetica che produce ogni anno 120 miliardi di unità di imballaggi e che ha di fronte la sfida di migliorare l’impatto ambientale dei suoi prodotti. Per la commercializzazione su più ampia scala della matita, protetta da brevetto, certificata contro le allergie, priva di sostanze chimiche e adatta anche ai vegani, Sprout è aperta anche a sinergie con possibili partner della cosmetica.

Hai mai pensato che il make up usato invece di finire tra i rifiuti potrebbe essere un tesoro per il pianeta e tornare a nuova vita? Sembra incredibile ma adesso è possible.

Sprout World, l’azienda danese nota per aver assunto la missione di ripensare prodotti di uso quotidiano rendendoli più sostenibili, ha inventato il primo eyeliner con una capsula all’estremità contenente alcuni semi. Basta piantare a testa in giù la matita, una volta divenuta troppo corta per poter essere utilizzata, e dopo pochi giorni ecco nascere dei bellissimi fiori selvatici. 

L’idea nasce in azienda, dove peraltro circa l’80% dei dipendenti sono donne, durante un workshop creativo in cui sono state proprio le lavoratrici a segnalare che tra i prodotti di uso quotidiano, che ognuna aveva sempre con sè, c’era proprio una matita da trucco e in particolare quella da occhi. Quale modo migliore, anche in una logica di economia circolare, che rendere sostenibile e piantabile una matita di questo tipo con l’obiettivo di ispirare comportamenti virtuosi nella vita di tutti i giorni.  

Il concetto alla base è semplice: se puoi piantare una matita da trucco dopo l’uso, che cos’altro può fare ciascuno di noi per aiutare il pianeta? Sono i piccoli gesti che contano e questo è un inizio.  Allo stesso tempo, la matita è un’innovazione, geniale nella sua semplicità, che può stimolare l’industria della cosmetica a muoversi in direzione di una maggiore sostenibilità, anche considerando che ogni anno produce circa 120 miliardi di unità di imballaggi. Disegnare un prodotto che dall’inizio a fine vita sposa questa filosofia di sostenibilità e riuso è un’ispirazione in questo senso. 

Un eyeliner unico al mondo: solo ingredient naturali, priva di microplastiche, certificate contro le allergie e arricchito da olio naturali, prodotto in Europa e in modo socialmente responsabile

Lanciato in anteprima e in limited edition in Italia, tra i maggiori mercati del mondo, insieme a Svezia e Danimarca, il Progetto potrà essere implementato anche grazie a partner locali
Una limited edition in anteprima mondiale per l’Italia: dove trovarla e come piantarla
1. Usare normalmente la matita fino a che diventa troppo corta per servirsene
2. Piantarla in un vaso con la capsula dei semi verso il basso e leggermente coperta dalla terra 
3. innaffiare ed esporre alla luce del sole 
Dopo 7-12 giorni, l’eyeliner germoglierà e dare vita ai fiori

12/04/2021

di Sofia D’Altrui

 

Fare start up in Italia

09 venerdì 2021 visualizzazioni:

Una vera lezione con i toni dell’avventura: in 120 pagine i segreti per fare startup nel Belpaese

Francesco Magro, CEO e fondatore di Winelivery, sceglie di raccontarsi e raccontare la sua avventura nella foresta dell’imprenditoria italiana scrivendo nel suo primo libro, Fare Startup in Italia, quelli che sono i punti chiave per poter raggiungere il successo in Italia partendo da zero.

Una lettura facile, veloce ma soprattutto pragmatica: ricca di spunti e di esercizi che in un tempo di lettura di qualche ore sono capaci di trasmettere i capisaldi dell’aspirante startupper Italiano.

Come cita in apertura, per fare startup non bisogna nascere imprenditori o “startuppari” basta avere le idee ben chiare, essere pronti a mettersi in gioco ma soprattutto sbagliare avendo la capacità di non demordere e rimettersi subito in carreggiata.

Un libro adatto a tutte le nuove generazioni, a chi ha la stoffa dello startupper o pensa di averla, ma che è pervaso da domande come: Come si fa ad avviare una startup? Come farsi venire una buona idea? Come si capisce se è una buona idea? E cosa fare una volta che la si è trovata? Lasciamoci trasportare dal racconto di chi una startup l’ha fondata che in queste pagine racconta la sua storia condividendo le lezioni più importanti che ha appreso, ma anche gli errori e gli strumenti che hanno fatto di lui un imprenditore di successo. Perché la verità è che tutti possono trasformare un’idea in business e, soprattutto, che vale davvero la pena di provarci. 

