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SEGNI – NEW GENERATIONS FESTIVAL

23 venerdì 2020 visualizzazioni:

FESTIVAL INTERNAZIONALE D’ARTE E TEATRO PER LE NUOVE GENERAZIONI

31 OTTOBRE – 8 NOVEMBRE 2020 Mantova

9 giorni, 300 eventi in presenza e online
In occasione del 15° anniversario l’offerta del Festival
è amplificata grazie a spettacoli, laboratori e percorsi guidati diversificati per fasce d’età, nei luoghi d’arte più esclusivi e affascinanti di Mantova ma anche nel foyer di SEGNI IN ONDA, un vero e proprio teatro digitale.
Vinicio Capossela, con la collaborazione di Claudia Losi, ha realizzato l’immagine della BALENA animale simbolo dell’edizione 2020.

Dal 31 ottobre all’8 novembre 2020 torna a Mantova SEGNI New Generations Festival, rassegna internazionale d’arte e teatro rivolta a bambini e giovani dai 18 mesi ai 18 anni organizzata dall’Associazione Segni d’infanzia. Giunto alla XV edizione, anno dopo anno il festival ha registrato un successo sempre crescente di partecipazione e di pubblico, confermandosi come occasione di incontro internazionale e dialogo intergenerazionale per la costruzione di una nuova visione del futuro in cui i giovani sono protagonisti, risultando peculiare – unico nel suo genere – sia nel coinvolgimento degli “addetti ai lavori” sia nel richiamo alla partecipazione attiva del pubblico, scuole e famiglie.
Nato nel 2006, SEGNI New Generations Festival è uno dei più importanti eventi e modelli internazionali d’arte e teatro per ragazzi in Europa: coinvolge ogni anno circa 40 compagnie e
artisti (per il 2020 saranno una cinquantina) da tutto il mondo (dall’Europa all’America, dal Sudafrica al Giappone), che si esibiscono in spettacoli, laboratori, percorsi d’arte, performances multidisciplinari in cui musica, pittura, teatro, scultura, danza si mescolano in una continua contaminazione tra le arti, in linguaggi non verbali accessibili a spettatori di ogni età e provenienza,
per un totale di circa 30 mila presenze annuali. Ma non solo: SEGNI è anche un punto di riferimento per gli addetti ai lavori (direttori artistici, buyer, artisti, critici teatrali) italiani e internazionali, che si ritrovano a Mantova per passare in rassegna le novità del settore teatro ragazzi e, grazie alle tante occasioni di incontro offerte dal festival, scoprire nuove sinergie.
Per la sua XV edizione il Festival si confronta con una contingenza molto complessa per lo spettacolo dal vivo e mette in campo visioni e idee audaci e innovative. SEGNI 2020 sarà quindi un festival tra on e off line, dove gli spazi del web, gli spazi offerti da Mantova e gli spazi più intimi -abitazioni, condomini, ma anche sale dei musei, piazze e scuole – saranno costantemente connessi e accomunati dall’ambizioso obiettivo di raggiungere un’audience sempre più allargata e sperimentare format inediti. La nuova formula è realizzata grazie a una selezione di artisti e contenuti speciali, che proporranno performance uniche.

Questa nuova dimensione – resa possibile dalla piattaforma SEGNI IN ONDA – creata ad hoc – consentirà agli spettatori e agli operatori di vivere un’esperienza a tutto tondo del festival e di confrontarsi sulle potenzialità del digitale per le nuove generazioni: trovare nuove modalità di fruizione che sappiano coinvolgere i più giovani e trascendere la passività della dipendenza da schermo. SEGNI IN ONDA è immaginato come un grande foyer, dal quale sarà possibile seguire gli eventi in diretta streaming eon demand ed accedere a diversi materiali di approfondimento sotto forma di podcast e videointerviste con artisti ed esperti. SEGNI IN ONDA sarà non solo il luogo in cui si va a teatro on line, ma soprattutto quello in cui si coltiva la voglia di andare a teatro live. Ci si potrà collegare gratuitamente dal sito segnidinfanzia.org, dall’APP Festival Segni o direttamente all’indirizzo web segninonda.org.
Nella pancia della Balena Animale simbolo di SEGNI 2020 è – non a caso – la Balena, che rappresenta elementi e spunti connessi al momento che stiamo vivendo. Tante storie – della letteratura, del mito e del cinema -raccontano come la pancia della balena abbia “ospitato” grandi personaggi, rivelandosi un ambiente nel quale si cresce e ci si trasforma, per ritornare alla vita superando le paure. Il Festival diventa quindi un’occasione per accompagnare piccoli e grandi spettatori in un viaggio nel quale le storie del teatro aiutano a rielaborare i vissuti e le paure generate dalla pandemia.

di redazione digital

23/10/2020

“Il fattore umano. Lo spirito del lavoro”

