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Capodanno Cinese 2019

18 venerdì 2019 visualizzazioni:

Il Capodanno Cinese, detto anche festa della primavera o capodanno lunare, per il 2019 cadrà martedì 5 Febbraio.

La data varia di anno in anno, ma è sempre compresa tra il 21 Gennaio e il 20 Febbraio, questo perché i cinesi si affidano al calendario lunare.
 Per i cinesi si tratta della festa più importante dell’anno, molto simile al nostro periodo natalizio; i festeggiamenti durano 15 giorni, durante i quali si svolgono cene in famiglie, visite ai parenti, offerte per le divinità e preghiere al Buddha.

Tra le giornate più importanti, la Vigilia di capodanno, durante la quale si pulisce la casa a fondo e poi le famiglie si riuniscono per la cena, scambiano delle tradizionali buste rosse, che possono contenere soldi o altri oggetti.

Le celebrazioni si chiudono con la Festa delle Lanterne. Alla base il colore rosso che caratterizza queste lanterne, usate come decorazioni dentro le case e all’esterno e che vengono accese durante la giornata.

Secondo la mitologia cinese c’è un’antica leggenda secondo cui un mostro di nome Nian uscisse ogni 12 mesi per mangiare degli esseri umani. Il solo modo per sconfiggerlo era usare il colore rosso e i rumori molto forti, motivo per cui anche i fuochi d’artificio sono un elemento fondamentale della festa.

Tra i piatti tipici ci sono il pesce, che è tra i piatti principali del capodanno, i ravioli di diversi gusti, gli spaghetti della longevità, torte di riso e mandarini.

Nella tradizione cinese inoltre ogni anno viene rappresentato da un animale dell’oroscopo, per un insieme di 12 animali che si susseguono ciclicamente. Ad ogni animale sono associate caratteristiche che influenzano le persone nate in quell’anno. Il 2019 è l’anno del maiale, ultimo segno dell’oroscopo.

Il capodanno ormai viene celebrato in tutte le parti del mondo, non solo in Cina ma anche Corea, Mongolia, Singapore, Vietnam, Giappone; fino in Occidente, arrivando anche in Italia, in città come Roma, presso il quartiere Esquino, o Prato.

A Milano come ogni anno è prevista una parata, in partenza il 10 Febbraio alle 14 da Piazza Gramsci, per arrivare in via Paolo Sarpi, nel cuore di Chinatown, con dragoni, costumi e danze tipiche.

 

 

 

 

di Anna Ferro

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We Believe: The Best Man Can Be

17 giovedì 2019 visualizzazioni:

Procter & Gamble si unisce al movimento #MeToo lanciando uno spot divenuto “case study”.
Lo spot è per una delle multinazionali più note nella produzione di prodotti per la cura del corpo maschile: Gillette.

L’azienda ha infatti proposto negli anni un modello di storytelling pregno di mascolinità, composto da piacenti uomini di successo nella vita e nello sport, e spesso da donne ammaliate da cotanta possenza che fungevano da mero supplemento narrativo.

Con il nuovo spot il cambiamento di paradigma è radicale, a partire dalla parafrasi che viene fatta al celebre claim di Gillette che da “The best man can get” (il meglio che un uomo può avere) diventa “The best man can be”. La domanda con cui si apre il video e che viene fatta al pubblico è lapidaria, “Bullismo, il movimento #MeToo, la mascolinità tossica. È questo il meglio di un uomo?” perchè in effetti, ciò che rende un uomo un Uomo ha realmente a che fare con lo sport, il sesso, il dominio o la potenza? 
Per l’immaginario collettivo forse sì.

Scuse collettive come “Boys will be boys” che giustificano l’aggressività fisica o verbale se proveniente dal mondo maschile, vengono criticate e ridicolizzate e passaggi come “Non è forse arrivato il momento di smettere di trovare scuse per i cattivi comportamenti?” si collocano perfettamente in linea con i tempi e con l’attualità.

Ciò che è certo è che per chi cerca consensi ed è attivo nel mondo dei consumi, non è facile dichiararsi appartenente ad uno schieramento. Soprattutto quando si parla di argomenti delicati come la violenza o il sessismo, creare polemiche diventa semplice: su youtube il video ha collezionato infatti un gran numero di “dislike” ed il noto giornalista Piers Morgan lo ha considerato “un attacco alla virilità”.

In realtà lo spot, che per i più superficiali potrà sembrare l’ennesima reclame femminista “anti-uomo”, si propone portatore di un messaggio pro-umanità, che vede gli uomini stessi capaci di educare se stessi e quelli che saranno gli Uomini di domani.

 

 

 

 

di Claudia Di Santo

LA BIRRA INCONTRA LO YOGA: BIERYOGA

16 mercoledì 2019 visualizzazioni:

Tra i rimedi alternativi allo stress della vita quotidiana ce n’è uno che si sta diffondendo specialmente nei paesi esteri come Gran Bretagna e Germania. Una bizzarra alternativa allo yoga chiamata: Bieryoga.
Si tratta dello yoga tradizionale, accompagnato da una birra, praticato in pub e parchi.

Ad ideare questa nuova disciplina è un’istruttrice di Berlino: Jhula.
Secondo l’istruttice lo yoga e la birra sono le due cose più in grado al mondo di dare sollievo all’essere umano. Il connubio delle due, pare dare una certa sensazione di benessere ed energia.

La tecnica del bieryoga si pratica in modo tradizionale, con la particolarità che gli esercizi vengono adattati al sorseggiare della birra che viene fatto nel mentre.