Mentre Winelivery al suo quinto anno di attività è diventata il player numero uno nel mondo della drink delivery in Italia, Francesco Magro è entrato nella classifica Businessperson of the Year 2020 ed è stato citato da Capital tra i “Next 40” ovvero i volti che nel prossimo futuro conquisteranno la copertina della rivista.

Alla domanda “perchè hai scritto questo libro?” Francesco risponde “Perchè se l’avessi potuto leggere io stesso qualche anno fa avrei evitato errori ed avuto una un’idea più chiara di cosa andava fatto: spero quindi di poter dare una mano, magari di facilitare il percorso ai Francesco di oggi, a tutti coloro che stanno sognando di far nascere la loro prima startup”.

Il libro, disponibile in esclusiva su Amazon, nel giro di una settimana è già il best seller nella categoria economia. Leggere per credere.

di redazione digital

9/04/2021

Un nuovo modo di interpretare il prosecco doc

08 giovedì 2021 visualizzazioni:

Tosti1820 produce vini e spumanti dal 1820: 200 anni di vendemmie all’insegna della qualità per un’azienda familiare guidata da 7 generazioni dalla famiglia Bosca. Un patrimonio fatto di anni di tradizione e cultura nella vinificazione che ha portato a individuare le migliori zone di coltivazione e i migliori metodi di lavorazione delle uve. Questa lunga esperienza permette a Tosti1820 di produrre bollicine di qualità con una forte identità.

Innovazione e tradizione arricchiscono da sempre l’offerta di bottiglie nuove, come il Prosecco doc Rosè.

Un nuovo modo di interpretare il Prosecco doc che, nel rispetto della tradizione, sposa il vitigno Pinot nero per far nascere un piacevole spumante rosato dalle caratteristiche di mineralità, freschezza e leggera aromaticità. Un profilo giovane e fresco per queste bollicine dal colore rosa tenue e dai profumi inebrianti.

Una bottiglia per le vostre occasioni speciali che potrete anche personalizzare nella sezione del sito dedicata https://tostishop.it/collections/bottiglie-personalizzate/products/bottiglie-personalizzate-per-qualsiasi-occasione?variant=35764092797086

di redazione digital

9/04/2021

“IO C’ENTRO”: 20 storie dalla città invisibile

08 giovedì 2021 visualizzazioni:

“IO C’ENTRO”: 20 storie dalla città invisibile degli anziani bloccati in casa per il Covid

Ritratti e testimonianze raccolte dagli operatori della Fondazione Somaschi Onlus impegnati nel servizio di Custodia Sociale svolto in convenzione con il Comune di Milano

Da invisibili a modelli per un giorno. Sono 20 anziani e persone fragili residenti nel Municipio 1 del capoluogo lombardo, compreso tra porta Garibaldi e Piazza XXIV Maggio, i protagonisti del progetto “IO C’ENTRO”, realizzato da Fondazione Somaschi Onlus nell’ambito degli interventi di Custodia Sociale finanziati dal Comune di Milano.

L’iniziativa, parte di un piano di azioni più ampio pensato insieme all’Unità Servizio Sociale Professionale Territoriale del Municipio per favorire il senso di vicinanza e l’integrazione sociale nel quartiere, nasce per dar voce a una popolazione “sommersa”, che ha fatto la storia della città e che da circa un anno è bloccata in casa per colpa del Covid-19.

Si tratta di 20 ritratti, accompagnati da brevi racconti di vita, narrati dagli stessi protagonisti. Gli scatti sono del fotografo Luca Meola, che in questi mesi ha affiancato gli operatori della Fondazione Somaschi Onlus durante le loro visite alle persone bisognose di aiuto che vivono nei caseggiati popolari del Municipio 1, una sorta di periferia nel centro della città.

Tra loro ci sono le sorelle Franca e Maria, 91 e 88 anni, immortalate dietro al bancone del piccolo negozio di componenti elettrici ereditato dal papà. Maria purtroppo se n’è andata lo scorso 27 febbraio e commuove ancora di più leggere la loro testimonianza “non ci siamo mai sposate, abbiamo avuto un compagno, ma noi due non ci siamo mai lasciate”. 

Ci sono anche Giovanni e Antonietta, insieme da 45 anni, che praticamente non escono più di casa per proteggere loro figlio Teodoros, disabile molto fragile, che per motivi di salute non può indossare la mascherina. 

