Anche quest’anno si è tenuta la finale del campionato della National Football League, il Super Bowl 2020.
Quest’anno lo spettacolo tanto atteso in occasione del centesimo anniversario è stato infatti più entusiasmante che mai.
Portorico e Colombia con J.Lo e Shakira si alternano sul palco a suon di paillettes e movimenti di bacino cantando a squarciagola i loro brani più noti.
Lo spettacolo è servito e della partita di football poco importa a tutto il mondo che è rimasto a guardare e continua oggi a postare su ogni canale social i momenti di apertura dello show.
Nonostante i festeggiamenti per il capodanno cinese siano stati annullati quasi ovunque a causa del corona virus, l’anno del topo è arrivato e cosi come ogni anno un animale ci racconta cosa ne sarà di noi.
L’oroscopo cinese è uno dei più seguiti in tutto il mondo e il topo, primo segno del calendario lunare, segna questo 2020 e quindi il nuovo corso della ruota zodiacale.
I nati sotto il segno del Topo sono gentili, versatili e arguti, ma soprattutto sono persone piene di risorse e capaci di stupire.
Intuitivi e reattivi, i Topi hanno inoltre una ricca immaginazione e sono acuti osservatori, sono curiosi e preferiscono vivere in prima persona ogni cosa e provare tutto sulla loro pelle. Sono persone molto piacevoli, buoni amici e ottimi colleghi di lavoro.
La mostra L’archivio animato. Lavori in corso narra in 20 capitoli il Novecento attraverso l’arte, il design, la pubblicità, la fotografia, la grafica e l’industria percorrendo in maniera trasversale il ricco archivio della Fondazione Cirulli.
L’archivio animato. Lavori in corso – fino al 17 maggio 2020 alla Fondazione Cirulli a San Lazzaro di Savena (BO) – è molto più di una mostra, ma un vero e proprio “laboratorio” di storia e cultura del Novecento, per raccontare il secolo della modernità – quello in cui nasce e si sviluppa la creatività italiana come oggi la conosciamo – attraverso un caleidoscopio espositivo che spazia dalle arti figurative al design industriale, dalla pubblicità al cinema, dalla fotografia alla televisione, dai tessuti alle riviste.
Oltre 200 opere, 20 sezioni, quasi come fossero 20 mostre in una, L’archivio animato. Lavori in corso – progetto realizzato grazie alla consulenza e supervisione di Jeffrey Schnapp, fondatore e direttore del metaLAB dell’Università di Harvard e figura di riferimento nel campo dell’umanistica digitale – rappresenta un nuovo concept di mostra con il quale Fondazione Cirulli vuole presentare al pubblico la sua peculiare identità di luogo di sperimentazione tra archivio e spazio espositivo.
L’esposizione infatti costruisce una narrazione potente e agile allo stesso tempo del secolo breve attraverso i materiali diversi ed eterogenei che compongono la collezione “panoramica” di Fondazione Cirulli: il capolavoro artistico, le arti decorative, la comunicazione, il design industriale e la cultura materiale e visiva, e ancora fotografie, disegni, quadri, sculture, oggetti, manifesti, volantini, carteggi, progetti architettonici, tessuti, riviste, libri, sono le forme di comunicazione socio-culturale che compongono le 20 sezioni di mostra, un vero e proprio racconto polifonico che attraversa il Ventesimo secolo. Così, accanto ad una selezione di “Frammenti di ‘900” con dipinti dei primi tre decenni del secolo, il capitolo dedicato a “Il tessuto della modernità” offrirà una selezione di progetti grafici per tessuti di arredamento – settore allora in forte espansione – realizzati per la Triennale di Milano negli anni Cinquanta dai più rinomati artisti del panorama italiano, come Gio Ponti, Ettore Sottsass, Lucio Fontana, Enrico Prampolini, Bice Lazzari, Fede Cheti e tanti altri. “Fermo immagine” racconta attraverso i volti del cinema e della televisione degli anni Sessanta gli entusiasmi del boom economico: un capitolo, quello della televisione, ripreso anche nella sezione“Munari, Carboni e la RAI” che narra l’innovazione grafica della televisione pubblica ad opera dei due artisti negli anni Cinquanta. E ancora il racconto della modernità attraverso le produzioni industriali, dalle macchine all’illuministica, ladocumentazione fotografica della vita nell’entroterra emiliano del dopoguerra con le immagini di Enrico Pasquali e quelle glamour di Arturo Ghergo, maestro della fotografia italiana. E naturalmente la pubblicità: dal pannello decorativo realizzato da Xanti Schawinsky, maestro del Bauhaus, per il negozio Olivetti di Torino – un vero capolavoro del razionalismo europeo – ai cartelloni pubblicitari originali di inizio secolo scorso, dal design anonimo delle “carte pasticcere” brandizzate, realizzate negli anni Trenta per i più importanti bar d’Italia, all’evoluzione dei loghi attraverso un’accurata documentazione. Da ultimo è stato aggiunta al percorso espositivo la sezione “Collezione Palma Bucarelli | Segnali”, frutto di una recente acquisizione della Fondazione Cirulli, ovvero la singolare collezione di Palma Bucarelli – una delle critiche d’arte più affermate del ‘900 e per oltre trent’anni direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma – che raccolse scrupolosamente i manifesti che riceveva come invito alle mostre organizzate in gallerie, musei, rassegne e kunsthalle di tutto il mondo, mettendo insieme una storia visiva delle esposizioni tra gli anniSessantaeSettanta,un’enciclopediadelprogettograficoperl’arteealtempo stesso una straordinaria testimonianza della sua rete di rapporti.