22 giovedì 2020 visualizzazioni:

Il film di Giacomo Gatti, prodotto da Inaz in collaborazione con Fondazione Ente dello Spettacolo, racconta le realtà italiane che creano lavoro, innovazione e sviluppo: diventato un piccolo “caso”, ora il documentario è visibile a tutti. Realizzato anche il libro sul making of. Linda Gilli, presidente e AD di Inaz: «L’esempio delle imprese virtuose protagoniste del film indica la strada giusta per la ripartenza»

Ha debuttato alla Festa del Cinema di Roma 2018, ha girato per mesi l’Italia dei festival, dei cineforum, dei circoli promossi dalle associazioni del Terzo Settore. Durante il lockdown è stato proposto su TV2000. Ora Il fattore umano. Lo spirito del lavoro, il documentario del regista milanese Giacomo Gatti sulle imprese di eccellenza italiane, è disponibile gratuitamente online al link https://fattoreumano.inaz.it/visione-film. Nel film, prodotto da Inaz – Osservatorio Imprese Lavoro in collaborazione con Fondazione Ente dello Spettacolo, si racconta un’Italia che quasi mai arriva sul palcoscenico mediatico: un’Italia dove il lavoro non è solo profitto (o peggio, sfruttamento), ma motore di sviluppo, cultura, creatività. Un’Italia fatta di imprese che credono nel futuro, operano con passione, sono attente alle persone e condividono un senso di responsabilità verso la società. Al film è inoltre dedicato l’ultimo volume della Piccola Biblioteca d’Impresa Inaz, che racconta la genesi della produzione, l’esperienza dei protagonisti e, attraverso le recensioni e i commenti del pubblico, l’eco che ha suscitato.

«In questo momento di ripartenza l’esempio delle realtà protagoniste del film indica la strada da seguire: un modo di fare impresa che mette insieme risultati economici e attenzione alle persone, diventando così vero motore di sviluppo, anche sociale. L’uscita del libro dedicato ci è sembrata l’occasione per dare la più ampia diffusione possibile al film, consentendone la visione libera online» spiega Linda Gilli, presidente e amministratore delegato di Inaz. Dalla sua uscita Il fattore umano si è fatto notare grazie alla forza delle sue storie, alla potenza del racconto per immagini curato dal regista Giacomo Gatti, e forse anche grazie al suo messaggio controcorrente: l’impresa non è solo profitto, ma sviluppo, cultura, creatività. «In un’epoca in cui la finanza e le nuove tecnologie sembrano scalzare il fattore umano dal centro dell’economia, la nostra convinzione è che esistano uomini e donne capaci di fare la differenza – afferma Giacomo Gatti regista e autorecon Elia Gonella del film– Sono le mani e i cervelli delle imprese italiane e le loro storie meritano di essere raccontate attraverso il linguaggio del cinema».

«Il fattore umano si sostanzia una concezione di impresa dove al centro c’è l’uomo considerato integralmente, nella totalità del suo essere, non solo come forza lavoro da impiegare e rispettare – spiega Mons. Davide Milani, presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo –. Questo accade quando il luogo di lavoro diviene autenticamente “impresa”, cioè ciascuno si sente autenticamente coinvolto in un progetto cui tutti si sentono di poter dare il proprio contributo originale. In questo modo di essere impresa, comunità, ciascuno è ascoltato, accolto, valorizzato: e diviene prezioso per tutti. Lo sguardo positivo del regista Gatti sulle storie narrate ci ha colpito e la Fondazione volentieri ha collaborato alla realizzazione e comunicazione di questo film ancora più attuale oggi, in cui si è costretti a fare i conti con il lavoro sempre più individualizzato, da casa, a distanza». 

Il film è prodotto da Inaz – Osservatorio Imprese Lavoro in collaborazione con Fondazione Ente dello Spettacolo, Festa del Cinema di Roma e Fondazione del Cinema per Roma, e ha il patrocinio della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. La pellicola si avvale della consulenza scientifica di Marco Vitale.

Protagoniste una quindicina di imprese italiane di ogni settore, dalla meccanica al tessile, dall’agroalimentare all’editoria, dall’hi-tech per la sanità al mondo delle start-up; tutte realtà che valorizzano il legame fra generazioni, il sostegno ai giovani, il rispetto per l’ambiente, la promozione della cultura. Focus anche sull’esperienza di Don Loffredo, che nel Rione Sanità di Napoli ha dato una risposta ai giovani disoccupati gestendo la riapertura delle Catacombe e attirando centomila visitatori.