C’è poi Tatiana, 80 anni, che racconta “il Coronavirus mi ha rovinato: da marzo a giugno non sono uscita e le gambe sono andate a ramengo” e ancora Mimmo, 88 anni, a cui manca molto la moglie ricoverata da ottobre in una RSA per l’Alzheimer “i primi giorni solo la cercavo per casa, ormai me ne sono fatto una ragione”, e Renato, che è mancato solo poche settimane fa e diceva “qua non ho nessuno a parte i custodi”.

I custodi sociali a Milano sono 160, sparsi per i vari Municipi. Le persone bisognose che seguono in condizioni normali sono migliaia e dall’inizio della pandemia si concentrano in particolare su anziani soli, persone fragili, nuclei familiari in difficoltà. Fondazione Somaschi dal 2015, con un’equipe di 7 operatori, si prende cura del bacino di residenti della zona 1, assistendo circa 350 persone. Vanno a trovarli a casa, li accompagnano dal dottore, in farmacia, a fare la spesa, sbrigano per loro pratiche burocratiche per pensione e invalidità, ma soprattutto “ci sono”. 

“Di norma riceviamo circa 100 telefonate al giorno – dice Elena Varini, che coordina l’equipe di Fondazione Somaschi – per diverse richieste di aiuto o più semplicemente per dare conforto e rassicurazioni. Prima della pandemia organizzavamo attività e laboratori di quartiere, per favorire la socializzazione e sviluppare reti di mutuo aiuto. Ora che gli incontri in presenza sono sospesi ci siamo riorganizzati creando occasioni diverse per mantenere in rete i cittadini e far sì che si prendano il più possibile cura di loro stessi e dei loro vicini. Così abbiamo digitalizzato ultraottantenni, messo in circolo piantine ed erbe aromatiche da curare, giornali e cruciverba, mascherine cucite per proteggere gli altri, poesie e ricette da commentare cucinare insieme a distanza. Perché la solitudine è uno dei problemi più gravi per le persone che assistiamo”.

“Il lavoro dei custodi sociali – commenta l’assessore alle Politiche sociali e abitative Gabriele Rabaiotti – è fondamentale e non si è mai fermato in questo anno complicato. I custodi – sentinelle sul territorio che ci aiutano ad avvicinare ed incontrare le vulnerabilità e il disagio – sono stati indispensabili per monitorare la situazione dei tanti anziani che vivono nella nostra città, in particolare di coloro che sono rimasti soli. Il progetto ‘IO C’ENTRO’, portato avanti dalla Fondazione Somaschi Onlus, intende ridare a queste donne e a questi uomini dignità, raccontare le loro storie, le difficoltà e la solitudine che hanno dovuto affrontare nel corso di questi mesi, ma anche la forza che ha permesso loro di resistere e andare avanti, creando una sorta di album che rappresenta una cruda realtà e ci aiuta a progettare un futuro migliore”.

di Sofia D’Altrui

9/04/2021

7 ricette nate per sbaglio e diventate di successo

07 mercoledì 2021 visualizzazioni:

Dalla cotoletta sbagliata al ghiacciolo, i piatti e gli ingredienti creati come “rimedio” che piacciono più degli originali

Si dice che sbagliando si impara, ma alle volte uno sbaglio si può rivelare un grande successo, anche migliore dell’originale. In cucina capita spesso di sbagliare, ma la storia è piena di errori che si sono rivelati dei capolavori, apprezzati da tutti.

Ultimo caso quello della cotoletta sbagliata nata nella capitale del piatto, Milano, nella cucina di un ristoratore. Matteo Stefani ha saputo trasformare quello che era nato come esperimento il suo marchio di fabbrica e il modo per sopravvivere alla crisi scatenata dalla pandemia lo scorso anno. Ma gli errori celebri in cucina sono molti, anzi molte ricette golose o prodotti sono nati da distrazioni, mancanze di ingredienti in cucina o addirittura per scherzo.

 Ecco le 7 ricette sbagliate più riuscite di sempre  

TARTE TATIN

Si racconta che a fine Ottocento una delle due sorelle Tatin, proprietarie dell’Hôtel-restaurant Tatin di Lamotte-Beuvron nella Loira in Francia, si sia dimenticata di mettere la pasta brisée nella teglia preparando la torta di mele. Invece di buttare tutto, mise la pasta sopra tutto e rovesciò la torta solo una volta finita la cottura. Il successo fu immediato e la torta di mele sbagliata divenne piatto simbolo dell’hotel e poi copiata in tutto il mondo.

