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Quei Ragazzi Work in Progress: quando la scoperta di se stessi si fa forza per la comunità

06 martedì 2018 visualizzazioni:

Ci troviamo a Londa, sulle colline toscane ai confini con la Romagna, nel podere sociale dell’associazione “Quei Ragazzi Work in Progress”. La natura è il palcoscenico e insieme lo strumento per percorrere un viaggio unico alla scoperta di se stessi e del mondo circostante. Un percorso costruito insieme a loro, a quei ragazzi, in un ambiente naturale ricco di possibilità.

Un’idea coccolata, sognata ed elaborata per anni dal fondatore, Raoul Pacifici Guatteri, educatore professionale, che proprio sul progetto ha costruito la sua tesi di laurea. L’obiettivo dell’associazione è quello di adattare ogni progetto alla persona che si ha davanti, di conseguenza le diverse attività diventano funzionali a valorizzarne le diverse caratteristiche e peculiarità. Tra le attività organizzate vi sono quelle strettamente legate al lavoro agricolo, durante le quali si è impegnati nella coltivazione dell’orto, nella raccolta e trattamento dei prodotti.

foto presa da associazionequeiragazzi.it

Attraverso la cura degli animali e i laboratori sugli antichi mestieri, i partecipanti imparano ad esprimersi liberamente, senza attese o eccessive pressioni, condividendo con gli altri una straordinaria esperienza di crescita personale. L’ associazione organizza inoltre escursioni naturalistiche e soggiorni relax per gli associati, nell’ottica di un percorso di miglioramento personale orientato allo sviluppo della propria autonomia. Frutto di questi percorsi sono i prodotti: marmellate, pomarola, olio extra vergine d’oliva e ortaggi che racchiudono non solo i sapori della natura, ma anche tutte le intense emozioni di un’esperienza di vita unica nel suo genere. “Siamo un manipolo di sognatori libertari”. Si presentano così i ragazzi che si dedicano al “podere sociale” di tre ettari sulle colline toscane.

Crediamo nella valorizzazione delle diversità e puntiamo tutto sul diritto all’esistenza di tutti e di ciascuno, ognuno come è, qui ed ora, con le sue caratteristiche riconosciute”. dice il presidente. “Crediamo nel contatto diretto con la natura ed i suoi tempi per permettere alle persone cui la società chiede più di ciò che hanno, di esprimere il proprio talento“. Ognuno con la propria abilità e con i propri tempi, in un contesto naturale unico, con i suoi intensi profumi e straordinari paesaggi collinari, l’associazione lavora incessantemente per permettere a persone disabili di esprimere senza freni la propria personale interpretazione della vita. Ci sono mani abili che colgono i frutti maturi dai rami e li trasformano in marmellate e confetture, racchiudendo nei vasi il calore dell’estate per riassaporarlo poco a poco nei momenti di dolcezza di cui tutti abbiamo bisogno. Altre mani che cucinano, altre ancora che semplicemente abbracciano l’animale con cui hanno creato maggior feeling. Per tutti è una conquista di autonomia e determinazione dal valore inestimabile.

 

Perché ripartire da zero è possibile: RI-SCATTI, la mostra fotografica a Milano

06 martedì 2018 visualizzazioni:

Oltre 140 fotografie scattate da 13 adolescenti di Amatrice di età compresa tra i 14 e i 19 anni, sopravvissuti al terremoto dell’agosto 2016. Vanessa Bakaj, Manuela Bonanni, Martina Capone, Roberto Spurio, Victoria Conti, Elisa Etrusco, Silvia Guerrini, Serena Natalucci, Livia Micozzi, Flaminia Bakaj, Maria Grazia Morante, Tatiana Spurio e Giorgia Paoletti sono i protagonisti della mostra organizzata per il quarto anno consecutivo al PAC Padiglione di Arte Contemporanea di via Palestro da Riscatti Onlus – l’associazione di volontariato milanese che dal 2014 realizza progetti di riscatto sociale attraverso la fotografia – e promossa dal Comune di Milano con il sostegno di Tod’s. Non senza un risvolto charity. Le istantanee esposte durante la mostra, infatti, saranno messe in offerta e parte del ricavato sarà utilizzato per allestire il centro giovanile del borgo del Reatino distrutto dal terribile sisma di due anni fa.