«Abbiamo voluto allontanarci da formati espositivi museali troppo rigidi per avventurarci in una sorta di ”terra di nessuno”, in cui invece del grande racconto si cerca la molteplicità, la simultaneità e l’agilità, valori futuristi per eccellenza (ma anche valori del tutto contemporanei), tramite l’adozione di formati ibridi, leggeri e freschi» – spiega Jeffrey Schnapp – «L’archivio animato, che fa leva sulla diversità e l’eterogeneità di una collezione panoramica come quella della Fondazione Cirulli, non propone al pubblico solo prodotti e soluzioni ma avanza problemi, sollecita ricerche, compone puzzles e suggerisce istanze di accesso diretto a materiali spesso non canonici che raccontano la storia del ‘900 italiano».
«Durante tutta la durata della mostra verranno organizzati incontri e conferenze con la partecipazione di esperti e studiosi del settore, per focus sulle tematiche delle varie sezioni, a comporre una ricca proposta di eventi culturali» – dicono Massimo e Sonia Cirulli – «Il nostro obiettivo è infatti quello di aprire lo spazio della Fondazione per farne un luogo di costruzione di contenuti, un vero e proprio laboratorio permanente di storia e cultura del Novecento».
Non è un caso infatti che sia stata scelta come sede per la Fondazione Cirulli lo storico edificio simbolo dell’architettura moderna italiana, progettato e realizzato nel 1960 dagli architetti e designer milanesi Achille e Pier Giacomo Castiglioni per Dino Gavina. Un capolavoro di progettazione che nel corso degli anni si è trasformato in un luogo crocevia d’incontri che ha segnato la storia della cultura visiva e del design industriale del XX secolo e che oggi, grazie alla Fondazione Massimo e Sonia Cirulli, viene restituito alla città come luogo di cultura e creatività.
Il primo weekend di febbraio torna Writers, gli scrittori si raccontano, festival di casa ai Frigoriferi Milanesi che, giunto alla sua ottava edizione, si riconferma fucina di incontri che spaziano tra diversi generi. Il tema intorno al quale ruota questa edizione prende a prestito la celebre frase di Antonio Gramsci E in questo chiaroscuro nascono i mostri… con il proposito di far dialogare artisti, scrittori e intellettuali per indagare non tanto l’orrido, ma il normale che cela l’orrido, le ombre che si nascondono dietro la nebbia della quotidianità dei tempi incerti che stiamo vivendo.
Tempi immersi in un corridoio nebbioso e poco illuminato, dove si agitano ombre e fantasmi non ben definiti. Mostri, vecchi e nuovi, che a volte sembra di vedere benissimo ma dei quali più spesso si intravedono soltanto strane sembianze. Mostri che addirittura hanno l’aspetto della normalità, ma che al momento opportuno gettano la maschera e urlano, incitano all’odio, disprezzano la cultura e la vita civile, finché all’improvviso le porte del passato che sembravano rigidamente sigillate e per sempre sorpassate si spalancano e mostrano il baratro del dimenticato.
A cura di Francesco M. Cataluccio, Isabella Di Nolfo, Paolo Marrone e Stefania Vaccari, il programma prevede 2 performances, 3 mostre, 23 incontri e oltre 50 autori che nei tre giorni del Festival animeranno gli spazi dei Frigoriferi Milanesi, nei quali i diversi ospiti si alterneranno per parlare, leggere, scambiarsi idee, cantare, recitare, rappresentare, raccontare, sforzandosi di guardare dietro il chiaroscuro della normalità e dialogando con coloro che tutti i giorni sperimentano la nebbia e ne sono, come tutti noi, disorientati. Senza la pretesa di chiarire ma per dare un po’ di luce ai dubbi attraverso il piacere di ascoltare storie che ormai anche i giornali, le televisioni e i social media sempre meno intendono e riescono a comunicare.