Link per la visione gratuita:

https://fattoreumano.inaz.it/visione-film

Per saperne di più:

https://fattoreumano.inaz.it

di redazione digital

22/10/2020

Lo Smart Working in 4 passaggi

19 lunedì 2020 visualizzazioni:

Come l’ufficio flessibile può far crescere le imprese, in 4 passaggi: spazi progettati per le esigenze delle persone, gestione ottimale dei costi, pianificazione dello smart working, benessere dei dipendenti 

Ogni crisi serba in sé delle opportunità, chi pone attenzione anche a questo aspetto positivo in un momento negativo può trovare anche in situazioni difficili nuove spinte per crescere. Perciò, come azienda che promuove lo smart working, il lavoro agile e il rapporto che esiste tra queste modalità organizzative e gli uffici flessibili da diversi anni, riteniamo che questo momento storico possa rappresentare un’occasione di trasformazione, digitalizzazione e innovazione per le aziende. E, quindi, di crescita. 

Che lo smart working faccia bene era noto già prima della pandemia. Le organizzazioni che adottano questa modalità lavorativa e consentono ai dipendenti di lavorare con flessibilità sulla base del raggiungimento degli obiettivi, registrano un incremento della produttività stimata del 15% (Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano). Ma perché uno strumento sia veramente utile ed efficace, è importante conoscerlo.

Conosci lo smart working?

Lo smart working non è un tipo di contratto, ma un accordo preso tra le parti che si “aggiunge” al contratto: resta quindi valido il principio di subordinazione, ma vengono meno – almeno in parte – i vincoli di luogo. 

Inoltre, lo smart working è un sistema che si basa su responsabilità e merito e che include il lavoro da remoto, ma sarebbe un errore far coincidere il remote working con lo smart working, che è molto di più. Sappiamo però che i mesi in cui milioni di italiani hanno passato a lavorare da casa possono contribuire allo sviluppo di una mentalità e una cultura aziendale nuove, quindi crediamo che questo smart working “forzato” sia utile per apprezzare una modalità di lavoro che aiuta a ripensare l’organizzazione aziendale e ad adottare modelli di business agili e flessibili, orientati al benessere e alla produttività delle persone, in grado di adattarsi a cambiamenti repentini e, soprattutto, capaci di valorizzare le persone e i talenti, favorendo engagement, learning agility e performance. Modelli la cui realizzazione può essere facilitata dall’utilizzo di uffici serviti e flessibili.

Per accompagnarti nel capire come il lavoro agile e gli uffici flessibili possono essere tuoi alleati in questo momento, abbiamo creato la guida “Smart Working: ripensare l’ufficio per crescere oggi”, un eBook gratuito scaricabile a questo link: info.coperni.co/ebook-smart-working.

Spazio di lavoro: il nuovo ruolo dell’ambiente

Si stima che durante il lockdown siano stati 8 milioni gli italiani che hanno lavorato da casa. Tra loro, però, solo qualche centinaio di migliaia di persone potrà continuare a farlo nel tempo passata la fase dell’emergenza, mentre per tutti gli altri tornare nei luoghi di lavoro è fondamentale. Probabilmente l’ufficio come l’abbiamo conosciuto non esisterà più, ma non scomparirà. Secondo il Work Trend Index che Microsoft ha rilasciato lo scorso luglio, l’82% dei dirigenti si aspetta norme più propense al lavoro agile. E dall’Italia, dove la percentuale sale a 89%, è emerso un altro dato interessante: il 72% di manager e dipendenti ha espresso il desiderio di continuare a lavorare da casa almeno part-time. Lavorare sempre da casa, del resto, ha mostrato i suoi limiti: le persone si sentono meno connesse ai colleghi e spesso postazioni e strumentazione tecnologica non sono adeguati. Ma mixare il lavoro da ufficio e da casa (o da altro luogo) è il futuro.

L’ufficio non può sparire, ma dovrà essere ancora più funzionale all’attività che lì viene svolta e dovrà essere pensato per facilitare la work-rotation.


Oltre i costi: l’ufficio come risorsa per la crescita

L’ufficio dev’essere visto come una leva di crescita di un’azienda, non come un costo accessorio. Oggi è richiesto un ripensamento degli spazi funzionale allo sviluppo di una nuova modalità lavorativa, ad una riduzione dei costi e adattabile ai cambiamenti repentini. In altre parole, è importante uno spazio di lavoro flessibile.

L’imprevedibilità di questa pandemia e l’incertezza tuttora esistente ci costringono a cercare vincoli meno duraturi e a concentrare le risorse interne sulle attività core. Questo permette risparmio di tempo e soldi e un miglioramento significativo delle prestazioni. Gli uffici “serviti” e gli spazi di coworking – permettono di svincolarsi da molte attività che sono incluse nel canone mensile di affitto, potendo restare concentrati sul proprio business.