©PAC, Milano

Perché ripartire si può, anche… “Da Zero”. “RI-SCATTI, Da Zero”, a cura di Alessia Glaviano, in programma dal 9 al 18 marzo prossimi nelle sale del PAC di Milano, è, appunto, il titolo della collettiva che raggruppa gli scatti dei 13 studenti dell’Istituto Omnicomprensivo di Amatrice con il coordinamento della ex giornalista del TG1 Federica Balestrieri, fondatrice di RISCATTI Onlus, coadiuvata dai volontari dell’associazione. Fotoreporter della loro stessa vita, i ragazzi raccontano senza filtri, attraverso immagini, ma anche poesie, canzoni e hashtag, che cosa significa vivere in una realtà post-sismica: dalla quotidianità della scuola prefabbricata alla vita nei SAE (Soluzioni Abitative d’Emergenza), nei container o nelle roulotte, passando per il tempo libero e gli affetti che sono sopravvissuti. 

 

Tutti i giorni a ingresso gratuito, dalle 9.30 alle 19.30
Ri-Scatti Onlus

Aiuto, il mio gatto è obeso!

05 lunedì 2018 visualizzazioni:

Si tratta di un fenomeno assai comune negli animali domestici, che del resto non si comportano diversamente da noi. La questione è semplice: i nostri amici a quattrozampe, spesso, assumono molte più calorie rispetto a quante ne riescano a bruciare, e quelle in eccesso vengono trasformate in grasso sottocutaneo.

I gatti, in particolare, quando sono meno attivi o invecchiano, hanno la tendenza a metter su qualche chiletto. Sovrappeso e obesità, infatti, sono fenomeni sempre più diffusi nei nostri animali; magari, così cicciotelli ispirano anche tenerezza, ma di certo per loro non è un bene.

I gatti in sovrappeso sono particolarmente disposti a una serie di malattie, da quelle respiratorie al diabete, ma anche cardiopatie, artrite e calcoli alla vescica. Per capire se il vostro gatto è in sovrappeso basta far scorrere le mani sui fianchi e l’addome; in questo modo dovreste essere in grado di sentire al tatto le costole, ma non di vederle, il che significa che non ci sono spessi strati di adipe.

Chiaramente, anche alla vista si può intuire se il vostro micio è ingrassato. La circonferenza della vita dietro le costole, infatti, dovrebbe essere chiaramente visibile e, se notate segni di pieghe ondeggianti ai lati mentre cammina, forse è il caso di preoccuparsi. Tipico dei mici in sovrappeso o obesi è camminare ondeggiando, proprio a causa del loro peso eccessivo. I chili di troppo non fanno bene a nessuno, compresi i nostri fedeli compagni, cani o gatti che siano.

Ricordatevi sempre che l’obesità è una patologia generata dal proprietario in quanto si sa che il gatto ha il naturale istinto di chiedere cibo; sta al padone non assecondare le sue richieste. Ricordatevelo: non c’è “ma è così carino” che tenga.

La dieta ideale del micio

Se nel gatto si verifica una situazione di sovrappeso, una dieta “fai da te” è sconsigliata e molto pericolosa. Coloro che pensano che il micio possa recuperare la linea saltando qualche pasto, quindi col digiuno, è sulla strada sbagliata e cioè su quella che rischia di compromettergli la salute.