COTOLETTA SBAGLIATA

La più giusta cotoletta sbagliata d’Italia nasce da una casualità in uno dei ristoranti della micro-catena di locali *Anche di Milano. Il macellaio chiede al proprietario Matteo Stefani di aiutarlo a smaltire braciole di maiale e lui chiede cosa possa farsene: “Cotolette”. “Un milanese come te che mi propone di fare la cotoletta con braciole di maiale, invece che con il vitello?”. E lui pronto: “Chiamala sbagliata allora!”. Così ha preso vita la cotoletta sbagliata: lonza di maiale, uova, pane panko, mandorle, arancia e cristalli di sale, fritta in burro immersione. Durante il 2020, con i ristoranti chiusi, Stefani ha iniziato a confezionare sottovuoto le sue famose cotolette spedendole in tutta Italia e in Europa.

CRÊPES SUZETTE

Anche un altro dolce d’Oltralpe, e famoso in tutto il mondo, è stato creato per un errore di distrazione. Nel 1895 Henri Charpentier, apprendista cuoco e cameriere del Monte Carlo Café di Parigi, bruciò la salsa di accompagnamento delle crepês. Molto probabilmente l’errore fu dettato dall’emozione: in sala ad attendere il dolce c’era il principe di Galles Edoardo, figlio della regina Vittoria. Assaggiando per curiosità il risultato, cuoco e aiuto cuoco lo trovarono buono e decisero di servirlo. I commensali ne furono entusiasti e chiesero di nominare il dolce con il nome dell’unica donna seduta a tavola, Suzette.

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CORN FLAKES

Alzi la mano chi non li ha mai mangiati… A inventarli nel 1894 furono i fratelli Kellogg in un tentativo di creare un alimento per i pazienti del loro sanatorio. Durante la preparazione sorsero dei problemi tra i pazienti e i due dovettero abbandonare la preparazione. I semi di grano cotto divennero immangiabili, almeno com’erano allora. Decisero di lavorarli ancora, appiattendoli e ottenendo dei fiocchi granulari. Questi vennero tostati, zuccherati et voilà… i corn flakes conquistarono le tavole delle colazioni di tutto il mondo.

GORGONZOLA

È uno dei formaggi più gustosi, almeno tra quelli italiani la cui origine non è certa. Una delle storie più affascinanti rispetto alla sua nascita vuole che sia nato per sbaglio o meglio per una dimenticanza di un oste originario di Gorgonzola che avrebbe messo alcuni stracchini freschi in una cantina troppo umida e questi, invece di conservarsi, svilupparono rapidamente muffe verdi. Senza scorraggiarsi l’oste assaggiò il formaggio e scoprì che era buonissimo, lo servì nella sua osteria e da subito diventò molto richiesto.

PANETTONE

Altro simbolo di Milano, il Panettone è il rimedio a un guaio accaduto nelle cucine di Ludovico Il Moro la vigilia di Natale, quando il cuoco bruciò il dolce. Il garzone del cuoco, Toni, cercò allora di improvvisare utilizzando gli ingredienti che aveva a disposizione per aggiustare l’impasto rimasto. Gli Sforza si innamorarono del risultato che chiamarono pan de Toni, da cui panettone. Seppure abbia tutto il sapore di una leggenda, è troppo affascinante per non credere che sia vera.

GHIACCIOLO

Tra gli errori “in cucina” più belli c’è la storia di Frank Epperson, un bambino di 11 anni che una sera nel 1905 lasciò nella veranda di casa un bicchiere con dentro un bastoncino che usava per mescolare la bevanda gassata. Di notte il liquido si ghiacciò e la mattina con un po’ di fatica il bambino riuscì a far uscire il “cubo di ghiaccio” e a tenerlo in mano grazie a quel bastoncino, scoprendo che la bevanda si poteva comunque “bere”. Dopo quasi 20 anni, nel 1924, il ragazzo brevettò la sua invenzione.

di redazione digital

7/04/2021

#Today: Carbonara Day

06 martedì 2021 visualizzazioni:

Oggi, 6 Aprile è il carbonara day. Vorrà dire che dopo gli eccessi a tavola della pasqua, dovremo aspettare un altro giorno per iniziare il nostro detox e celebrare questa giornata con un buonissimo piatto di pasta.