Sicurezza: un diritto e un dovere

Lavorare da remoto ha dimostrato anche ai più scettici non solo che sia possibile farlo, ma che si può fare anche con ottimi risultati, purché si abbia a disposizione la giusta strumentazione. Le nostre case, però, non sono adatte a diventare uffici a lungo termine. È importante tornare in un luogo dedicato al lavoro e che ci si possa tornare in totale sicurezza. I manager devono dare tranquillità ai lavoratori, sia in termini di salute fisica che mentale, garantendo distanziamento e pulizia, ma anche work-rotation e diritto alla disconnessione quando si lavora da casa. E soprattutto, promuovendo un rapporto empatico.


Cura (reciproca) delle persone

Non è mai stato così chiaro come oggi che gli uffici non sono solo luoghi di lavoro dove si svolgono alcune attività, ma sono comunità dove si sviluppano collaborazioni, si creano sinergie e dove nascono idee. La situazione drammatica che stiamo vivendo ci spinge anche a un ripensamento del welfare a partire dalle modalità e dagli spazi di lavoro messi a disposizione dei dipendenti. La nuova cultura aziendale mette al centro le persone e ha come valore l’ergonomia, intesa come la ricerca di soluzioni per stabilire il migliore equilibrio tra il sistema uomo-macchina-ambiente di lavoro e le caratteristiche fisiologiche delle persone.

In conclusione, abbiamo visto come lo smart working possa essere un’opportunità per ripensare i modelli di lavoro e le politiche di benefit verso i dipendenti. Come vada di pari passo con una evoluzione delle logiche di utilizzo dell’ufficio, andando incontro innanzitutto alle esigenze delle persone e rispondendo a esigenze di maggiore flessibilità. Lo smart working, in quest’ottica, è uno strumento di crescita individuale e aziendale e di raggiungimento di equilibrio tra autonomia del lavoratore e orientamento al risultato.

di redazione digital

19/10/2020

#Today: Giornata mondiale dell’alimentazione

16 venerdì 2020 visualizzazioni:

FONDAZIONE BARILLA: “SCEGLIERE DIETE SOSTENIBILI PER MIGLIORARE QUALITA’ DELLA VITA E LA SALUTE DEL PIANETA”

  • Creare un ambiente che favorisca la scelta di cibi sani e sostenibili (come quelli della Dieta Mediterranea) e accrescere la consapevolezza su stili di vita salutari: ecco alcune leve per tutelare la salute delle persone e del Pianeta, in linea con la Farm to Fork Strategy dell’UE
  • In Italia quasi il 60% della popolazione over 20 sovrappeso o obesa, e questo causa alcune malattie non trasmissibili responsabili di circa il 91% dei decessi nazionali. Serve una rivoluzione che parta dalla tavola
  • Durante il lockdown gli italiani hanno riscoperto le basi della Dieta Mediterranea, aumentando il consumo di cibi sani e sostenibili
  • Fondazione Barilla propone 10 azioni dal campo alla tavola per trasformare il nostro approccio al cibo e lancia l’11° Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione 

In Italia l’aspettativa di vita alla nascita arriva a circa 83 anni[1], ma guardando “all’aspettativa di vita sana” il dato scende di circa 10 anni[2] (a 73 di media). Gli italiani, insomma, sono longevi ma negli ultimi anni di vita vedono peggiorare la loro salute, anche a causa di scelte alimentari quotidiane poco equilibrate mantenute nel corso del tempo. Sovrappeso e obesità (che colpiscono quasi il 60% dei nostri over 20[3]), insorgenza di malattie croniche (come malattie cardiovascolari, problemi respiratori, diabete, ecc.), mancanza di attività fisica e progressivo allontanamento da modelli alimentari sani, come la Dieta Mediterranea, impattano sulla qualità delle nostre vite. Eppure, ogni individuo può giocare un ruolo fondamentale, sia per la tutela della propria salute che per quella del Pianeta. Fondazione Barilla, in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione (16 ottobre), sottolinea come la Dieta Mediterranea sia associata a un buono stato di salute e a un miglioramento della qualità della vita, rendendolo un modello dietetico ideale per prevenire malattie non trasmissibili[4], oltre a garantire un impatto positivo sulla salute del Pianeta (il nostro attuale sistema alimentare, dal campo alla tavola, contribuisce fino al 37% delle emissioni globali di gas serra[5]). Un concetto sintetizzato dalla Doppia Piramide Alimentare e Ambientale di Fondazione Barilla, che evidenzia come gli alimenti che favoriscono la salute (ortaggi, frutta, olio extravergine di oliva, frutta secca, cereali integrali, base della Dieta Mediterranea) siano anche quelli con minore impronta ecologica.

