Diciamoci la verità, essere costretti a mangiare alimenti senza glutine o dover rinunciare ad alcuni di essi per mancanza di alternative non è piacevole. La celiachia ormai è una patologia diffusa, ma se fate parte di questa categoria è bene sapere che la sperimentazione farmaceutica sembra aver trovato una chiave di volta.
I risultati di una recente sperimentazione clinica infatti hanno dimostrato che la nascita di un farmaco che introduca tolleranza al glutine è possibile. La soluzione sviluppata presso la Northwestern University di Chicago prevede la somministrazione nel flusso sanguigno, di una nanoparticella biodegradabile contenente glutine, che “insegna” al sistema immunitario che l’allergene in realtà è sicuro. Essa si comporta quindi come un cavallo di Troia nascondendo la molecola di glutine al suo interno: in un primo momento l’allergene passa inosservato e solo successivamente, dopo che la nanoparticella è stata degradata, esso si presenta alle cellule immunitarie che si convincono della sua non pericolosità.
Per trattare la celiachia, le nanoparticelle sono state caricate di gliadina, il principale componente del glutine che si trova negli alimenti; già dopo una settimana lasquadra guidata dall’immunologo Stephen Miller ha evidenziato una riduzione della risposta infiammatoria del 90% nel gruppo di pazienti trattati rispetto al gruppo di controllo non trattato. Inoltre i pazienti sottoposti alla terapia sono riusciti ad introdurre glutine nella propria dieta per 14 giorni senza problemi.
Il fatto che funzioni, ha spigato lo stesso immunologo, non ha risvolti importanti solo per la celiachia, la tecnologia si presta infatti anche alla cura di altre patologie autoimmuni tra cui l’asma, l’allergia alle arachidi, il diabete mellito di tipo 1 e la sclerosi multipla.
La sperimentazione è solo all’inizio,quasi sicuramente sarà un processo lungo e non possiamo dire se sarà un successo o un fallimento, ma i presupposti per un soluzione definitiva sembrano esserci.
Dal 25 ottobre 2019, la Galleria d’Arte Moderna di Milano presenta la mostra Canova. I volti ideali, un prezioso percorso che per la prima volta ricostruisce nelle sue sale la genesi e l’evoluzione delle celebri “teste ideali”, il particolare e fortunato filone dell’opera di Canova dedicato alle molte, diverse declinazioni della bellezza femminile e realizzato all’apice della sua carriera.
Custode di una delle più importanti collezioni di arte neoclassica a livello nazionale, la Galleria d’Arte Moderna è la cornice perfetta per le opere di Canova, di cui conserva tre capolavori: il modello originale in gesso di Ebe, il busto in bronzo di Napoleone e l’erma in marmo della Vestale, fulcro della mostra.
Curata da Omar Cucciniello e Paola Zatti, l’esposizione è promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, Galleria d’Arte Moderna di Milano e dalla casa editrice Electa, e racconta la storia di questo genere attraverso 39 opere di cui 24 di Canova. Tra queste, 5 sculture mai esposte in Italia prima d’ora, come Corinna e la Musa del 1817.
Le opere in mostra provengono dai principali musei nazionali (Gallerie degli Uffizi di Firenze, Gipsoteca Canoviana di Possagno, Galleria d’Arte Moderna di Torino, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Museo Correr di Venezia) e internazionali (Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, J. Paul Getty Museum di Los Angeles, Kimbell Art Museum di Fort Worth, Museu Calouste Gulbenkian di Lisbona, Musée des Beaux Arts di Lione, Musée Fabre di Montpellier).
Veneto di nascita, dopo il trasferimento a Roma nel 1781 Antonio Canova (Possagno, 1757 – Venezia, 1822) diventa il più importante scultore a cavallo tra XVIII e XIX secolo, interpretando la lezione di Winckelmann e fondando la scultura moderna. Corteggiato dai sovrani di tutta Europa, da Napoleone ai Papi, dal re d’Inghilterra allo zar, Canova ha modificato e orientato il gusto di un’intera epoca, a cui ha fornito modelli di bellezza idealizzata, interpretati soprattutto nelle sue sculture di soggetto mitologico.
Negli ultimi dodici anni di attività, quando è lo scultore più famoso e più richiesto d’Europa, Canova si dedica a una serie di effigi femminili di personaggi ideali che ha immediata fortuna tra i contemporanei, sia tra la committenza che tra la critica dell’epoca. A queste, che lui stesso chiamò “teste ideali”, è dedicata la mostra.
I volti scolpiti da Canova non rappresentano personaggi reali, ma costituiscono un filone fortunatissimo di volti idealizzati in cui lo scultore indaga le infinite variazioni della bellezza femminile, basate sull’equilibrio perfetto tra l’idealizzazione derivante dalla scultura classica e lo studio della natura. Sottoposti a sottili, raffinatissime variazioni nelle acconciature, nelle espressioni, nella resa virtuosistica del marmo, questi volti giungono a una progressiva semplificazione formale ed espressiva che trova il suo culmine nella Vestale.