Writers#8 prende il via venerdì 31 gennaio, con l’inaugurazione di tre mostre (ore 19): Attenti non ha i documenti, del collettivo emiliano di artisti-graffitari FX+Jindu che espone bozzetti e foto delle immagini dei “clandestini” dipinte sui carri merci, Gli spiaggiati di Stefano Rosselli, che dopo una brillante carriera di direttore creativo, si è dedicato a fotografare la realtà nelle sue pieghe più brutte, ma anche poetiche, Deliri e immagini del grande attore Danio Manfredini che presenta i suoi disegni e le sue foto e che si esibirà poi (ore 21) in una riflessione ad alta voce su pittura e teatro. Chiuderà la serata inaugurale la performance musicale Sentimento popolare di Camilla Barbarito (ore 22).
La giornata di sabato 1° febbraio inizia con il dialogo tra Adriano Sofri e lo storico Marcello Flores su Il martire fascista, intorno a una vicenda dove tutto non è come sembra (ore 15). In Massime dal passato, l’avvocato Pasquale Tammaro reciterà un monologo, basato sui documenti e la sentenza dell’epoca, su un processo politico esemplare: quello ad Antonio Gramsci (ore 15.30). In Italiani anche noi. Una scuola senza muriLaura Bosio e Fabio Santopietro racconteranno insieme ad alcuni dei loro studenti l’esperienza della scuola per migranti Penny Wirton, fondata dallo scrittore Eraldo Affinati (ore 16), mentre in Dicono di noi la giovane youtuber Charlie Moon (Elena Valecce) racconterà il controverso e variegato mondo di YouTube in dialogo con Magdalena Barile (ore 16.30). Carlo Mazza Galanti condurrà il dialogo tra Walter Siti e Michele Mari sul libro Scuola di demoni,nel quale i due autori colgono l’essenziale della letteratura “che ti fa scoprire ciò che non sai o che nascondi anche a te stesso” (ore 17); mentre Sara Sagrati, critica cinematografica e socia fondatrice del Cinemino di Milano, in Sbatti il mostro in prima pagina indagherà come il cinema ha saputo inventare la messa in scena del “mostro interiore” tra luce e ombre, primi piani e fuoricampo, trucchi e realtà (ore 17.30). Andrea Tagliapietra interrogherà il filosofo e poeta catalano Rafael Argullol sul suo libro La ragione del male, romanzo distopico estremamente attuale nel quale la popolazione di una città viene colpita da una misteriosa malattia dell’anima (ore 18). Gianni Canova discuterà invece del suo recente libro Ignorantocrazia conStefano Bartezzaghi,toccando uno dei nervi scoperti del dibattito culturale in un’Italia che sembra condannata a diventare un paese di analfabeti (ore 18.30). Ne Il lato in ombra dell’editoria Filippo Tuena ragionerà sui chiaroscuri di un mondo che solo in apparenza pare avviato verso il suo declino, insieme a Simone Caltabellota, Benedetta Centovalli, Paolo Cioni e Paola Silvia Dolci (ore 19). Infine, Gianni Biondillo intervisterà gli operatori pubblici Ivan Albanese (ATM) e Ezio Melzi (ex AMSA) che per mestiere hanno avuto modo di vivere e osservare I fantasmi della città notturnache si aggirano per le strade quando cala la notte (ore 19.30). La giornata di sabato si conclude dopo cena con il concerto del cantautore Carlo Fava Personaggi criminali vent’anni dopo (ore 21).