“Oggi il 91% dei decessi[6] nazionali è dovuto a malattie non trasmissibili causate, tra i vari fattori, anche da scelte che facciamo a tavola (oltre 3 milioni[7] di persone convivono col diabete, mentre il 44%[8] dei decessi dipende da malattie cardiovascolari). Possiamo tutelare la nostra salute e quella dell’ambiente, come evidenziato anche dalla Farm to Fork Strategy dell’UE, partendo dal piatto. Tutti abbiamo un ruolo centrale in questo cambiamento: le organizzazioni internazionali e la società civile, le aziende e i cittadini possono e devono contribuire a un sistema alimentare più equo, sano, giusto e rispettoso dell’ambiente attraverso azioni concrete che sappiano adottare una visione sistemica capace di connettere in modo coerente tutti i problemi della malnutrizione, dal dramma della fame al problema dell’obesità. Il recente riconoscimento del Premio Nobel per la Pace al World Food Programme ribadisce ulteriormente l’importanza di intensificare gli sforzi di tutti per assicurare un futuro migliore alle persone e al Pianeta garantendo a tutti l’accesso a cibo sano e sostenibile”, ha spiegato Marta Antonelli, Direttore Ricerca di Fondazione Barilla.

LOCKDOWN E REGIMI ALIMENTARI: CRESCIUTI I CONSUMI DI VERDURA (+33%), FRUTTA (+29%) E LEGUMI (+26,5%)

Il COVID-19, nella sua grande drammaticità, ha mostrato l’urgenza di un sistema alimentare nuovo, sano e sostenibile. Secondo un recente studio[9] condotto su 5.000 connazionali, durante il lockdown circa 1 italiano su 2 ha preparato dolci mentre 1 su 3 si è messo alla prova con pizza o focacce. Scelte alimentari che, unite alla ridotta attività fisica e allo smart working, hanno comportato un aumento del 3-4% di chili in eccesso nella popolazione[10]. Il lockdown ha tuttavia generato una rilevante inversione di tendenza in positivo: secondo lo stesso studio è cresciuto anche il consumo di cibi sani come verdura (33%), frutta (29%), legumi (26,5%), acqua (22%) e olio extravergine di oliva (21,5%)[11], portando il Belpaese a riscoprire nuovamente le basi della Dieta Mediterranea[12]“Tutti dobbiamo comprendere l’importanza di adottare diete sane e sostenibili e la centralità delle nostre scelte alimentari quotidiane nella tutela della nostra salute e del Pianeta. Per mettere in pratica soluzioni concrete e ribadire il ruolo di ognuno (cittadini, formatori, società civile e decisori) nel ripensare i nostri sistemi alimentari, Fondazione Barilla ricorda l’appuntamento con la prossima edizione del Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione che organizzeremo il 1 dicembre per immaginare e preparare un futuro più sostenibile”, conclude Anna Ruggerini, Direttore Operativo di Fondazione Barilla.

10 AZIONI DAL CAMPO ALLA TAVOLA PER TRASFORMARE IL NOSTRO APPROCCIO AL CIBO

“Aumentare la consapevolezza e l’informazione” e “Consentire l’adozione di scelte alimentari sane e sostenibili” sono due delle 10 azioni presenti all’interno del piano d’azione sviluppato dalla Fondazione Barilla, dal titolo “The Time to Fix the Global Food System is Now: 10 Actions From Farm to Fork”. La strategia parte da quanto presentato dalla Commissione Europea nella sua From Farm to Fork Strategy e si rivolge a tutti gli attori (governi, imprese, finanza, mondo accademico, società civile e cittadini) per ripensare i nostri sistemi alimentari in chiave sostenibile e nel rispetto dei 17 SDG dell’Agenda 2030 dell’ONU. L’obiettivo è guardare al cibo con un approccio olistico, per trasformare in modo sistemico il modo in cui guardiamo al cibo dal campo alla tavola al fine di:

  1. Migliorare standard e terminologie 
  2. Rafforzare i sistemi di misurazione
  3. Incoraggiare l’impegno delle aziende su salute e sostenibilità
  4. Promuovere la digitalizzazione delle informazioni
  5. Identificare il costo reale del cibo
  6. Migliorare la sicurezza e diversità delle sementi e la rigenerazione del suolo
  7. Mobilitare tutti gli attori
  8. Aumentare la consapevolezza e l’informazione
  9. Consentire l’adozione di scelte alimentari sane e sostenibili 
  10. Creare resilienza globale

di Sofia D’Altrui

16/10/2020

Terra Madre Salone del Gusto 2020: buona la prima!

13 martedì 2020 visualizzazioni:

Cinque giorni di eventi fisici e digitali per riscoprire lo spirito di Terra Madre in tutto il mondo, nonostante il Covid-19

Alimentare la rete di Terra Madre in tutto il mondo, riunendo delegati, soci e attivisti intorno ai progetti più importanti di Slow Food, e mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica sui temi per i quali l’associazione si batte, a maggior ragione in questo momento in cui i riflettori sono quasi del tutto puntati sulla crisi sanitaria: i primi cinque giorni di questa tredicesima edizione di Terra Madre Salone del Gusto, al tempo del Covid, hanno confermato la bontà dell’intuizione degli organizzatori – Slow Food, Regione Piemonte e Città di Torino – che hanno accettato la sfida di sperimentare un evento rivoluzionato nei tempi, nei luoghi e nei format proposti. Questo esordio conferma che, anche nella nuova formulazione, l’evento riesce a conservare lo spirito che nelle passate edizioni lo ha reso unico al mondo e la capacità di trattare, con la voce autorevole di ospiti internazionali, temi quali la biodiversità agroalimentare come unica via per garantire il diritto a un cibo buono, pulito e giusto per tutti, e per affrontare la crisi climatica e ambientale, le storture dell’attuale sistema di produzione e distribuzione del cibo, le disuguaglianze economiche e sociali da esso causate. 