Realizzata tra il 1818 e il 1819, la Vestale fu replicata in tre marmi che per la prima volta si trovano riuniti in occasione di questa mostra e vengono messi a confronto in un dialogo inedito al centro del percorso espositivo. Delle tre opere, la più nota fa parte delle collezioni della GAM, le altre due sono conservate alla Fondazione Calouste Gulbenkian di Lisbona e al J. Paul Getty Museum di Los Angeles.
Nel percorso espositivo vengono presentate le diverse versioni dello stesso soggetto realizzate da Canova, ma sono anche proposti preziosi confronti con opere che vanno dall’antichità ai nostri giorni, che da un lato indicano i modelli da cui lo scultore prese spunto, dall’altro evidenziano il valore universale della sua arte. Tra questi, si segnalano le sculture antiche della collezione Farnese (viste da Canova a Napoli), gli affreschi del Quattrocento toscano, le opere realizzate dagli scultori che seguirono il classicismo del maestro nell’Ottocento (come Raffaele Monti o Pompeo Marchesi) ma anche l’arte del Novecento e la scultura di Adolfo Wildt.
L’esposizione mette così in risalto non tanto il contesto dei contemporanei dello scultore (già tante volte indagato dagli studi e dalle mostre negli ultimi anni) ma la posizione di assoluto rilievo che Canova riveste per l’arte occidentale, evidenziando non solo la complessità e vastità dei suoi modelli, ma anche l’influenza che egli ha avuto sull’arte moderna, ben esemplificata dall’opera di Giulio Paolini che chiude il percorso espositivo.
La mostra è suddivisa in 5 sezioni, che percorrono la storia di questo genere dalle sue prime formulazioni all’emergere di una sensibilità romantica, fino ai preziosi marmi realizzati da Canova come dono di ringraziamento ai diplomatici inglesi che avevano appoggiato nel 1815 la sua missione di recupero delle opere d’arte italiane sottratte dalle truppe napoleoniche.
Allestita nelle sale del piano terra della Villa Reale, che conservano gli splendidi ornati di fine Settecento eseguiti dalla scuola di Albertolli, la mostra instaura un dialogo con gli ambienti neoclassici e ne sfrutta le prospettive e le decorazioni, utilizzando in particolare gli specchi e i riflessi, recuperando le indicazioni canoviane sull’esposizione dei suoi marmi, ma fornendo anche un’interpretazione contemporanea di Canova, basata sullo sguardo.
L’allestimento, ideato e curato da Massimo Curzi, declinerà, con sensibilità e attenzione, le atmosfere settecentesche degli ambienti espositivi con la ricerca di materiali contemporanei e la ripresa di dettagli allestitivi della storia del museo.
La mostra sarà accompagnata da un programma di concerti, di attività didattiche e di visite guidate.
Nell’ambito del progetto #canovamilano per le due mostre Canova / Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna alle Gallerie d’Italia e Canova. I volti ideali alla GAM Galleria d’Arte Moderna, è prevista una riduzione reciproca: il biglietto d’ingresso della prima mostra visitata dà diritto all’ingresso ridotto alla seconda esposizione.
Se non siete ancora riusciti a scegliere tra le svariate discipline che il fitness vi propone, forse questa è la volta buona per iniziare a praticare uno sport che vi diverta e vi tenga in forma.
È la pratica fitness dell’anno, fonde box e pilates e si chiama Piloxing.
Questo programma di allenamento inventato nel 2009 dalla trainer svedese Viveca Jensen, è stato presentato per la prima volta dalla stessa ideatrice il 28 Maggio 2015 alla Rimini wellness, la più grande fiera nazionale dedicata al fitness.
Quest’anno durante la Rimini wellness 2019, è stata la disciplina più gettonata. I fan hanno provato l’ebbrezza di fare lezione direttamente con Viveca prendendo d’assalto il suo palco.
Tale successo nasce sicuramente dai benefici che ne derivano: il piloxing infatti, abbinando i movimenti del pilates, della boxe, della danza e del functional ad alta intensità, permette di rafforzare l’equilibrio fisico e mentale, migliora l’elasticità, aiuta a prevenire gli infortuni e accresce la resistenza.
Viveca ammette di aver creato il piloxing per aiutare le donne ad essere più potenti e consapevoli, ma ben presto ha conquistato anche gli uomini.
Potete provare le lezioni nelle principali città, a Napoli, Trieste, Milano, Roma, Messina, Catania, Ferrara, Ravenna nei centri fitness Youfit, Mcfit e Virgin Active.