Se un gatto “ciccione” viene privato della sua nutrizione giornaliera, il grasso contenuto nei tessuti verrebbe mobilitato allo scopo di produrre energia, venendo quindi riversato nel sangue e nel fegato causandone il blocco. Tale fenomeno prende il nome di lipidosi epatica. Occorre rivolgersi a un veterinario – prima bisogna infatti valutare se alla base dell’aumento di peso ci sono patologie.

Ma veniamo ai consigli pratici: nella sua dieta l’apporto proteico non deve variare. Le proteine non fanno ingrassare mentre i carboidrati sì, quindi vanno necessariamente ridotti; meglio scegliere mangimi industriali che ne contengono pochi. Bocconcini di pane e pasta rimangono a lungo nel suo intestino. I grassi non vanno dunque eliminati (sono essenziali per lo sviluppo dell’organismo) tuttavia non devono essere più del 10% della razione. Non devono mancare, ovviamente, fibre e sali minerali. Infine, ricordatevi di farlo muovere.

Sushi in Paris !

05 lunedì 2018 visualizzazioni:
Immaginare di entrare in una casa giapponese, di scalzarvi, di mettervi i calzini comodi, di sedervi per terra intorno ad un tavolo per degustare del sushi e dell’ottimo vino bianco e di ascoltare un’arpa che accompagna la serata.
Questa è stata l’atmosfera ricreata a Parigi da H&M Studio al Musée Des Arts Décoratifs per presentare la collezione prêt-à-porter A/I 18.

Una collezione molto rilassata e minimal, in pieno stile nipponico, dai colori caldi e dalle geometrie contrastanti. Una collezione che si allontana dai canoni europei, per distaccarsi totalmente dallo standard comune di cappotti, pellicce, ponchi e lane.

Una collezione leggera e colorata, chi l’ha detto che bisogna vestirsi solo di marrone e nero?

 

 

 

 

5/03/2018

di Claudia Cuccu

Quando l’amore non basta: chi è Masako, la principessa triste

05 lunedì 2018 visualizzazioni:

Era il 9 giugno 1993. Una folla di cittadini si raduna a Ootemachi, il quartiere di Tokyo sede del Palazzo Imperiale per assistere al matrimonio reale tra il Principe della Corona Naruhito e una donna che – apparentemente – forte dei suoi sentimenti, ha deciso di abbandonare la futura carriera diplomatica meritandosi il titolo di “principessa frizzante” dalle cronache rosa dell’epoca.

Masako Owada, quel che fu “frizzante”

Quella donna si chiama Masako Owada e a questo nome i sudditi affidano la speranza di poter avere dei sovrani “umanizzati”, ben lontani dalla rigida tradizione nipponica. Le speranze, però, sfumano presto: «Dopo il mio matrimonio, avvenuto dieci anni fa, ho sempre tentato di fare del mio meglio, malgrado le pressioni di cui ho risentito in un ambiente poco familiare per me. Oggi ho l’impressione che i miei recenti problemi di salute provengano dall’enorme fatica mentale e fisica accumulata durante tutti questi anni. Ho tentato di essere all’altezza dei miei doveri ufficiali e materni. Ma, dalla scorsa primavera, il mio stato di salute è peggiorato al punto tale che non mi sento più in grado di assumermi impegni».

Il giorno delle nozze

La principessa comincia a soffrire di depressione e la causa, tra le altre, è la richiesta pressante di dare alla luce un figlio maschio per garantire un erede al trono. Nel 2001 nasce Aiko, femmina e dunque “inutile” allo scopo. Le richieste si fanno sempre più incalzanti e la principessa frizzante diventa sempre più triste, non sorride mai e, anzi, scompare dagli incontri pubblici già nel 2004 per poi tornare, dieci anni dopo, consumata: oltre ai suoi demoni, infatti, la donna deve occuparsi anche di quelli della figlia che, 14enne, comincia a risentire dello stress “reale” passando così, anche lei, da una clinica all’altra.