Inoltre, questa formula ci permette di raggiungere un pubblico più vasto in ogni Paese del mondo grazie a contenuti online, in italiano e in altre lingue, sempre a disposizione dei visitatori della piattaforma www.terramadresalonedelgusto.com, senza vincoli di tempo e spazio.

Tutti i format sono fruibili gratuitamente. A sostegno di Terra Madre, ma soprattutto dei progetti che Slow Food porta avanti giorno dopo giorno in ogni angolo del pianeta, è stata lanciata la raccolta fondi Agire insieme per il bene comune.

«Questi primi giorni della manifestazione hanno costituito un banco di prova molto importante: abbiamo testato i format digitali, verificato la possibilità di organizzare eventi fisici in piena sicurezza e – soprattutto – confermato la nostra capacità di mantenere integra “l’anima” di Terra Madre. Durante le passate edizioni, grazie al dialogo diretto, gli abbracci e le ore trascorse fianco a fianco nei luoghi in cui si è sempre svolto l’evento, era facile respirare nell’aria quella magia che ha consentito la nascita di tanti progetti, tante relazioni, e ha garantito il consolidamento della stessa rete di Slow Food. I riscontri ricevuti in questi primi giorni ci confermano che abbiamo preso la strada giusta: l’energia che scorre dentro Terra Madre riesce a superare il distanziamento fisico e ci promette sei mesi di eventi che lasceranno il segno» commenta Paolo Di Croce, segretario generale di Slow Food.

Un esempio è l’alleanza contro la povertà alimentare fra tre grandi città del Nord Italia (Milano, Torino e Genova), lanciata dal sindaco meneghino Giuseppe Sala e subito accolta da Chiara Appendino e Marco Bucci, basata su progetti concreti, quali le azioni contro lo spreco, il recupero delle eccedenze e l’educazione alimentare. O il Manifesto del vino buono, pulito e giusto, lanciato da Slow Wine in trasferta al Sana di Bologna, che riunirà in una comunità Slow Food tutti i vignerons del mondo che producono il vino garantendo una crescita culturale, economica e sociale, etica e armonica sul loro territorio.


Significative le parole dei protagonisti della Staffetta intorno al mondo. «In India dove vivo e lavoro ben si vede l’impatto del cambiamento climatico sulle nostre vite. Colpisce i più poveri, i più marginalizzati. E questo nonostante tutti sappiano che sono il nostro modello di sviluppo, la nostra crescita, le nostre emissioni le cause della nostra autodistruzione. Diciamolo: oggi le vittime del cambiamento climatico sono i poveri ma domani lo saranno anche i ricchi» ci ha ricordato Sunita Narain, ambientalista e attivista indiana, direttrice generale del Centro per la scienza e l’ambiente, che ha partecipato alla puntata asiatica.


«L’umanità ha sempre considerato il cibo un elemento prezioso e poi all’improvviso gli ha tolto valore. Anzi oggi al cibo viene richiesto solo che sia economico e pronto, facile da mangiare. Ed è da qui che parte la nostra rivoluzione del cibo lento, un cibo che riacquista valore e si fa forte di principi di tutela, nutrimento, uguaglianza e rispetto della diversità. Non c’è un posto migliore del sistema scolastico pubblico per diffondere questi principi e su questo dobbiamo continuare a lavorare» ha rilanciato Alice Waters, cuoca e saggista statunitense, attivista per l’educazione alimentare, durante la puntata nordamericana.


«Dobbiamo ripensare al più presto questo modello di società, perché siamo tutti d’accordo sul fatto che il piatto più buono e nutriente sia quello più ricco di varietà e colori; però poi non si adotta lo stesso principio anche sul piano sociale. E noi abbiamo paura della monocoltura. E della “monoculturazione”. Perché ogni tipo di monocoltura uccide» sottolinea Célia Xakriabá, capa indigena del popolo Xakriabá, intervenuta nella puntata sudamericana.


Ma questa edizione di Terra Madre Salone del Gusto sono anche le centinaia di bambine e bambini che per la prima volta in tutta Italia hanno la possibilità di usufruire delle attività sulla biodiversità, grazie allo streaming del laboratorio organizzato per poter “entrare in classe” e ai kit didattici dedicati all’Arca del Gusto che decine di insegnanti stanno continuando a scaricare. 