Quante volte ci siamo ritrovati a sognare ad occhi aperti guardando “Notting Hill”. Oggi, a 20 anni esatti dalla sua uscita, la meravigliosa storia d’amore tra Anna Scott, una star di hollywood interpretata da Julia Roberts e William Thacker, un impacciato librario interpretato da Hugh Grant resta ancora nei nostri cuori.
Per celebrare l’anniversario della commedia romantica più bella e più iconica di tutti i tempi vi sveleremo alcune curiosità che probabilmete non sapete.
La prima riguarda Julia Roberts che in un intervista ammise senza troppi giri di parole di aver ricevuto un cachet di 15milioni di dollari.
Altre curiosità rigurdano le ambientazioni: la casa del protagonista non era altro che la casa dello sceneggiatore del film, Richard Curtis. La seconda riguarda le scene nel celebre albergo di Londra, il Ritz, che furono girate tra le 2 e le 4 di notte per evitare di disturbare gli ospiti dell’hotel.
Probabilmente non tutti sanno che nel 2006 è uscito a Bollywood un remake del film con il titolo “Quano torna l’amore”.
Infine vogliamo svelarvi quella che probabilmete è la curiosità più strana e che rigurada Hugh Grant e le scene in cui doveva baciare Julia Roberts, in un’intervista infatti confessò che non amava farlo perché “aveva la bocca troppo grande”.
Per concludere, al netto di tutte queste curiosità, su una cosa probabilmene siamo tutti d’accordo: sono passati vent’anni ma non ci stancheremo mai di guardarlo nella speranza di vivere un amore da favola moderna come quello di Anna e William.
Dall’ 11 Ottobre è ufficialmente aperta “I Love Lego”, la mostra interamente dedicata agli inconfondibili mattoncini.
Visitabile presso il Museo della Permanente, si tratta di un’esposizione in cui è possibile passeggiare tra cinque mondi ricostruiti in miniatura: dai pirati al medioevo, da Roma antica alla conquista dello spazio, fino ad arrivare alla città contemporanea. Ad arricchire la mostra ci saranno la proiezione olografica ideata da Disney Expert e le opere di Stefano Bolcato, giovane artista che ha reinterpretato e trasformato in “uomini lego” dodici capolavori della storia delll’arte.
Il percorso tuttavia non prevede solo la visita alle installazioni, gli spettatori infatti potranno assumere un ruolo attivo cimentandosi nella creazione di opere.
La mostra è aperta al pubblico tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30 fino al 2 Febbraio 2020; per potervi accedere sarà necessario acquistare il biglietto presso la biglietteria del museo o anche on-line.
I LOVE LEGO è l’occasione di passare una giornata in un’atmosfera magica, immergendosi nel mondo dei mattoncini che da generazioni appassionano grandi e piccoli.
Da quando Instagram è diventato uno strumento con cui guadagnare senza troppo sforzo, i giorni in cui la sezione “Esplora” della app si componeva di selfie non a fuoco e cibo super saturato, sono ormai un ricordo lontano.
L’elevata concorrenza e offerta di fashion influencer, food influencer, travel influencer, lifestyle influencer, beauty influencer e così via dicendo, ha ormai soppiantato quasi del tutto (nonostante le variazioni nell’algoritmo) il carattere istantaneo dell’applicazione, con un’attenzione maniacale nei confronti della post-produzione come azione imprescindibile dalla pubblicazione.
La modifica più preoccupante è sicuramente però quella che concerne le caratteristiche fisiche dei “fotografati”.
Se a volte, come è stato dimostrato da @saggysara, (una blogger ventenne finlandese), la perfezione su Instagram è solo questione di prospettiva e che quindi una posa mal studiata può cambiare del tutto l’immagine che gli altri si creano di noi, ultimamente, cambiarsi i connotati è diventata una moda dilagante.
Alcune delle foto ritoccate, sono talmente digitalizzate che ci hanno ricordato i post di alcuni bellissimi e seguitissimi profili ma dichiaratamente FALSI! Alcuni degli Avatar più famosi di Instagram @lilmiquela, diventata anche cantante dopo aver pubblicato un singolo su Spotify e @shudu.gram dichiarata la prima supermodella digitale al mondo, sono personaggi creati digitalmente al computer.
A proposito delle modifiche sconvolgenti di cui alcune fotografie diventano oggetto, sono nate pagine Instagram che individuano i post modificati e evidenziano quanto siano poco vicini alla realtà.
@beauty.false è una delle pagine che più ci ha sconvolto, nonostante l’uso di photoshop o similari sia evidente, è sempre una sorpresa scoprire quanto le persone cerchino di distaccarsi da ciò che realmente sono.
Con un seguito di 852K follower, sembra proporre un messaggio di verità, lontano dal bodyshaming, ma a dimostrazione che la perfezione non esiste e che tutti siamo fatti di inestetismi come è normale che sia.
La vera bellezza è la nostra vera essenza mostrata senza paura.