La parola allo chef Antonello Colonna per un piatto perfetto

“Il segreto per una carbonara perfetta è mantecare la pasta con il condimento in una ciotola a “bagnomaria””

Che siano spaghetti o pasta corta, la carbonara è la gioia del palato per grandi e bambini. Piatto simbolo di romanità, famoso e apprezzato in tutto il mondo, viene celebrato ogni anno il 6 aprile in occasione del Carbonara Day.

Una ricetta tanto amata, dalle origini incerte sebbene l’ipotesi più accreditata riconduca la sua comparsa ad un’origine laziale, semplice e genuina, eppure tante volte inutilmente trasformata e rivisitata.

Ne è un esempio la “Smoky Tomato Carbonara”, con pomodoro e bacon, lanciata recentemente dal New York Times nelle pagine dedicate ai lettori gourmand: immediate le reazioni sul web che l’hanno definita una brutta copia di un grande classico tutto italiano e romano.

Insomma, la carbonara è una cosa seria e non sono ammessi errori. Ma qual è il segreto di una carbonara perfetta? Andiamo per gradi e facciamo chiarezza: ne parliamo con Antonello Colonna, chef di fama internazionale“La carbonara è una delle ricette più trasformate e contaminate al mondo e trova la sua origine, sebbene ci siano tante fonti diverse, da un soldato americano che, durante lo sbarco in Italia ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, si recò in una trattoria a Trastevere e chiese che la sua razione K – che conteneva uovo liofilizzato, bacon e creme fraiche – venisse cucinata”.

Meglio il guanciale o la pancetta? “Se pecorino, uovo e pepe in grani rappresentano gli ingredienti per eccellenza – sottolinea Antonello Colonna – la scelta tra guanciale e pancetta fa la differenza: molti li confondono, ma come dice l’etimologia della parola, la pancetta proviene dalla pancia del maiale, mentre il guanciale, dalla guancia e sono due tagli che non si trovano in tutta Italia. Il mio consiglio è seguire la ricetta tradizionale, quindi sì al guanciale tagliato a forma di mignolo, metà grasso e metà magro: è vero che in generale è più grasso della pancetta ma è parte integrante del sapore tipico della carbonara. E sì anche al pecorino, possibilmente romano stagionato, dal gusto intenso”.

Realizzare una buona carbonara sembra facile ma non lo è; sono molti gli errori, infatti, in cui si può inciampare.

“Un errore che spesso si commette quando si prepara la carbonara – evidenzia lo chef– è sottovalutare la scelta della pasta: lunga o corta è una questione di gusti, io prediligo lo spaghettone, ma la qualità del prodotto è fondamentale, la pasta deve essere di semola di grano duro, meglio se trafilata al bronzo. Il segreto di una buona pasta, quindi, sta proprio nella pasta. In generale, evitare assolutamente la pasta all’uovo e raccomando che la cottura sia quella giusta, al dente è perfetta. Un altro errore è quello di arrostire il guanciale che, dico sempre, va invece fatto sudare, cioè deve restare morbido. Infine, mai aggiungere altri grassi, quindi no olio, burro o, men che mai, la panna spesso usata da molti, soprattutto all’estero, per ottenere una pasta alla carbonara dall’aspetto cremoso”.

La ricetta per una carbonara a regola d’arte secondo lo chef Antonello Colonna

Per 4 persone

400 gr di spaghettoni

4 tuorli

2 fette di guanciale

4 cucchiai di pecorino romano stagionato

Pepe in grani da macinare q.b

Parmigiano, secondo i gusti, q.b.

Mettere sul fuoco una padella antiaderente senza aggiunta di olio o burro; quando sarà rovente, togliere dal fuoco e mettere il guanciale tagliato a forma di mignolo, aggiungendo un dito di vino bianco, facendolo sfumare.

Nel frattempo, in una ciotola di vetro o acciaio mettere i 4 tuorli, 4 cucchiai di pecorino romano, meglio se stagionato e pepe in grani da macinare. A seconda dei gusti si può aggiungere il parmigiano reggiano grattugiato. E iniziare a mantecare il tutto con una frusta, alla fine aggiungere il guanciale “sudato”.

Nel frattempo, cuocere gli spaghettoni e scolarli al dente, e non troppo asciutti, versandoli nella ciotola con il condimento. Con forchetta e cucchiaio continuare a mantecare la pasta a “bagnomaria” cioè ponendo la ciotola su una pentola con acqua calda, questo è il segreto per mantenere la carbonara cremosa e ben calda. Servire e mangiare subito.

di Sofia D’Altrui

6/04/2021