E se il sentimento di fraternità che lega delegati e attivisti, fondato sulla condivisione di idee e visioni, problematiche comuni e possibili soluzioni che superano lingue e confini, ha viaggiato attraverso la rete digitale nei forum, nelle parole degli esperti dei Food Talk, della Staffetta e delle conferenze, una Terra Madre inedita si è vissuta anche a Torino e in Piemonte. Qui la chiocciola ha raccontato i propri progetti attraverso gli orti urbani della periferia operaia di Torino, che la Comunità Slow Food Mirafood sta contribuendo a recuperare; le attività per le famiglie sulla gestione agroecologica degli orti nella stupenda Reggia di Venaria Reale e i percorsi ideati dai musei cittadini; il dialogo fra tradizioni gastronomiche lontane unite dagli stessi ingredienti e gli stessi principi che abbiamo visto nei Laboratori del Gusto a Eataly Lingotto e alla Piazza dei Mestieri. All’estero, nei giorni scorsi, i temi di Terra Madre Salone del Gusto hanno toccato, tra gli altri, la Gran Bretagna dove si è tenuto il Fringe festival; la Germania che ha dato il via alle attività sensibilizzando la cittadinanza sull’impatto della Pac sulle nostre tavole; le Filippine che hanno inaugurato i sei mesi di eventi fisici e on line sui temi della sicurezza alimentare in situazioni di crisi; il Montenegro con il Mercato della Terra dei prodotti tradizionali e dell’artigianato locale con oltre 40 espositori a Bijelo Polje; il festival Rebato a Castielfabib, in Spagna, un’esperienza di dialogo tra i contesti urbani e la natura.

«L’innalzamento della curva dei contagi, che proprio in questi giorni ha interessato tutto il mondo, Italia compresa, ha confermato la bontà della decisione che abbiamo preso in primavera: ospitare migliaia di delegati provenienti da ogni angolo del mondo sarebbe stato impossibile, e anche formule ridotte, con delegati ed espositori europei se non addirittura solo italiani, non sarebbero state realizzabili in condizioni di sicurezza. E nemmeno avrebbero avuto l’efficacia attesa. Nei format e le attività diffuse a cui abbiamo assistito in questi primi cinque giorni abbiamo invece trovato nuovi strumenti e linguaggi per raggiungere gli obiettivi di Terra Madre e già da queste ore siamo al lavoro per arricchire il palinsesto dei sei mesi. Intanto il calendario per i prossimi giorni è già ricco di appuntamenti: Terra Madre Salone del Gusto comincia oggi!» prosegue Di Croce.

Il viaggio di Terra Madre continua infatti con eventi fisici da vivere e digitali da rivivere comodamente da casa propria. Ecco i principali appuntamenti da non perdere nelle prossime settimane:

  • la Conferenza 20 anni in nome della biodiversità (sabato 17 ottobre alle 11 in presenza a Torino presso Nuvola Lavazza e in streaming sulla piattaforma) in cui Slow Food fa il punto su Presìdi e Arca del Gusto: numeri, protagonisti e prospettive future. La conferenza sarà l’occasione per lanciare il nuovo logo dei Presìdi Slow Food e per annunciare il millesimo prodotto dell’Arca del Gusto italiana. A raccontare il futuro dei progetti di tutela di Slow Food, le testimonianze di cinque produttori under 30 da diverse regioni italiane, la seconda generazione di custodi della biodiversità impegnata a salvare razze animali, varietà vegetali e tradizioni gastronomiche.
  • Domenica 18 ottobre in tutta Italia c’è la prima edizione di Presìdi aperti con decine di produttori che aprono le porte delle proprie aziende e laboratori di trasformazione per accogliere i consumatori e condividere una parte della loro quotidianità. Ecco qui i produttori che organizzano degustazioni e visite.
  • Sempre domenica 18, nell’ambito della quinta edizione del Festival della Partecipazione (a Bologna), Slow Food Italia anima due appuntamenti. Un hackaton dal titolo Noi giovani immaginiamo un mondo nuovo dedicato alla progettazione delle politiche necessarie per giungere allo scenario futuro auspicato, con premiazione delle proposte vincitrici. Il panel dal titolo La doppia crisi delle e degli invisibili: le distorsioni della filiera alimentare ai tempi di Covid-19 che indaga il rapporto tra partecipazione e filiera agroalimentare per capire come il coinvolgimento di lavoratori e lavoratrici, delle associazioni e dei consumatori può rendere equa la filiera agroalimentare.
  • Il 23 e 24 ottobre si parla di food policies con gli amministratori delle città che hanno firmato il Milan Urban Food Policy Pact, o che sono in via di adesione, e i delegati Slow Food riuniti per Terra Madre Bergamo. Due giorni, organizzati dal Comune di Bergamo, la Città di Milano e la Regione Lombardia, in cui verranno raccontati i migliori progetti su come nutrire le grandi città senza depauperare le risorse del pianeta. Al confronto tra i delegati – riuniti in laboratori tematici che seguono i percorsi indicati da Terra Madre Salone del Gusto 2020: Terre Alte, Terre Basse, Terre d’Acqua e Terre e città, con l’intento di elaborare gli impegni da raggiungere su ciascuna tematica – si affiancano appuntamenti e incontri rivolti alla cittadinanza tra i quali il Mercato della Terra di Bergamo.
  • Per uno sguardo all’estero ci soffermiamo sulla terza edizione di Terra Madre Brasile dal 17 al 22 novembre. Agli incontri virtuali partecipano agricoltori, attivisti, pescatori artigianali, casari, apicoltori, quilombolas (discendenti e testimoni delle comunità di ex schiavi), popolazioni indigene, giornalisti e cuochi che compongono la grande rete di Slow Food. Tre i temi principali: cultura alimentare e biodiversità, educazione al cibo e sicurezza alimentare, in particolare nelle scuole, impatto politico e mobilitazione della società civile.