La musica ed il luogo dove viene praticato l’allenamento devono suscitare la giusta atmosfera e la quantità di birra consumata consentita è il massimo a seduta per evitare stati di ubriachezza. L’età consentita per partecipare all’evento è a partire dai 16 anni.

Jhula non ha dubbi: “Abbinando yoga e birra, è possibile uno stadio di consapevolezza ben più alto rispetto a quello di una normale seduta”.
Come si suol dire: unire l’utile al dilettevole.

 

 

di Elena Sorice

16/01/2019

TUTU’ E FANTASIA: I CHICOS MAMBO ARRIVANO AL FORUM DI ASSAGO

15 martedì 2019 visualizzazioni:

I Chicos Mambo, una compagnia nata nel 1994 a Barcellona, da un’idea di Philippe Lafeuille, coreografo e metteur en scene, arrivano in Italia, al Forum di Assago il giorno 12 febbraio 2019.

Philippe crea un gruppo che riunisce sei ottimi artisti versatili e tecnicamente agguerriti, con i quali reintrepreta il mondo della danza, guardandolo con ironia e poesia. Il mondo dei sei ballerini è legato anche all’immaginario, alla fantasia, alla grazia e anche all’universo della danza.

Premiati dalla critica, i Chicos Mambo presentano in Italia la loro produzione: Tutù. Creato nel 2014 per celebrare il ventennale della compagnia.

Il costume dei sei protagonisti diventa l’icona della performance, trasformandosi in un piumino in cui i ballerini scompaiono, o l’abito di una figurina da carillon che gira inesorabilmente. O ancora un incredibile piumaggio che riporta ai Quattro Cignetti del Lago dei Cigni, che trasformano la loro danza cronometrica in un contest hip-hop. E’ uno spettacolo dove si mescolano i vari generi danzanti, il tutto declinato con grazia e bravura, capace di incantare il pubblico e dimostrare che anche un semplice gesto, guidato con abilità e poesia, può diventare danza. Dimostrando che in ogni essere umano, anche se nascosto, vi è un animo danzante.

 

 

di Elena Sorice

Tra film e videogame: Netflix lancia la serie interattiva con un nuovo episodio di Black Mirror

14 lunedì 2019 visualizzazioni:

Erano i primi anni ’80 quando Umberto Eco coniava il termine “neotelevisione”, di cui, uno dei capisaldi, era la componente attiva di pubblico, la presenza di un rapporto di interazione tra spettatore e mezzo televisivo.
Oggi, questo termine raggiunge la sua definizione massima e la parola interattività non è più intesa solo in senso lato, ma letterale.
E’ il 28 Dicembre 2018 quando il colosso dello streaming lancia Black Mirror: Bandersnatch, episodio lungo e isolato della celebre serie TV targata proprio Netflix.

Di cosa stiamo esattamente parlando?

Bandersnatch, come già enunciato, è un episodio isolato della serie Black Mirror.
Il motivo per cui se ne sta molto parlando è che si tratta di una narrazione che procede a bivi: a ogni bivio è lo spettatore a decidere le scelte del protagonista, influenzando direttamente il modo in cui la storia va avanti.
Le scelte prese dallo spettatore influenzano, oltre lo svolgimento della storia, anche la durata della narrazione stessa.
Come nei vecchi libro-game, può succedere infatti di arrivare molto in fretta a uno dei finali, nei casi estremi l’episodio può durare anche 10 minuti, oppure di azzeccare una serie di scelte che prolungano la storia oltre i 60 minuti.
Sarebbe, in questo senso, più opportuno definirla esperienza piuttosto che film.

Film o Videogame?

Seguendo il modello del libro-game, la costruzione a bivi che il programmatore mette in atto pone l’attenzione sulla natura e la funzione dello spettatore, che può essere definito come uno spettatore-giocatore.
Ci si trova in un territorio di natura ibrida e di ardua definizione.
Con sicurezza possiamo però affermare che si tratti di un passo molto deciso del linguaggio filmico verso una dimensione videoludica.

In che direzione sta virando Netflix?

La finalità di questa trovata risulta tutto fuorché scontata.
Tutto dipenderà del responso del pubblico, dalla visibilità e dalle visualizzazioni che riscontrerà questo progetto.
Ma una previsione è forse auspicabile: Bandersnatch si muove in direzione di un’esperienza di fruizione privata e solitaria, in completa opposizione con quella che è l’esperienza della sala.

Che lo sdoganare la tradizionale fruizione filmica fosse una prerogativa di Netflix non era di certo una novità, adesso però ci si chiede: sarà questa la volta buona? Qual è il destino della Sala e dell’esperienza cinematografica tradizionalmente riconosciuta?
Forse ci troviamo anche noi, come i personaggi di Bandersnatch ad un bivio. Con la “piccola” differenza che la nostra decisione potrebbe influenzare per sempre il corso della storia del cinema, aprendo le porte ad un nuovo modo di vedere, vivere e conoscere il film.

 

 

di Pasquale Tripepi

 

De Andrè: un’eredità che non perderemo mai

11 venerdì 2019 visualizzazioni:

Vent’anni dopo la sua scomparsa, non ci ha ancora lasciati. Fabrizio De Andrè: un poeta, un cantautore, un musicista.

Nonostante tutti questi anni trascorsi, l’evoluzione musicale che ci ha travolti, Faber è sempre attuale. I suoi testi così veri sono storie di vita vissuta senza alcun filtro, ha raccontato se stesso e il tutto non sembra essere così distante da noi, oggi dopo oltre vent’anni.

Vi lasciamo con una delle canzoni più celebri di De Andrè, una metafora pesante che viene sdrammatizzata, come sempre, dalla sua musica così vivace e allo stesso tempo melanconica.

 

11/01/2019
Claudia Cuccu