II Festival prosegue domenica 2 febbraio con Alessandro Zaccuri e Gianluca Briguglia che,partendo dalla monumentale Dialettica del mostro di Sylvain Piron, uscito di recente con Adelphi, introdurranno il pubblico allaDialettica dei mostri nel Medioevo, con letture di Tiziana Cera Rosco (ore 14.30), cui seguirà il monologo Il re dei pagliacci di Luca Scarlini che racconterà invece l’inquietante figura del clown (ore 15), mentre Paolo Nori e Francesco M. Cataluccioparleranno di Le ombre de il Maestro e Margherita, in occasione dell’uscitain audiolibro del capolavoro di Michail Bulgakov, letto da Paolo Pierobon (ore 16). Ne I chiaroscuri del cuoreChiara Valerio sarà il bersaglio dell’inesauribile curiosità dei ragazzi guidati da Elisabetta Bucciarelli per Blurandevù, il laboratorio di incontri tra autori e giovani lettori, in collaborazione con Festivalletteratura e parte integrante del progetto europeo Read On, dedicato alla promozione e al sostegno della lettura tra i ragazzi (ore 15.30). Valeria Benatti, fresca autrice di Da oggi voglio essere felice, e Marina Mander, autrice di L’età straniera, discuteranno di Quale felicità? Storie di ragazzi tra chiaro e scuro, interrogandosi a vicenda sui temi a loro cari dell’infanzia e dell’adolescenza, e sulle molte ombre e minacce che si celano in queste età così delicate, (ore 16.30). I chiaroscuri dell’anima saranno indagati anche da Annarita Briganti che con Tommaso Lingiardi e Nicole Janigro parlerà de Il caos di Alda Merini (ore 17), mentre ancora in Devo stare dentro ai tuoi occhi per vedermiMarina Mander affronterà il lato oscuro di vite difficili tra follia, dolore e incomprensione con Alessandro Mezzena Lona e Giorgio Ghiotti, a partire dai loro rispettivi romanzi Il poeta delle pantegane e Gli occhi vuoti dei santi(ore 18). In Dal 1984 a oggiNicola Gardini e Giuseppe Genna discuteranno sugliaspetti ancora drammaticamente attuali dell’opera più famosa di George Orwell, appena ritradotta e introdotta dallo stesso Gardini (ore 17.30). I salvati e i sommersi dal mare saranno al centro dell’appuntamento con Helena Janeczek e Caterina Bonvicini, due fra le scrittrici e gli scrittori che hanno appoggiato le operazioni di salvataggio della nave “Mediterranea”, che nei pressi di un vero gommone utilizzato dai migranti in fuga, racconteranno di queste vite alla deriva. Infine I segreti di Mr. Hyde. Il carcere nello sguardo degli scrittori è un incontro a più voci a cura di Giovanna Canzi che dialogherà con Elena Ragusa, Alberto Cristofori, Andrea Kerbacher e Giuseppe Lupo a proposito della loro esperienza di insegnamento dietro le sbarre (ore 19). Writers#8 si conclude dopo cena con la performance Scrittori parolieri:Enrico de Angelispresenterà l’originale progetto Piume,un disco di 10 canzoni i cui testi sono scritti da altrettanti scrittori (ore 20.30).
Writers#8 ospiterà quest’anno, durante i giorni della manifestazione, un mercatino-esposizione di Borseggi, il laboratorio artigianale di sartoria del carcere maschile di Milano-Opera, dove persone detenute imparano un nuovo lavoro costruendo percorsi virtuosi di responsabilità sociale ed economia circolare per combattere recidiva e pregiudizio
Info 02 73981 Tutto il programma suwww.writersfestival.it Twitter @writersmilano – Facebook facebook.com/writersmilano – Instagram@writersfestival Hashtag#writersfestival, #wrt8, #writers2020, #writersmilano
Il famoso imprenditore Salvatore D’Amelio, noto al mondo del fashion e del web per i suoi famosi marchi Italiani Minimal Couture e Make Money Not Friends, apre il 2020 con tre novità. Dopo svariate proposte, accetta l’irrifiutabile offerta da parte di una società americana e vende il marchio Make Money Not Friends a New York City. La firma del contratto avverrà nei giorni a seguire in terra USA e MMNF sarà venduta dallo showroom in Fifth Avenue. La direzione del brand Minimal Couture dopo 10 anni viene affidata allo storico Direttore Commerciale Antonio Oliva.
Salvatore D’Amelio apre una nuova società: Salvatore D’Amelio New Era2047 che si occuperà di consulenza conto terzi per direzione creativa, stilistica e di produzione di abbigliamento ed accessori e di investimenti nel mercato immobiliare, nel mercato automobilistico e del lifestyle di lusso in genere. D’Amelio investirà a 360° nel segmento lusso dedicandosi a tutto ciò che da sempre ha ispirato le sue collezioni di moda. La sua abilità da Cool Hunter si tradurrà in business.
All’attivo ha già in atto una collaborazione di consulenza internazionale con il brand DI streetwear di un ricchissimo sceicco arabo, KA-1, e ha appena aperto il suo primo B&B di lusso a Napoli, sua città natale. Il progetto NEW ERA è appena iniziato e vedrà la sua consacrazione con l’apertura di uno spazio di consulenza in Fifth Avenue, NYC per i suoi nuovi progetti.