di redazione digital

13/10/2020

MASCARILLA 19 – CODES OF DOMESTIC VIOLENCE

12 lunedì 2020 visualizzazioni:

8 film d’artista al tempo della pandemia

 
Mascarilla 19 (Mascherina 19) è il nome della campagna lanciata dal premier spagnolo Pedro Sanchez, che non solo accoglie l’appello del Segretario Generale dell’ONU Antonio Gutierrez, ma dà conto dello spaventoso aumento di abusi durante la pandemia, quando molte donne, a causa del lockdown, si sono ritrovate prigioniere delle mura domestiche e impossibilitate a richiedere aiuto. In un mondo fisicamente isolato e digitalmente iper-connesso, infatti, le vittime di violenze domestiche si sono trovate in una situazione di “isolamento nell’isolamento” perché private della possibilità di comunicare con l’esterno. È nato così un S.O.S. segreto, una parola in codice che le vittime di violenza potevano usare con il personale di tutte le farmacie in Spagna, permettendo così l’avvio di un protocollo d’emergenza.
 
La Fondazione In Between Art Film con il riferimento diretto a questa campagna ha voluto da un lato richiamare l’attenzione su un’emergenza globale, dall’altro dare uno stimolo agli artistifornendo loro anche un sostegno concreto alla produzione di nuovi progetti quando tutte le produzioni artistiche risultavano sospese.


Gli 8 film d’artista che compongono Mascarilla 19 – Codes of Domestic Violence offrono prospettive diverse su un tema comune colto nella sua ampiezza e urgenza: ogni opera esprime una sensibilità individuale, esplorando linguaggi e dimensioni differenti, dalla denuncia di natura documentaristica all’interpretazione simbolica e psicologica delle dinamiche relazionali.


Nelle opere di Janis Rafa e del duo artistico MASBEDO l’ambiente domestico come teatro della violenza è indagato attraverso un linguaggio fortemente metaforico e con la tensione narrativa tipica del racconto cinematografico, mentre Basir Mahmood interpreta i meccanismi di produzione della rappresentazione cinematografica come terreno di conflitto sociale, economico e di genere. Se Eva Giolo mette in scena la solidarietà femminile attraverso una frammentazione ritmica e diaristica della narrazione, Adrian Paci evoca il sentimento dell’isolamento fisico e psicologico mettendo al centro della propria opera la voce al posto dell’immagine, mentre Elena Mazzi va alla ricerca delle radici della violenza di genere scavando nel racconto mitologico e nell’archeologia. L’abuso domestico non come fatto privato ma come dimensione pubblica è esplorato da Iván Argote, che, connettendo idealmente Parigi e Bogotà, indaga tanto l’attivismo politico quanto la normalizzazione della violenza. Infine, Silvia Giambrone trasforma la casa e la quotidianità dei gesti in un teatro di violenza a tal punto interiorizzata dalla coppia, da permearne i corpi e il linguaggio.
 
Mascarilla 19 – Codes of Domestic Violence si offre come una piattaforma condivisa di dialogo, con il desiderio di raggiungere un pubblico più ampio possibile. Per questo motivo, il programma di video sarà in tour in alcune delle più prestigiose istituzioni italiane e straniere.


Dopo le date di Roma, i video saranno ospitati da Lo schermo dell’arte – Festival internazionale di cinema e arte contemporanea (Firenze, 10-14 novembre), da Triennale Milano Teatro (Milano, 23 novembre) e dal Teatrino di Palazzo Grassi (Venezia, 1 dicembre). 


Nel 2021 il tour di Mascarilla 19 toccherà anche una rete di istituzioni culturali all’estero.

di Sofia D’Altrui

12/10/2020