Da principessa a Imperatrice

Poco tempo fa, la notizia: il 30 aprile 2019 la Principessa Masako diventerà Imperatrice a causa dell’abdicazione (una piccola eccezione alla regola) dell’Imperatore Akihito, che ha ceduto il trono al primogenito. Chi sa che il Principe Naruhito non riesca a distruggere l’etichetta, promettendo la corona alle donne. Un gesto rivoluzionario, che potrebbe restituire il sorriso alla sua signora. Quel che è certo è che l’amore non è stato abbastanza: ancora una volta, la vitalità si è piegata di fronte al rigore dell’istituzione. Fatalmente.

Da sinistra: principessa Aiko, Principe della Corona Naruhito e la Principessa Masako

 

 

Miriam Di Veroli

Ecco i rimedi della nonna per curare la febbre

05 lunedì 2018 visualizzazioni:

Alzi la mano chi ha avuto tutti i colleghi presenti sul luogo di lavoro nelle ultime settimane! Proprio nessuna? Non c’è da stupirsi. Dolori muscolari, raffreddore e malessere sono infatti alcuni dei nemici in agguato con l’arrivo e il progredire delle temperature rigide.

Certo, sicuramente vi sarete rivolte (e meno male!) al medico base di fiducia. Sicuramente, poi, avrete in casa medicine da banco ben assortite. Eppure, in caso foste stufe di tutte le pastiglie e sciroppi del caso e voleste provare qualcosa di nuovo, perché non affidarsi ai rimedi della nonna? Qui di seguito, eccone alcuni che potrebbero tornarvi utili. Chissà.

BAGNOLO CON ACQUA FREDDA

Un classico che, però, non sbaglia mai: mettiamo delle pezze di cotone in una ciotola con acqua e ghiaccio, strizziamole bene e appoggiamole su fronte e polsi, cambiandole spesso per mantenerle fresche. In poche ore, la vostra febbre si abbasserà.

ARIEGGIARE SPESSO LA STANZA

Forse alle più giovani di voi sembrerà strano, ma non arieggiare gli ambienti permette il proliferare di germi. Se poi alla febbre si aggiungono raffreddore e congestione nasale, gli oli essenziali potrebbero fare per voi: eucalipto, tea tree e agrumi non costituiscono che degli esempi per la vostra aromaterapia.

INFUSO A BASE DI BASILICO E ZENZERO

Quel che è risaputo è che sotto influenza ci si disidrata, motivo per il quale bisogna bere molto. Quindi, perché non coccolarsi con una tisana home-made a base dei profumatissimi zenzero e basilico?
È semplice: prendete 10 foglie di basilico e un pezzo di zenzero tritato fresco. Facciamo bollire insieme in una tazza d’acqua per 15 minuti, lasciamo coperto in infusione per altri dieci minuti, poi filtriamo e beviamo, magari dolcificato con una punta di miele.

PICCOLI SPUNTINI

Nei giorni di malattia c’è una sola parola d’ordine: riposo. O meglio, prendersi cura di se stessi. Sdraiati, chiudi gli occhi e ascolta i messaggi che il tuo corpo ti sta mandando. E, se riesci e se vuoi, vizialo. Con cosa? Con spuntini tassativamente light (no alla torta al cioccolato, sì ai biscotti) innaffiati da tè e completati da frutta secca come mandorle, frutta fresca come mela e pera e, naturalmente, la tanto amata spremuta d’arancia. Con la loro componente detox, sono ricchi di vitamine e sali minerali che ti aiuteranno a rimetterti in sesto.

VELLUTATA DI BROCCOLI

Forse non rientrerà nelle vostre verdure preferite, ma i cavoli sono ricchi di vitamine, in particolare di vitamina C e vitamina E, oltreché minerali come ferro e zinco. Dunque, essendo quasi obbligate ad attenersi a una dieta leggera, perché non optare per una vellutata di broccoli? La nostra ricetta preferita la trovate qui

foto: GialloZafferano

 

Miriam Di Veroli