Salvatore D’Amelio è il KEYMAN (uomo chiave) del futuro. Gli investitori stanno rincorrendo il noto imprenditore per supportare la sua DREAM MACHINE (macchina dei sogni) che nel 2020 prevede dei fatturati da capogiro. Ad Istanbul, città a lui molto cara, D’Amelio apre un ufficio stile dedicato alle sue collabs e sposta lì i suoi graphic designers, punte di diamante della sua Squad. Lì in Turchia, tutta la sua fitta net dedicata alle produzioni del mondo streetwear, maglieria, denim, accessori di ogni tipologia e sneakers. Da questa stagione ha allargato gli orizzonti di produzione al mondo Kids.
Il Pitti è stata da sempre una fiera di grande importanza per l’imprenditore che ha dedicato nello sviluppo delle collezioni da uomo tutta la sua attenzione. Proprio in questi giorni al Pitti Immagine Uomo viene presentata la sua 20esima collezione di Minimal Couture. Fuori Pitti, Salvatore D’Amelio ha scelto un numero chiuso di giornalisti e buyers a cui presentare a scatola chiusa il suo nuovo progetto: DRIP.
Destinato ai giovani italiani, un innovativo progetto visionario dedicato ai TrapBoys, Rappers e Hip Hop addicted, nato dalla passione di D’Amelio per questi generi musicali, in particolar modo la Trap, corrente che l’imprenditore ha da sempre spinto e influenzato, e da cui è stato a sua volta ispirato nelle sue collezioni. DRIP sarà totalmente dedicato a questa scena ed in ITALIA diventerà leggenda. DRIP racchiuderà Il talento di D’Amelio e influenzerà lo stile e la musica Italiana.
DRIP : Just another word for immense swag. When your bling is iced out, but you got the drip.
Ma che cosa significa DRIP? Drip significa testualmente “sgocciolare”.
I Dripboys sono i ragazzi che indossano costosi e luccicanti gioielli di lusso: ICE, il ghiaccio che sgocciola.
Drip è un brand streetwear da uomo dedicato alla nuova wave trap/rap. Il genere musicale che in Italia sta spopolando tra i giovani, nato dal basso, con brani autoprodotti e caricati su YouTube con migliaia di visualizzazioni, fuori dalla dialettica tra i talent e la discografia. E’ un fenomeno di rottura, di novità. Nasce dal rap, dall’hip-hop, degli Stati Uniti e ad esso si ispira nello stile mainstream.
I Dripboys sono i Trappers che ce l’hanno fatta. Il loro successo si misura con le visualizzazioni su YouTube, Instagram e con i soldi dei download, dei dischi e dei concerti. I Dripboys ostentano il denaro: capi firmati, automobili, orologi, e donne bellissime e super sexy. Ma i Dripboys reinventano le griffe e le smitizzano a modo loro. I Dripboys si fanno coraggiosamente strada per prendersi il loro posto nel mondo.
In viaggio tra passioni cieche e algoritmi che ci vedono benissimo.
Cosa sa Tinder di noi? Un’indagine sui meccanismi segreti della famosa app di incontri, tra reportage investigativo e racconto personale.
Quando rompe con il fidanzato, Judith Duportail si iscrive, nello stesso giorno, in palestra e a Tinder. Il desiderio di rimettersi in gioco le dà la spinta che ci vuole e così in breve tempo si trova a comprare un paio di pantaloni taglia 40 e a ricevere valanghe di messaggi di uomini interessati. Il suo senso di gratificazione e l’umore schizzano alle stelle.
Questo finché scopre l’esistenza di un fantomatico Elo score: un punteggio “di desiderabilità” che Tinder attribuirebbe a tutti gli utenti. Così, mentre le sue avventure nel mondo dell’online dating si susseguono tra incontri improbabili, cocenti delusioni e innamoramenti più o meno corrisposti, l’autrice decide di andare più a fondo: con l’aiuto di avvocati, hacker e matematici, scopre che l’algoritmo alla base dell’app di incontri più famosa del mondo si basa su criteri sessisti e patriarcali. Sei un uomo? Con tutta probabilità vedrai sfilare sul tuo smartphone donne più giovani, con un curriculm meno ricco e uno stipendio più basso del tuo. E cosa può succedere se questo è davvero il criterio che regola più di un milione di nuovi appuntamenti a settimana? In un saggio narrativo che riesce a essere al contempo rigoroso come il miglior giornalismo investigativo e divertente come una rivista di gossip, l’autrice ci svela i meccanismi di Tinder, raccontando senza pudori le proprie personali esperienze e i loro risvolti più o meno piacevoli.
Il risultato è un’indagine sorprendente sull’impatto della tecnologia sull’amore e sulla libertà.
«Mi ricordo gli uomini che sono stati amanti, amici o protagonisti di serate tremende. Gli altri li ho dimenticati. Tinder invece no.» – Judith Duportail